| Oltre la depressione, la rabbia e la paura |
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Ancalagon ha scritto: Non so sinceramente come sia giunto a lei, ma questo è solo un dubbio fra molti. Sinceramente, non so nemmeno perchè mi sono seduto per chiedere consiglio al mio pc. Alla fine però, sono giunto qui da lei, cercando un aiuto che non so che forma abbia. Sono una persona realista su tanti fatti, tendo ad essere flessibile con la vita ed evito gli estremi che s'incontrano ogni giorno. Non so se sono una persona buona di cuore, ma visto lo stato della mia vita, suppongo fin troppo alcune volte. Almeno fino a qualche tempo fa, ero una persona paziente e calma; non priva di piccoli impulsi o senza quella pazzia che a volte serve per divertirsi, semplicemente razionale. Nelle situazioni difficili, resto abbastanza lucido da capire come comportarmi, per ragionare e prevenire. Tutto questo però, mi ha portato a ciò che sono. Ho letto parecchio a riguardo e quindi posso affermarlo con sicurezza, soffro di depressione. Non sono sicuro di me, e mi sottovaluto anche se dentro so benissimo che potrei oltrepassare la matita per terra. Se mi guardo allo specchio, per quanto poco capiti, mi deludo sempre più sia dal lato fisico che psicologico. Mi lascio calpestare da sempre, per quanto non sia mai stato assolutamente una persona bellicosa, ora sto raggiungendo livelli imbarazzanti. Ma forse, la parte peggiore è che non gioisco più. Non trovo appagamento o piacere più da quasi niente, e ormai non riesco più a "tirarmi su" con piccoli regali o momenti. Sono terribilmente insoddisfatto e perso. L'immagine d'un fiume con una roccia nel mezzo mi descrive perfettamente; io sarei la roccia. Con la vita che scorre, con eventi che capitano, ed io impassibile. Non ho fede, ma non rinnego niente. A volte medito, ma mi porta in uno stato quasi di in-umanità dove anche la più cara delle persone non ha più valore per me. A volte mi vedo pericoloso proprio per questo. Mi trovo vuoto e non mi trovo nel mio corpo, non so localizzarmi nel suo interno. E tutto quello che accade attorno è così inutile, così fragile. Non so cosa cerco da lei, forse non sto cercando altro che un posto dove posso mandare questo insieme di parole. Magari sapere d'averlo spedito mi farà sentire meglio. In ogni caso, devo fare qualcosa, altrimenti diventerò un vegetale. Dadrim ha risposto: Caro Ancalagon, Ancalagon ha scritto: Sono un ragazzo che tra due mesi avrà 1/4 di secolo. Non credo che qualcuno mi possa indicare la soluzione, in ogni caso sono conscio che a volte si può sbattere contro una porta e non vederla. In questi casi, parlare con qualcuno può essere d'aiuto. Non volendo sentire "passerà " oppure " è solo un momento" aggiungo che questo stato vive ormai da oltre 5 anni e, per quanto lentamente, sta peggiorando e diventando sempre più pesante da portare. Da questo puoi capire che già ne ho parlato con qualcuno, anche a livello "professionale" se possiamo dire (anche se la mia opinione a riguardo è che di professionale aveva solo la tariffa oraria). Dadrim ha risposto: Caro Ancalagon, perdona il ritardo della mia risposta. Dalle tue parole sembra che non ti sia ancora arreso alla condizione che stai vivendo e che cerchi comunque una via di uscita. Allo stesso tempo però non vuoi sentirti dire “passerà” o “è solo un momento”. Hai ragione, sono pienamente d’accordo con te!! Non passerà e non è solo un momento!! Cinque anni non sono un momento e nulla cambia se noi non vogliamo che qualcosa cambi. Quello che stai vivendo è una lenta deriva verso gli spazi più aridi e vuoti della tua mente. Ho l’impressione che tu, durante questi venticinque anni di vita, abbia dovuto affrontare delle condizioni che ti hanno portato a erigere dei possenti muri di difesa, dai quali ora non sai più come uscirne, forse perché non sei nemmeno più consapevole di viverci dentro. Da un lato racconti di vivere la percezione di un tremendo distacco, d’essere solo carne e ossa che misteriosamente si muovono, d’essere come assente, privo di una locazione nel tuo corpo, ma poi parli di una tremenda rabbia accumulata in quattordici anni che senti esploderti dentro. Affermi di combattere contro te stesso per non lasciar esplodere quello che ti porti nel cuore e nello stomaco. Caro Ancalagon, non vedi la contraddizione in cui sei caduto? Non vedi la terribile guerra che stai sostenendo dentro di te e che lentamente ti porterà alla distruzione? Da un lato ti senti freddo, assente, distaccato, proprio mentre dall’altro lato stai cercando di contenere la tremenda energia che genera una rabbia contenuta da quattordici anni. La rabbia non può e non deve mai essere contenuta, ma va trasformata, altrimenti prima o poi esploderà distruggendo tutto. Quando cerchiamo di contenere la nostra rabbia, la stiamo unicamente rafforzando e alimentando, e facendo così, prima o poi arriverà il momento in cui non riusciremo più a tenerla sotto controllo. Hai scritto: “Non so se sono una persona buona di cuore, ma visto lo stato della mia vita, suppongo fin troppo alcune volte. Almeno fino a qualche tempo fa, ero una persona paziente e calma… Nelle situazioni difficili, resto abbastanza lucido da capire come comportarmi, per ragionare e prevenire….Come detto, tento d'essere una persona razionale e flessibile. Adesso mi trovo di nuovo in una situazione in cui devo usare gran parte della mia forza per calmarmi e non scoppiare”. Sembra che tu sia stato condizionato ad essere una persona sempre controllata, paziente, calma, lucida, razionale, ragionevole, per prevenire, per evitare i conflitti, per mediare. Ma dietro le belle parole spesso si nascondono tutt’altre cose. Essere razionali, lucidi e ragionevoli, per la mia visione delle cose, significa osservare attentamente, totalmente e profondamente la realtà che vive fuori e dentro di noi, per poi agire con altrettanta totalità e profondità. Ma nel nostro assurdo mondo, essere razionali, lucidi e ragionevoli significa unicamente reagire come ci si aspetterebbe che reagisse l’ideale di persona media perbene. Significa rispondere alla vita come ci hanno insegnato, come vorrebbero i nostri genitori, i nostri politici, i nostri insegnati, i nostri leader religiosi. Capisci cosa intendo? Ci siamo dati un modello di comportamento a cui tentiamo continuamente di conformarci, mortificando così la nostra fresca e spontanea capacità di comprendere e agire in ogni situazione partendo unicamente da quel che sentiamo nel profondo del nostro cuore. Se stai vivendo così male probabilmente è perché sei stato “confinato” e ti sei lasciato “confinare” (ma cosa può fare un bambino nei confronti di un mondo ben più grande e forte di lui?) entro un modello di comportamento, sia interiore che esteriore, per nulla connesso alla tua reale natura. Ma se così fosse, ti rendi conto di quale sforzo hai dovuto fare per una vita intera? Tu dici: “Nelle situazioni difficili, resto abbastanza lucido da capire come comportarmi, per ragionare e prevenire”. Ma cosa c’è da prevenire? Noi reagiamo in modo preventivo solo quando ci relazioniamo alle situazioni della vita partendo da schemi mentali predittivi, cioè quando abbiamo un’idea a priori di ciò che accadrà e che deve o non deve accadere. Se non abbiamo schemi di condotta, non reagiamo alle sfide della vita, ma agiamo intuitivamente alla sfida che il presente ci impone, pertanto non pre-veniamo nulla, ma creiamo di momento in momento situazioni nuove e imprevedibili, che sono fondamento e sostanza di una vita aperta e libera. La vita non ha nulla da prevenire, da calcolare, da valutare attraverso il continua ragionamento, la continua riflessione. La vita esplode dentro di noi e ci fa sentire la sua presenza solo quando seguiamo il suo flusso, la sua corrente, quando ci gettiamo coraggiosi e fiduciosi nelle avventure che ci propone. Con questo non ti sto assolutamente consigliando di agire come un folle, in modo istintivo, irrazionale, impulsivo, illogico, ma sto solo cercando di indicarti quella dimensione che vive oltre la repressione e l’impulsività. Noi esseri umani abbiamo la peculiare e squisita possibilità di sperimentare e radicarci in una dimensione interiore caratterizzata da spontaneità, intuitività, naturalezza e semplicità. Ma questa dimensione affiora in noi solo quando smettiamo di controllarci, di vivere per assecondare il pensiero degli altri, preoccupandoci delle opinioni altrui, giudicandoci continuamente, valutando sempre cos’è giusto e cos’è sbagliato fare, cos’è morale e cos’è immorale. Chi decide cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è morale e cos’è immorale? Te lo sei mai chiesto? Tutti noi viviamo l’illusione che esistano dei parametri comuni che ci dicono cos’è buono e cos’è cattivo, e tutti proviamo, chi più chi meno, a conformarci a questi parametri, salvo poi agire in modo totalmente opposto quando non siamo visti o quando non riusciamo più a controllarci, per poi addirittura generare sensi di colpa, o idee di peccato, immoralità, sporcizia interiore o chissà cos’altro. Riesci a vedere quanto tutto ciò sia contorto, insano, violento e perverso. L’uomo ha dichiarato guerra a se stesso, solo perché non ha ancora capito che in lui esiste una capacità innata di auto-regolarsi entro i confini e le direzioni dettati dalla sua propria coscienza. L’uomo ha perso totalmente la capacità di fidarsi di sè, di amarsi e di accettarsi. Per questo ha progressivamente strutturato delle forme di condotta e comportamento che cerca di imporre ad ogni nuova generazione attraverso quella cosa che erroneamente chiama educazione, ma che altro non è che manipolazione, controllo, condizionamento, istupidimento della mente e del cuore dei bambini. Il nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima sono sostenute da un’unica energia indivisibile, pertanto, se l’espressione di questa energia viene costantemente bloccata, mortificata, giudicata e repressa, questa energia prende le forme della rabbia, del desiderio di distruggere. Immagina una persona che viene bendata e legata ai polsi chiusa in una cella e poi, dopo anni, lasciata vagare per le strade. Cosa farà durante il suo vagare? Quanta paura e rabbia avrà accumulato? Credi che sentendo le voci delle persone che incontrerà per la strada si lascerà facilmente avvicinare o pensi che rimarrà in disparte, temendo di poter essere nuovamente aggredita e imprigionata? Magari inizierà anche ad aver paura di sfogare, contro i semplici passanti, tutta la paura e la rabbia accumulati nella sua prigione, e quindi inizierà a trattenersi, a reprimersi, tentando di gelare e paralizzare i moti della sua anima, anche se in certi momenti tutto riaffiorerà come dalla bocca di un vulcano mai spento. Forse ricreerà nella sua anima la stessa prigione in cui è vissuto, perché quello è l’unico modo d’esistere che ha sempre sperimentato, nonostante, lentamente, la sua anima inizierà a rivendicare la sua libertà, e se lui non la vorrà assecondare, questa, lentamente, inizierà a pensare che persino il sonno o la morte potrebbero essere una forma di vita migliore, un vaga speranza di libertà. Se quel che ho detto sino ad ora non dovesse sembrarti solo uno sproloquio, caro Ancalagon, fidati delle mie parole, sino al momento in cui potrai tornare a fidarti del tuo cuore. Oltre la cella in cui sei finito esiste un mondo che non posso nemmeno descriverti, tanta è la sua grandezza, ma per giungervi, solo tu puoi trovare la fiducia e il desiderio necessari per fare quei due passi che ti separano. Come ti ho detto all’inizio di questa lettera: “Hai ragione, sono pienamente d’accordo con te!! Non passerà e non è solo un momento!! Cinque anni non sono un momento e nulla cambia se noi non vogliamo che qualcosa cambi”. Tu vuoi aprire la porta della tua prigione? Credi, almeno in forma ipotetica, che una vita diversa sia possibile, e pertanto decidi di investire le tue energie in un semplice esperimento? Se la risposta è si, quel che ora stai vivendo, tra non molto diverrà un semplice ricordo, sarà stato solo un momento. Se la risposta è no, nessuno potrà aiutarti, perché nessuno ha mai salvato un uomo che vuole veramente morire! Ma nelle tue ultime parole io vedo già la risposta, quando dici: “Non so cosa devo fare. Non so se devo fare. So solo che presto andrò a dormire, perchè sembra la cosa più positiva della giornata. Sperando che questa sia la mia ultima volontà scritta. Quella di non risvegliarmi... ma so che non sarà così, non sono stato abbastanza bravo per meritarmi il riposo”. Ancalagon, hai ancora perfettamente ragione: “tu non ti sei meritato il riposo!!!”. Tu non puoi ancora riposare perché il riposo è solo per chi ha combattuto e vinto la battaglia, non per chi ha deciso di soccombere e lasciarsi fare schiavo. Gli schiavi non riposano mai, nemmeno con la morte, perché chi muore schiavo rinasce sempre e solo schiavo, in questo mondo, in un altro mondo, o fosse anche solo nella continua memoria che la vita ha di se stessa. Per saltare fuori dalla tua prigione devi semplicemente saltare dentro la corrente del tuo fiume interiore, smettendo di vivere come una roccia e lasciandoti finalmente condurre dove la tua anima desidera! Quella che tu dici di praticare non mi pare sia meditazione, ma tutt’altro. Ti invito pertanto a leggere un mio precedente scritto dal titolo “Sul metodo, la tecnica, la pratica, la meditazione: un'osservazione attenta e passiva”, o a leggere un fantastico libro di Osho, breve ed essenziale, intitolato “Che cos’è la meditazione”, Edizioni Oscar Mondatori. Prova la seguente “ricetta spirituale” per un mese e poi riscrivimi per farmi sapere come sta andando: Medita (correttamente) una volta al giorno, non più di dieci minuti, al risveglio. Rileggi e prova ad ascoltare e sentire quanto ci siamo scritti, evitando di ragionarci e rifletterci sopra più e più volte. (cerca di usare sempre più l’intuizione e meno la speculazione intellettuale) Pratica una volta al giorno una o due attività qui sotto riportate per minimo mezzora al giorno.
Ancalagon, torna a sputare fuoco e smetti di magiare pastiglie per i bruciori di stomaco! Attendo la tua risposta fra non più di un mese! Un abbraccio, Dadrim
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