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La vita: un viaggio senza fine né inizio PDF Stampa E-mail

chiesaGiovanna ha posto la seguente domanda: “Mio figlio è morto dieci giorni fa, a soli diciott’anni, per un incidente d’auto. Si è addormentato tornando a casa dopo una serata passata con la sua ragazza. In quella notte, quando i carabinieri sono venuti a casa nostra, alle quattro di mattina, per avvisarmi dell’accaduto, una parte di me è morta. Non so più cosa sia rimasto di me. Che senso ha questa assurda vita? Che senso può avere per me ora? Tu che parli di dita che indicano la luna, puoi dirmi dov’è finita la mia luna? Dov’è il mio bambino adesso? Perché da dove sono io ora non si vede nemmeno la più piccola stella, è solo e tutto tenebra!”

Dadrim ha risposto: Cara Giovanna,

Mi dispiace profondamente per il dolore che stai provando adesso, ma se sarai capace di vivere pienamente questa difficile prova, la vita ti aprirà nuove porte e sentieri, che forse ora, travolta da questo duro evento, non puoi nemmeno immaginare o volere.

Mi poni una domanda difficile, immensa, pregna di significati. La morte, il senso ultimo delle nostre vite, l’amore, la speranza, il dolore, la perdita. Quante domande possono nascere in noi dal verificarsi di un singolo, istantaneo evento! Diciott’anni e un futuro che non c’è più. Questo fatto ci angoscia tremendamente, è inaccettabile per il nostro modo di concepire la vita e, soprattutto, per il senso che diamo al nostro essere genitori.

I figli per noi sono il nostro domani. Tutto ciò che noi non abbiamo potuto essere e che non potremo vivere è consegnato nelle piccole mani di quegli esseri che nascono dal nostro desiderio d’amore e d’immortalità. Si, è proprio così che vanno le cose. I figli sono il nostro desiderio d’immortalità che si incarna in un individuo, in un fragile respiro che per anni dovremo proteggere e accompagnare lungo i difficili sentieri dell’esistenza. E quanta nostra vita abbiamo donato affinché questo piccolo uomo potesse divenire grande e forte abbastanza da reggersi con le sue gambe, sino al giorno in cui lo avremmo visto correre da solo vero un futuro in cui non saremmo più potuti essere al suo fianco.

Ma adesso Giovanna è tutto finito. Il tuo futuro, la tua immortalità, il tuo sacrificio, il tuo dono di una vita intera non è più. È svanito come un fiocco di neve al sole. Ma per chi stai soffrendo ora? Per tuo figlio o per quel tuo desiderio di futuro che non può più vedersi realizzato? Chieditelo, perché se saprai rispondere sinceramente a questa domanda credo che gran parte del tuo dolore svanirà. Se comprenderai come ogni nostro desiderio, d’immortalità o altro, proiettato su un altro essere umano, sia unicamente una catena che impedisce la realizzazione della liberta, in questo caso sia dei figli che dei genitori. E se comprenderai che i tuoi sogni e le tue speranze non hanno mai avuto alcun legame con quel bambino che hai visto crescere e poi partire da questo mondo, il tuo cuore tornerà ad essere leggero, forse come non lo era mai stato prima. Tuo figlio ha fatto la sua strada, ha vissuto la sua vita, e non vedo cosa vi sia di sbagliato in tutto questo. Tornava dalla casa della sua ragazza. Forse aveva passato una notte d’more e di gioia. Il suo cuore era sereno, sgombro da tutte quelle nubi che la vecchiaia spesso porta con sé. Un istante, un attimo di sonno, la macchina sbanda, e una nuova avventura lo accoglie fra le sue braccia. Riesci a vedere la naturalezza di tutto questo? Riesci a comprendere come siano solo e sempre i nostri desideri inappagati a creare sofferenze inutili? Per chi stai soffrendo adesso? Cosa ti fa soffrire ora? Giovanna guardati intorno: in questo mondo, ogni istante, milioni di persone partono, e altrettante arrivano. E’ come essere ad una frontiera, ma noi scambiamo una linea di confine per la nostra dimora fissa. Se pensiamo in questo modo, non sarà mai possibile trovare un po’ di pace.

Ora forse tu sei lì nella stanza di tuo figlio che raccogli le sue cose, che cerchi, riordinando i suoi vestiti, di respirare per un istante ancora la sua presenza, mentre scorri lentamente tutti gli anni che avete trascorso assieme, tutti gli istanti di gioia e di dolore che avete condiviso.

Ecco questo è il momento della prova. Questo è il momento in cui la vita ti chiede di fare le somme, di trarre le conclusioni, perché ora nulla è più rimandabile, nulla è modificabile. Cosa rimane nel tuo cuore adesso che tutto quel che è stato non può più esser cambiato? Ora che non potrete più aggiungere una sola parola o un semplice sguardo a quel che vi siete donati sino a quando eravate uno accanto all’altra. Questo è ciò che ti sta chiedendo la vita. Questa è la sfida che ci pone la morte ogni volta che viene a bussare alle nostre case. Perché sai, la morte e la vita sono intime amiche, lavorano l’una per l’altra. La vita ci dona lo spazio, il terreno su cui sperimentare l’amore e la comprensione, mentre la morte ci impone il tempo, il senso dell’urgenza, la consapevolezza che qualcosa deve esser fatto, che qualcosa deve esser vissuto, che non si può rimandare il momento in cui cogliere la vita, l’amore, la gioia!! Se non ci fosse la morte ti immagini noi poveri uomini in cosa saremmo capaci di buttare le nostre esistenze? Se non sapessimo che tutto quel che abbiamo tra le mani è un fatto temporaneo, contingente, ti immagini in quali banalità potremmo rimanere impigliati per sempre? E se guardi bene ti accorgerai che nonostante esista la morte, la maggior parte di noi vive come se non dovesse mai venire la fine.

La morte è la nostra più cara amica perché ci sottrae tutto il superfluo, per lasciarci tra le mani unicamente l’essenziale. Ma per poter vedere questo dobbiamo aver iniziato a comprendere la vita e la morte sufficientemente prima che la fine bussi alle nostre porte. Altrimenti, come spesso accade, quando la morte verrà a noi, inizieremo a tremare come delle foglie per il semplice motivo che a quel punto non ci sarà più tempo per capire, per rifare tutto ciò che, in quell’istante di estrema urgenza e verità, ci sembrerà di non aver fatto o di aver sprecato.

Ora, quindi, la domanda più difficile: hai saputo spremere ogni singolo istante del tempo che ti è stato concesso per vivere con tuo figlio, o hai esitato, hai rimandato perché erano mille gli impegni che dovevi adempiere prima di poterti gustare qualche dolce attimo d’amore e serenità con quel piccolo essere che ritenevi dovesse vivere per sempre, ben oltre il tuo tempo?

Mia cara Giovanna, perdona, se puoi, la schiettezza di questa mia risposta, ma su queste cose non ci si può permettere più di continuare a raccontare fiabe consolatorie che non sono mai servite a nessuno. Il dolore che tu ora provi si trasformerà in un amore ancor più grande e forte se dall’evento della morte di tuo figlio, voltandoti alle spalle e leggendo il vostro passato trascorso assieme, capirai che la vostra relazione è stata vissuta sino all’ultimo respiro e che tu sei stata la madre che potevi essere, sino all’ultima tua carezza, sino all’ultima tua parola o rimprovero. Se così fosse, il dolore che stai provando è solo l’inevitabile ferita che si prova quando si deve salutare un grande amore che sta per partire per una nuova misteriosa avventura! Se così è stato, attendi ora serena lo scemare della tua pena, mentre vedrai nascere un nuovo amore, un sentire che nel suo donarsi include anche la dimensione della libertà, del distacco, del non possesso. Questo ci insegna la morte di chi abbiamo amato!

Ma se così non fosse, ti prego di non perdere le tue giornate a pensare a tutto quel che non hai vissuto o a tutto quel che non è stato, ma impara da questa dura lezione che la vita ti sta offrendo. Comprendi come tutto quel che diamo per scontato, dovuto, ovvio o trascurabile, al cospetto della morte possa mostrarsi diversamente. Comprendi come questa nostra cultura, che ha relegato l’evento della nostra fine in asettici letti d’ospedale o in banali quisquiglie teologiche, abbia dimenticato che la morte è il più grande metro di giudizio per comprendere se ciò che stiamo facendo delle nostre vite sia rilevante o meno. Io penso questo: tutto ciò che la morte ci può sottrarre è futile, banale, mentre tutto ciò che la morte non può cancellare è divino, e l’amore che è stato vissuto sino alla sua ultima goccia è una di quelle cose che non ci potranno mai esser sottratte.

Se questo figlio lo hai amato veramente, lui vivrà in te sino alla fine del tempo, ma se così non dovesse essere stato, comprendi come d’ora in avanti la vita ti comanda d’amare e sentire ogni tuo istante come se fosse l’ultimo. E non rammaricarti se quel figlio non c’è più, perché questa nostra esistenza trabocca di uomini e donne a cui donare l’amore che non hai saputo liberare. Tuo figlio ora è già in viaggio per un nuovo giorno, non preoccuparti più per lui perchè son certo che se potesse parlarti ancora ti direbbe di occuparti unicamente di te stessa e di chi ora è al tuo fianco. Ti direbbe di non lasciarti sfuggire nemmeno un istante per gioire e amare, perché la vita è così breve da non permetterci di gettare un solo istante nel vano tentativo di riportare in vita il passato. Il tuo passato è adesso, tuo figlio ora vive in tutti gli occhi e in tutti i cuori di questa umanità che ha un infinito bisogno del tuo amore!

Abbandonati all’amore e son certo che scoprirai come nulla muore e come nulla nasce, ma che tutto è sempre stato e sempre sarà qui al nostro fianco.

Vorrei concludere questa lettera lasciandoti con le stupende parole che Gibran ha scritto sui figli:

"E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui rispose:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi:
La vita procede e non s'attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'Arciere;
poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco".

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