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Madre e figlia: dipendenza e libertà PDF Stampa E-mail
Domande e risposte
Dadrim   
giovedì 01 gennaio 2009
fioreQualcuno ha scritto: Mia madre,
mia madre è completamente diversa da me,
come madre le si potrebbero trovare mille difetti,
ma solo dal mio o dal tuo punto si vista, perché lei ha fatto quello che poteva, entro i suoi limiti, ed io l’ho capito da tanto tempo, infatti,  "andavamo e andiamo d'accordo". Meschinità, ipocrisia, invadenza, isteria, falsità, piccole miserie di vario tipo, mia madre è capace di tutto questo, ho sempre visto tutto, forse più e prima degli altri, ma ho giustificato tutto e continuo farlo, adesso più che mai, visto che ha problemi di salute.
Faccio questo, perché ho sempre visto mia madre come una vittima, perché era figlia di un tempo, forse meno amata dai suoi fratelli perché femmina, perché si è sposata molto giovane e ha fatto una vita di sacrifici, perché ha sposato un uomo piacente e basta, perché non ha mai lavorato fuori casa e non mi ha mai lasciato senza un pasto caldo, perché mio padre non le ha mai regalato quei tanto amati fiori, perché è andata sotto la pioggia battente a raccogliere per me le ciliege,
perché è ammalata e sempre più indifesa?
Mi sento sempre in debito con mia madre, nonostante io fossi la figlia "buona" che ha sempre cercato di non darle troppi grattacapi, in qualche modo sento di averla lo stesso delusa e ferita, (compresa la mancanza di un figlio mio).
Mi rendo conto che tutto questo da l’idea di un rapporto patologico, ma secondo me lo è solo in quanto tutti rapporti, se vengono analizzati bene, possono sembrare tali.
Ma allora, di che cosa si tratta? Forse è semplicemente un amore incondizionato verso chi ti ha dato la vita, oppure un senso di dovere e rispetto innato che io ho, o magari il cordone ombelicale tra mia madre e me c'è ancora...
Questa è una cosa mia, sono io che mi domando sulla normalità di tutto questo, quindi il "difetto" è mio, ma dove sta?
Intendiamoci, io vivo normalmente, cerco di non trascurare nessuno dei miei ruoli , ma devo ammettere che quando so che mia madre non sta bene o ha bisogno di qualcosa, vengo avvolta in una leggera depressione che mi toglie interesse per tutto il resto, mia madre diventa il centro dei miei pensieri e delle mie azioni.
Ma un giorno quando lei non ci sarà più, che cosa succederà? Diventerò un’orfana o una madre inconsolabile?
Con affetto
SM
 
Dadrim ha risposto: Tua madre è completamente diversa da te? Ne sei certa? Quando qualcuno mi dice d’essere completamente diverso dai suoi genitori, mi viene sempre in mente l’immagine di una clessidra: anche se la rovesci misura sempre lo stesso tempo.
La maggior parte dei genitori semina nei campi dell’anima dei loro figli una quantità di fiori malati che nemmeno riusciamo ad immaginare. È raro trovare dei genitori che cercano unicamente di far crescere, sani e forti, quei fiori e quei frutti che già si nascondono nel giardino dell’anima di un individuo.
 
I nostri genitori, o chi ci ha cresciuti, troppo spesso agiscono come degli stampi che danno una forma alla nostra struttura caratteriale, mentale, emotiva, a tutto ciò che siamo, e nonostante, spesso, si abbia il desiderio di essere o divenire diversi da loro, la realtà è che quello “stampo” che viene impresso in noi non può essere rinnegato, cancellato o modificato, ma unicamente trasceso.
 
“Trascendere i nostri genitori” significa vivere, comprendere e superare totalmente quei condizionamenti che vivono in noi e che ci sono stati trasmessi nell’infanzia.
Cosa totalmente diversa riguarda invece la vera educazione.
Educare significa “portare fuori”, far emergere quel qualcosa di misterioso, unico e immortale che dimora in ogni individuo. Quel che spesso fanno i genitori, invece, è condizionare, plasmare, costringere l’intelligenza creativa del bambino entro i confini di una tradizione culturale vecchia e spesso malata.
La maggior parte dei genitori sa solo condizionare i propri figli, rara cosa è, infatti, trovare genitori che sanno educare! Per poter educare bisogna essere individui educati, e per essere individui educati, o si è stati educati o ci si è educati con grande fatica, sofferenza e volontà da soli. Essere educati non centra nulla con le buone maniere, il galateo o idiozie simili.
 
Essere educati significa vivere avendo scoperto quel tesoro che si nasconde in noi. Educata è la persona che ha condotto fuori da sé, che ha estratto dalle profondità e dalle oscurità dell’anima la propria coscienza. Il termine “educare” deriva infatti dal latino “e-ducere”, che significa portare fuori, liberare, e se iniziamo a vedere le cose da questa prospettiva, fa veramente schifo vedere le forme e i modi in cui oggi intendiamo l’atto educativo!! La vera educazione nasce solo da un naturale, spontaneo e amorevole rapporto fra un individuo libero (educato) e un individuo disposto a mettersi in gioco completamente. I bambini sono per eccellenza anime educabili per il semplice fatto che il loro modo d’esistere è un’assoluta e totale apertura alla vita. I problemi nascono sempre e solo quando un bambino viene condizionato. Un bambino condizionato diverrà inevitabilmente un individuo chiuso alla vita e pieno di autodifese, sino al punto in cui, divenuto adulto, non sarà più capace di reperire autonomamente la via che conduce alla sorgente da cui zampilla la sua luce interiore.
Ecco che allora diverranno necessari molti sforzi e sofferenze, molti pellegrinaggi e molti maestri, tutto unicamente per poter riscoprire quella limpida coscienza che è maestra di se stessa.
La nostra società ci inietta un virus che poi tenta di curare attraverso quel che chiama “educazione”, ma che della vera Educazione non ha proprio nulla.
 
Cara SM, dici d’essere totalmente diversa da tua madre. Se così fosse, questo vorrebbe dire che sei riuscita a trascendere il tuo passato, i tuoi condizionamenti, e che sei riuscita a divenire una persona educata, cioè una persona che è stata in grado di far emergere la luce che si nasconde in lei.
Ma da quel che scrivi nella tua lettera, credo che questo tuo ritenerti totalmente diversa da tua madre sia soprattutto un desiderio di rimuovere e cancellare tutte quelle ombre che la figura materna che vive in te ancora nasconde.
 
Tu scrivi: “Meschinità, ipocrisia, invadenza, isteria, falsità, piccole miserie di vario tipo, mia madre è capace di tutto questo, ho sempre visto tutto, forse più e prima degli altri, ma ho giustificato tutto e continuo a farlo, adesso più che mai, visto che ha problemi di salute”.
 
Perché giustifichi tutto questo? Noi giustifichiamo qualcosa solo quando non abbiamo la capacità d’accettare la realtà di quel qualcosa. Giustificare è un’operazione razionale atta a lenire la sofferenza che nasce dal contatto con una realtà che non riusciamo a comprendere e che ci genere sofferenza. Giustifichiamo l’esistenza della morte con l’esistenza di dio, l’esistenza del male con l’idea di una colpa originaria dell’uomo… Per ogni cosa la nostra mente può trovare una qualche giustificazione, ma giustificare qualcosa non ci permette di comprendere veramente la natura di quel qualcosa, e quando non possiamo penetrare la reale consistenza di un fenomeno, non possiamo nemmeno trascendere quel fenomeno.
 
Dici di aver giustificato tutto e di continuare a farlo, adesso più che mai, visto che ha problemi di salute. Ma le meschinità e le varie ombre di tua madre c’erano anche prima che la malattia venisse, pertanto come potrebbe la malattia fungere da giustificazione dei suoi limiti.
 
Quel che cerco di dirti è che non è attraverso la giustificazione che possiamo risolvere una relazione complicata, ma unicamente grazie alla disidentificazione da quella relazione. Osserva in maniera attenta e passiva tutto ciò che accade in te e in tua madre quando vi incontrate. Ascolta tutte le emozioni e i pensieri che ti passano per la mente e per il cuore quando siete l’una accanto all’altra, e lentamente vedrai che fra voi si genererà una distanza che vi permetterà una nuova forma di dialogo e di comprensione, perlomeno in te. Se fra noi e un oggetto non v’è alcuna distanza, come ci sarà possibile vedere cos’è di fronte ai nostri occhi? Stessa cosa vale per le nostre relazioni. Quando siamo troppo coinvolti in una relazione, non siamo più capaci di vedere le dinamiche che governano e dirigono quel rapporto, divenendo così prigionieri di un treno che corre impazzito verso il capolinea.
 
Spesso, inoltre,  giustifichiamo i nostri genitori per il semplice motivo che il vedere e l’accettare i loro limiti e i loro difetti, significherebbe per noi dover accettare il fatto che non v’è più qualcuno di superiore a noi a cui potersi abbandonare totalmente e ciecamente. Ma tutti noi in realtà, per l’intero arco della nostra esistenza, conserviamo il desiderio di voler avere dei genitori perfetti, capaci di capirci sempre, di accudirci e di consolarci nel momento del bisogno.
Uno dei nostri primi risentimenti nei loro confronti nasce, infatti, al primo sorgere della consapevolezza dell’esistenza della morte. Quando diveniamo consapevoli del fatto che tutti dobbiamo morire, diveniamo anche consapevoli del fatto che in questo mondo non esiste nessuno capace di proteggerci dalle sfide che l’esistenza ci impone, ed è per questo che tutti coloro che vivono negando il pensiero della morte vivono anche negando i limiti e le fragilità dei propri genitori.
 
Chi affronta l’idea della propria fine, comprende anche che la vita è un mistero che si può indagare unicamente da soli, e che durante questa indagine ogni individuo fa tutto quel che gli è possibile per aprirsi un varco verso la luce, nonostante, spesso, finisca per preferire e imboccare le caverne più buie e gelide dell’anima.
Ma quando si comprende chiaramente l’inevitabile solitudine, libertà e responsabilità a cui è chiamata la nostra anima, ogni limite e difetto che vediamo in chi ci sta accanto non fa più sorgere in noi alcuna giustificazioni o alcun risentimenti, ma genera unicamente una naturale e spontanea empatia e compassione per il dolore che prova chi vive nell’ignoranza e nella stupidità. E qualora, colui che vive nell’ignoranza e nell’oscurità, fosse così cieco e avviluppato in sé da non provare ancora alcun dolore e ripensamento, ancor più grande sarà la nostra compassione, comprendendo, infatti, quanto lontano ancora si muova quest’anima dalla pace e dalla serenità, e quanti dolori e fatiche ancora l’attendono.
 
Vedi tua madre come una vittima? Cara SM, basta giustificare, vittima è solo colui che vuole vivere come tale!!
Tua madre ha trascorso più di sessant’anni di vita, e vuoi dirmi che v’è sempre stato un colpevole, qualcuno o qualcosa che le ha impedito di trovare un po’ di fiducia e di serenità?
 
Sei in debito con tua madre? In debito è solo chi non ha trovato la ricchezza che si nasconde in lui!!
Sei sempre stata la figlia buona? Ma chi ha deciso ciò che è buono e ciò che non lo è? Tua madre? Sempre quella persona che, si certo ha sofferto, ma che di tutta la sofferenza che ha vissuto ha ricavato solo meschinità, ipocrisia, invadenza, isteria, falsità e piccole miserie di vario tipo?
Che idea di buono deve avere dentro di sé? Buono è averti dato la possibilità di sentire tutto questo suo soffrire come un sacrificio fatto per te? Ma sai quanto pesa l’insoddisfazione di una vita non vissuta posta sulle spalle di un altro? Credo proprio di sì! Buono è averti dato la possibilità di sentirti sempre in debito?
Buono è averti fatto sentire anche il peso del desiderio mancato di avere dei nipoti, per dei figli che ancora non hai, ma non certo per tua scelta?
 
Tu sei la figlia buona, vivi normalmente, senza trascurare nessuno dei ruoli che hai, poi ti chiedi se è amore incondizionato o un senso di dovere innato quello che provi nei confronti di tua madre.
La mia risposta è semplice: ogni bambino nasce con un amore incondizionato nei confronti dei suoi genitori. Il bambino non viene al mondo dicendo: “papà, tu non sei laureato, non guadagni bene, non hai sposato la donna giusta per me, non mi hai dato i fratellini che volevo… papà mi hai deluso!”.
Il bambino viene al mondo con una promessa di amore assoluto e incondizionato verso i propri genitori, sono solo e sempre i genitori che nel tempo mettono una serie di condizioni a questo amore, e quando l’amore incondizionato viene imbrigliato a dei desideri personali ecco allora che si trasforma in un senso di dovere innato.
Il senso del dovere che proviamo verso i nostri genitori è la prova tangibile che il nostro amore incondizionato è stato manipolato, negato, incompreso e non ricambiato.
 
Tutto questo, se mi hai capito, non lo dico per accusare tua madre, ma per spingerti a vedere l’enorme dolore che questa donna porta con sé, e l’enorme errore che tu continueresti a commettere se dovessi proseguire la tua esistenza entro queste logiche d’amore negato.
Non v’’è nulla di patologico, nessun cordone ombelicale da tagliare, ma v’è solo un enorme cuore che vuole vivere, esplodere e uscire allo scoperto.
Questa è la storia di un amore che non è mai riuscito a cantare la sua canzone, ma che ha sempre e solo dovuto usare il linguaggio dei sordomuti!
 
Quando sai che tua madre non sta bene vieni avvolta da una “leggera depressione” che ti toglie interesse per tutto il resto, così tua madre diviene il centro di tutti i tutti pensieri e di tutte le tue azioni. Non mi sembra poi così leggera questa depressione. Se fosse pesante cosa accadrebbe?
L’amore che si nasconde in te è stato risucchiato nel vuoto che logora l’anima della tua povera mamma, e a sua volta, tua madre a riversato il suo amore nel vuoto dell’anima di qualcun altro…
ma le leggi dell’esistenza non permettono che qualcuno viva la vita al posto nostro. Quando spendiamo tutte le nostre energie per colmare le mancanze di chi ci sta accanto o per corrispondere ai loro desideri, compiamo un duplice errore. Da un lato sosteniamo il comportamento dipendente, parassitario e tiranno di chi ci vive accanto, dall’altro lato consumiamo la nostra linfa vitale gettandola in un pozzo di disperazione che non vedremo mai colmo.
 
L’unica cosa assennata che possiamo fare se veramente iniziamo a volerci incamminare verso la vera realizzazione dell’amore e della libertà è iniziare a preoccuparci di più per noi stessi senza pretendere che siano gli altri un mezzo per il raggiungimento dei nostri fini. Se iniziassimo a ricercare una felicità che non dipende dal corrispettivo che ci può venire da chi ci è affianco, riesci a immaginare quanta forza, libertà e amore saremmo capaci di generare in noi e attorno a noi?
 
Se riuscirai a rimanere in un’osservazione attenta e passiva anche quando sarai colta dal senso di colpa e dalla depressione che senti quando comprendi che nonostante tutto quel che hai fatto, mai e poi mai, riuscirai a rendere felice una persona che non sa cosa sia la vera felicità;
se riuscirai a vivere senza asservirti al desiderio di assecondare i bisogni egoistici di chi ti sta accanto e se, così radicata in te stessa, riuscirai ad accompagnare tua madre verso la fine continuando a donarle quell’amore incondizionato che sempre le hai dato, ma finalmente purificato dal senso del dovere, ecco che quel poco che per lei puoi fare tu l’avrai fatto, e quel molto che per te puoi ancora fare l’avrai continuato a portare avanti!!
 
Dadrim
 
Una pecora illusa alla ricerca del suo vero sè PDF Stampa E-mail
Lettere a Dadrim
Antonella   
domenica 28 dicembre 2008
PecoreAntonella ha scritto: Buongiorno Dadrim, leggere ciò che scrivi è come leggere dentro di me, è come se entrassi con una grande lampada per meglio farmi vedere ciò che da tempo cerco per vie traverse.

Ti riporto la metafora della "mia" vita.

Questa è la storia di una pecora illusa, non è definibile il suo ruolo tra gli ovini, visto che a differenza del gruppo si  riveste un ruolo..

Era cresciuta nella "consapevolezza" che la vita non è proprio una fesseria, anzi, erano molti, troppi i sacrifici che avevano finito per renderla ancora più illusa. Questi  sacrifici le avevano fatto credere che da grande tutte quelle privazioni (non materiali) le sarebbero state restituite per giunta con gli interessi....tutto, intorno a sé, glielo faceva credere, dalle pecore educatrici che nelle varie praterie aveva incontrato, alle amiche pecore, al capo gregge..

Cresceva quindi con l'auspicio che un domani si sarebbe riscattata dalle "mancanze"a cui il "FATO" l'aveva costretta.

Nel corso delle sue passeggiate nelle verdi praterie incontrò una pecora con carenze molto più marcate delle sue, era una pecora che aveva bisogno di molti specchi per darsi un valore, per nascondere le grandi mancanze, tant'è che fece della protagonista della storia, vera carne da "macello" La metamorfosi della prima pecora iniziò gradualmente quando seppe che era in arrivo un'agnellino..

Quell'evento responsabilizzò molto la giovane mamma pecora, tanto che cominciò ad aprire gli occhi sui "disturbi " che il babbo pecora manifestava sempre più dopo essere diventato padre.

La situazione andava peggiorando giorno per giorno, fino a quando la "puerpera" si decise (daccordo con un'altra pecora istruita) ad abbandonare la pecora malata per tentare di salvare il salvabile.

Cominciò piano piano a cercare prima di tutto quali erano stati i motivi che avevano ridotto così la pecora padre, da lì iniziò a leggere libri , voleva risposte, la sofferenza era troppa,  ma non le avevano detto che un giorno avrebbe riavuto tutto quello che le era mancato con gli interessi? Perchè doveva rinunciare a quel sogno? Non ce la faceva a crescere l'agnellino senza le sue illusioni, le sue "certezze"... aveva vere e proprie crisi d’identità, tutto sotto i suoi piedi barcollava, era come un terremoto catastrofico...

Iniziò a leggere con avidità, aveva bisogno di capire, cercava la "VERITA'", adesso per il bene suo e dell'agnellino, doveva aprire gli occhi..

Divorava libri di psicologia, psichiatria, di saggistica, ne acquistò centinaia, ma non le bastava mai... dopo anni di ricerche, approdò in una prateria bellissima, luminosa, che mai avrebbe immaginato di poter percepire con i suoi numerosi limiti...

"LA PRATERIA SPIRITUALE"

Iniziò a brucare l'erba in  quel sentiero, cominciò a capire che tutto quello che aveva "appreso" fino a quel momento era da valutare in maniera diversa, doveva leggerlo con un'altra chiave di lettura, anzi si doveva "resettare"...

Piano piano riuscì a provare  "COMPASSIONE" per la povera pecora padre e per tutti gli ovini, partì allora alla ricerca del suo vero sè....

Dadrim ha risposto:  Cara Antonella,
grazie per la tua bella lettera e complimenti per il tuo blog "Il vero sè"!

Che la pace e l'amore trovino per sempre rifugio
nei vostri cuori (te e tua figlia),
e che da lì si possano diffondere
ad ogni persona che incontrerete!


Dadrim

 
Ciò che è fuori è solo un riflesso di quel che è dentro PDF Stampa E-mail
Domande e risposte
Dadrim   
mercoledì 24 dicembre 2008
AlbaniaQualcuno ha scritto: Ogni volta che rientro nel mio paese d'origine mi sento fortemente sedotto, pervaso da una sensazione profonda di rispetto e d’appartenenza. È come se qualcosa, in profondità, legato alla mia infanzia vissuta in quei luoghi, si risvegliasse, tornasse a pulsare, rinascesse. Lo stato meditativo mi accade più naturalmente, percependo semplicemente gli odori, l'atmosfera che permea quella realtà.
Il cercare lì non mi serve, basta che rimanga spogliato da tutto... e mi ritrovo.
L'Albania è il paese delle aquile, è una terra ben diversa dall'Italia, di civiltà non ce n’è molta, ed è questa la bellezza: più selvaggità, più imprevedibilità. Tutto in questo paese è precario, la gente ha ancora negli occhi qualcosa di viscerale, che se centrato sulla consapevolezza, vi puoi scorgere il mondo senza bisogno di migrare altrove.
Ma è strano, quando mi trovavo lì, tempo fa, feci di tutto per andare in cerca della mia posizione nella società migrando, adesso, invece, tornando, sento emergere di nuovo gli occhi denudati dal resto. È un misto che mi turba, piacere e attenzione estrema. La gente è abbastanza intransigente lì,...legata ai bisogni primordiali, ma ciò mi rende più vivo.
Infine, la gioia è di casa, vado a rincontrare un caro amico, lasciato lì tempo addietro: la mia Essenza!
A presto...
 
Dadrim ha risposto: V’è molta bellezza e profondità in questa tua lettera. Si sente che nasce dal cuore e che non ha nulla a che fare con il pensiero. In risposta, vorrei solo sottolineare alcune cose che possono aiutarci a comprendere meglio come si muove il nostro pensiero.
 
Sono certo che ora, tornando al tuo paese, tu percepisca una visceralità e una naturalezza che paesi più industrializzati e “capitalizzati” come l’Italia non possono più offrire (questo però non vale per tutta la penisola), ma questa percezione la puoi avere proprio e unicamente perché hai fatto esperienza della diversità, della scintilla che si genera quando viviamo il contrasto fra due dimensioni differenti.
Chi è sempre vissuto in una sola dimensione non può comprendere le bellezze che quella dimensione nasconde, come un pesce non può capire l’importanza dell’acqua sino a quando non cade in una rete e viene gettato sotto il sole cocente.
Conosco il giorno solo perché v’è la notte, conosco la gioia solo perché v’è il dolore, conosco la vita solo perché v’è la morte. La realtà in cui è immersa e interagisce la nostra coscienza è un fenomeno d’alternanza perpetua di contrari.    
In questa realtà, la nostra mente è come un pendolo che oscilla continuamente da un opposto all’altro, e questo spesso può risultare piacevole per un certo periodo, ma alla lunga porta unicamente al logorio dei sensi e allo smarrimento di sè, poiché diveniamo incapaci d’elaborare una sintesi fra le molteplici forme  che si intrecciano e compenetrano questa nostra complessa esistenza.
 
Quel che tu riporti, in essenza, è l’apparente opposizione che sussiste fra conscio e inconscio, fra introverso ed estroverso, fra antico e nuovo, fra istintuale e razionale, ma questa distinzione è sempre frutto di una percezione soggettiva che si muove lungo quell’infinita scala di tonalità che compone l’arcobaleno delle nostre percezioni.
Per un italiano, infatti, vivere per un periodo in una qualche metropoli americana, creerebbe in lui lo stesso effetto che tu hai vissuto esperendo il contrasto fra Italia e Albania. Questo vale anche per un abitante di un piccolo borgo della Sardegna che si trasferisce a Verona e che poi torna al suo paesino. Tutto dipende dalle condizioni in cui ci siamo abituati a vivere.
Una persona vissuta per degli anni al buio, fissando la fiamma di una candela percepirà una luce intensa, per chi ha posto il proprio sguardo nel cuore del sole, un vasto fuoco non è nulla di speciale.
Resta comunque il fatto che l’effettivo rapporto di paragone fra le nostre differenti forme di società si gioca sempre all’interno di uno schema di maggiore o minore complessità. Questo non significa che una cultura più complessa sia anche una cultura più realizzata a livello spirituale, anzi!!
 
I paesi più industrializzati e tecnologicizzati portano sicuramente una maggiore consapevolezza delle dinamiche fenomeniche che compongono il mondo materiale, questo, però spesso, a discapito di una consapevolezza della dimensione naturale ed essenziale della vita.
 
I paesi più arretrati a livello economico e industriale trattengono invece un maggiore legame con i ritmi della natura e con gli elementi più istintuali e semplici della psiche umana. Questa dimensione ha sicuramente un suo fascino per chi viene da realtà complesse, burocraticizzata e cerebrotiche. Pensiamo al fatto che le malattie mentali sono quasi esclusivamente un fenomeno connaturato ai paesi più “sviluppati”, questo per il semplice motivo che lo “sviluppo” che noi oggi sosteniamo è basato principalmente su una strutturazione e complessificazione dei processi cognitivi tale da non poter essere metabolizzata e governata da un gran numero di persone. Consiglio sempre, infatti, a tutti coloro che vivono forti tensioni psichiche ed emotive, un viaggio in paesi ancora legati a ritmi di vita più vicini alla natura e alla dimensione primaria dei bisogni umani.
 
Espongo queste brevi osservazioni unicamente per far riflettere sul fatto che, sicuramente l’esperienza del contrasto fra complessità e semplicità, bisogni primari e bisogni secondari (se non superficiali), può aiutare la ricerca della verità e dell’equilibrio interiore, ma unicamente se non ci limitiamo a saltare continuamente da una dimensione all’altra.
 
Spesso, purtroppo, quando siamo stanchi della complessità ci tuffiamo in un ambiente esterno semplice e primario, poi ci stanchiamo anche di questo, tornando al bisogno di complessità e superficialità.
Se ci muoviamo in questo modo non approdiamo mai a nulla, per il semplice motivo che il cambiamento che otteniamo è unicamente raggiunto attraverso una modificazione delle condizioni esterne, ambientali. Il vero cambiamento avviene unicamente quando scopriamo “l’Albania che vive dentro di noi”, riuscendo ad armonizzare questa scoperta con la complessità che la modernità ci offre. È solo nella sintesi e nell’equilibro fra interno ed esterno, fra semplice e complesso, fra razionale e istintuale, che possiamo giungere a uno stato di autonomia, sanità e imperturbabilità d’animo.
 
Trovare lo stato atavico e naturale del nostro essere è un processo di scoperta consapevole. Immergersi in un ambiente che rievoca quello stato può divenire unicamente una fuga dalla fatica che comporta la ricerca di un reale e duraturo equilibrio interiore.
I paesi e le culture più legate ai ritmi della terra e alle dinamiche ancestrali sono permeate  da un profumo di mistero e di quiete, ma non possiamo nasconderci la violenza e la bestialità che racchiudono in sè. Questo accade perché la loro innocenza è simile all’innocenza del bambino: meravigliosa, ma inconsapevole. L’innocenza del saggio, invece, non nasce da uno stato di inconsapevolezza del bene e del male, ma da uno stato di trascendenza di tutti quei bisogni che determinano l’agire gruppale, di branco, bestiale e legato a logiche di sopravvivenza.
 
Pertanto credo che non sarà la cultura “contadina” o un ritorno ai ritmi primevi dell’esistenza umana, a determinare una svolta nell’evoluzione della nostra coscienza,  ne tanto meno un incremento della complessità e della “tecnicità” del nostro pensiero. Dal mio punto di vista, solo uno sforzo consapevole e totale, volto a penetra e svelare quella dimensione di libertà e amore incondizionato che connatura la nostra vera essenza individuale, potrà determinare un definitivo e radicale mutamento.
 
Dadrim          
 
Come migliorarsi e vivere la vita con pienezza PDF Stampa E-mail
Domande e risposte
Dadrim   
mercoledì 17 dicembre 2008
GattoGiuliana ha scritto: Ciao sono Giuliana ed ho letto qualcosa di te, per la prima volta, tramite Riflessioni.it. Proprio in questo periodo mi sto facendo molte domande, sulla vita, su me stessa e trovo interessante il tuo pensiero. Le domande che ti sei posto sembrano l'eco di quelle che mi faccio. Vorrei vivere la vita con pienezza. Non certo rifiutando le responsabilità, ma cercando di fare di più per me e gli altri.
Come fare per migliorarsi?
Grazie per l'attenzione che potrai dedicarmi.
Saluti
Giuliana    
 
Dadrim ha risposto: Cara Giuliana,
Vivere la vita con pienezza, nella mia visione delle cose, non centra nulla con l’idea di migliorarsi o di fare di più. Il “pieno” della vita è un qualcosa che possiamo scoprire, ma non raggiungere attraverso una modificazione volontaria di noi stessi, per il semplice motivo che la dimensione della verità e della serenità è già in noi. E ciò che è già non può essere raggiunto attraverso la modificazione di un qualcosa che non è ancora ciò che dovrebbe essere. Ciò che non è come dovrebbe essere rimarrà sempre incompleto e deludente. Ciò che è quel che è deve solo essere lasciato affiorare. Non dobbiamo migliorare nulla, ne fare di più! Migliorarsi significa non accettare quello che si è ora, desiderare qualcosa di diverso, ma cos’è qual qualcosa di diverso che vorresti diventare? Perché non sei soddisfatta di quel che sei ora? Ciò che ti circonda può sempre essere modificato entro certi limiti, ma ciò che si nasconde in te, la tua vera essenza, è già ciò che dovrebbe essere. Il problema è che tu non sei mai entrata in te stessa per scoprire cosa si nasconde nei vasti cieli del tuo mondo interiore. Il problema è che per una vita intera ti hanno insegnato che devi migliorarti, che così come sei non vai bene, che devi sempre cercare di essere di più, di fare di più, di lavorare di più, di capire di più… Io dico che così come sei, sei perfetta e che nulla in te deve migliorarsi o divenire qualcosa. Ogni nostra idea di divenire nasce sempre da vecchie idee che abbiamo su noi stessi e sul mondo. Le vecchie idee nascono sempre e solo da esperienze passata che ci hanno lasciato l’amaro in bocca o che ci hanno dato una qualche forma di soddisfazione. La nostra mente, poi, il più delle volte, inizia ad usare il passato come base di appoggio per dirigere il futuro. Tutto ciò che nel passato ci ha dato una qualche forma di appagamento, cerchiamo di riviverlo nel domani, mentre tutto ciò che ci ha delusi, cerchiamo di evitarlo. Questo tipo di comportamento nei confronti della vita è condizionato, sempre uguale e destinato a deluderci e a lasciarci sterili e spenti nel cuore.
 
Cara Giuliana, la vedi l’evidenza della ripetitività e della limitatezza di questo modo di agire?
Noi non potremo mai ripetere l’esperienze passate, per il semplice motivo che l’esistenza non è mai uguale, non si ripete mai, ci continua a offrire dimensioni diverse e imprevedibili. È  sempre e solo la nostra mente a trattenere gli eventi passati e a proiettarli sul presente o sul futuro. Questo atteggiamento impedisce alla nostra coscienza di vedere “la luce sempre” nuova che risplende perpetua sul nostro presente!!! È come se anni fa tu avessi visto il sole, e da quel momento non avessi più riaperto gli occhi, ma fossi andata in giro per il mondo rievocando nella memoria l’immagine della luce e delle forme presenti quel giorno.
 
Così vive la maggior parte della gente: continuano a camminare ad occhi chiusi, ricordando una luce vista molti anni prima, quando erano bambini e ancora sapevano guardare, dimentichi del fatto che il fresco sole primaverile nascosto nelle loro anime, non ha mai smesso di diffondere il suo calore e la sua magnificenza!
 
Migliorarsi significa cercare di prendere il nostro bagaglio passato per provare a smussarlo un po’ qua e un po’ là, ma questo è solo un misero tentativo di rianimare un qualcosa di morto, finito, sepolto, e un cadavere, per quanto tu lo possa truccare e rivestire per bene, resterà sempre un cadavere!
 
Tu non puoi migliorare la tua vita o fare di più per qualcuno. L’unica cosa che possiamo fare è iniziare a vivere veramente, perchè quando scopriamo quella dimensione di verità e serenità che giace nascosta nei nostri cuori, allora e solo allora, tutto inizia a sembrarci un’esplosione di abbondanza e meraviglia. Allora non chiederai più come “fare di più”, ma sentirai di “Essere” così appagata e colma di gioia da dover sempre e comunque condividere questa tua condizione con chi ti circonda, ma tutto ciò non sarà un fare, ma un semplice e naturale modo di esprimersi del tuo cuore. Noi dobbiamo ritornare ad "Essere" e smettere di voler divenire qualcosa o qualcuno. Dobbiamo scoprire la dimensione del vivere sereni e paghi, e non cercare il “come fare di più” per noi o per gli altri.
 
Infatti, l’unico modo attraverso cui possiamo aiutare gli altri è grazie alla realizzazione di noi stessi. Quando iniziamo a vivere in pace, questa nostra pace interiore traspare da ogni nostro gesto e da ogni nostra parola. A questo punto, il semplice starci accanto diviene per tutti un invito alla riscoperta di se stessi.
Ho sempre cercato di evitare tutti coloro che erano disposti a darmi una mano per migliorarmi, forse perché ho sempre sentito che gran parte del mio vivere male nasceva proprio dal condizionamento al divenire “meglio” che avevo subito!
 
Noi abbiamo già tutto quel che ci serve per essere individui pienamente felici e realizzati, è solo una questione di consapevolezza, di riflessione, di osservazione attenta e passiva del reale stato delle cose, dentro e fuori di noi.
Cara Giuliana, tu sei perfetta così come sei, perché tutto è sempre e solo un problema di occhi chiusi o aperti! Non puoi dire a una donna che cammina ad occhi chiusi di migliorarsi, ma puoi dirle: “Hei!!! Svegliati!!! Apri gli occhi e guarda che spettacolo!!!”.
Pertanto, entra dentro di te, fai silenzio e ascolta la poesia della vita che ti attraversa: è cosa sempre nuova e travolgente!
 
Un abbraccio,
Dadrim
 
L'uomo: un essere divinamente sessuato PDF Stampa E-mail
Domande e risposte
Dadrim   
domenica 14 dicembre 2008
LeonardoQualcuno ha scritto: Succede a volte di consumare il vino pur sapendo che probabilmente è pieno di conservanti e coloranti, le caramelle e cose del genere quali in comune hanno la non genuinità. Allo stesso modo succede spesso, tramite immagini pornografiche, che mi masturbi, scaricando così la tensione che il vecchio ego accumula. Noto che durante tutto ciò sento il piacere effimero che ricavo pur rimanendo conscio durante il processo… senza smarrirmi nel processo.
È questa una via reale verso la salute, mi domando? Qual'è il tuo punto di vista?
In attesa,
un immenso abbraccio.
 
Dadrim ha risposto: come ogni cosa, è sempre una questione di equilibrio e consapevolezza.
La sessualità è parte di questa esistenza, come la pioggia, le stelle, il cielo e i nostri sorrisi, e non è nulla da condannare o reprimere, ma nemmeno qualcosa da osannare o in cui indulgere. V’è da dire, infatti, che quando piove per giorni il nostro umore non è mai dei migliori, allo stesso modo, quando il sesso inizia a occupare spazi sempre più ampi della nostra vita, il nostro equilibro interiore si deteriora.
 
Ora, la soluzione del problema non sta nel cercare di bloccare gli impulsi sessuali, ma nel cercare di capire perché questi prendano il dominio di aree del nostro mondo interiore, che dovrebbero essere sotto il controllo di ben altre forze.
Il sesso, quando vive in armonia con i sentimenti e i pensieri, trova la sua giusta collocazione e realizzazione.
L’atto sessuale ha un immenso potere liberatorio, trasformativo e rigenerante solo quando è sorretto da uno stato d'armonia delle tre dimensioni che compongono l’essere umano: il corpo, la mente e la coscienza. Quando invece il desiderio sessuale diviene una sorta di droga utile all’assopimento delle tensioni e delle sofferenze che provengono da una delle tre dimensioni che ci costituiscono, l’atto erotico muta in un gretto mezzo di fuga e di dimenticanza di sé.
Fuggire da sé aumenta poi progressivamente la paura di ritornare a sé, e più la paura aumenta, più è facile cadere in un circolo vizioso nel quale la sessualità diviene il fulcro di ogni nostra attività.    
 
Quando viviamo una condizione di equilibro interiore, l’impulso amoroso nasce unicamente se qualcosa di esterno colpisce il nostro centro sessuale. Sino a quando la presenza attivante persiste, il nostro organismo risponde naturalmente e liberamente, ma quando la presenza cessa di essere sotto il nostro spazio di percezione, la nostra coscienza ritorna al suo stato di quiete originale.
 
Un individuo equilibrato e sereno agisce pertanto come uno specchio. Sino a quando qualcosa si riflette sulla sua superficie, lo specchio la riflette, quando però l’oggetto svanisce, anche l’immagine riflessa scompare. Allo stesso modo, quando vediamo una persona che ci attrae, la nostra coscienza riflette questa eccitazione e noi vi reagiamo di conseguenza attivando tutti i consueti giochi d’amore, ma quando la persona non è più con noi, il gioco si interrompe.
 
Questo sarebbe un vivere pienamente e liberamente i nostri rapporti d’amore, ma le cose per molti non vanno in questa direzione.
La nostra mente, con i suoi numerosi pensieri, è sempre colma di sollecitazioni sessuali. La nostra coscienza smette così di riflettere la realtà, divenendo una sorta di lastra fotografica dove tutto si imprime e non svanisce più.
 
Questo accade per diversi motivi.
Uno risiede sicuramente nella patetica e ipocrita cultura in cui siamo immersi. La nostra società ci impone sin da piccoli la repressione sessuale, ma contemporaneamente ci bombarda di sollecitazioni visive erotiche e pornografiche, ecco allora che l’energia sessuale non fluisce più nei suoi naturali canali e con il suo giusto equilibrio, ma si sposta totalmente nella sfera del pensiero e dell’immaginazione.
È per questo che la pornografia dilaga e l’amore vero e autentico sta progressivamente sparendo.
Le persone non fanno più del sano e naturale sesso, non si amano più a livello totale, coinvolgendo le tre dimensioni predominanti del nostro organismo, perché vivono unicamente in un mondo di immagini patinate, pixel e cartelloni pubblicitari.
 
Caro G., non noti anche tu come questi quattro manovratori delle coscienze umane abbiano tessuto bene la loro ragnatela? Da un lato v’è una morale sociale e religiosa repressiva, giudicante e colpevolizzante, dall’altro lato v’è un mondo fatto di pubblicità, marketing e business che sussiste proprio grazie allo sfruttamento della nostra mente ipocrita e repressa.
Chi perderebbe il proprio tempo e i propri soldi in locali per lo strip, siti porno o altro se le nostre relazioni fossero fatte di amicizie profonde, amorevolezza, voglia di sperimentarsi con sensibilità e dolcezza in ogni dimensione che l’essere umano manifesta in sè?        
Chi baratterebbe un amore vero, in carne e ossa, per qualche misero secondo di piacere di fronte a un giornale o nella solitudine del proprio bagno.
 
Un secondo motivo per cui la nostra energia sessuale non scorre più come e dove dovrebbe, è la totale dimenticanza, in cui siamo caduti, del nostro essere.
La maggior parte delle persone nemmeno immagina la possibilità dell’esistenza di una dimensione più profonda e reale di quella in cui vive. Per noi tutto quel che esiste, cresce e muore unicamente di fronte ai nostri occhi, quindi, macchine, case di lusso, ristoranti, potere economico e politico sono divenuti gli unici parametri su cui basare il valore e il senso delle nostre esistenze. Ma questi parametri ci impongono una continua lotta e una continua tensione emotiva e mentale che progressivamente non sappiamo più sciogliere e risolvere, ecco allora che lo sfogo sessuale diviene l’unico mezzo capace di farci cadere per qualche istante in uno stato di abbandono e di rilassamento.
È per questo che sempre più vecchietti cercano pozioni magiche per poter far funzionare oltre il suo tempo massimo un apparato che la natura aveva tarato su altri ritmi, significati e bisogni.
 
Se l’uomo vivesse liberamente e naturalmente la propria sessualità, privo di folli sensi di colpa, vergogne, giudizi e impulsi alla repressione, tutto seguirebbe l’armonioso e saggio corso che l’esistenza ha disegnato in millenni di evoluzione.
 
Caro G. spostati più verso la dimensione del corpo, del sentire, del concreto vedere e toccare. Coinvolgi tutte le dimensioni che la vita ci ha donato, fondi insieme e porta ad unità la tua mente, la tua anima e il tuo corpo, perché solo da questa alchimia possiamo sperimentare e attraversare quell’amore umano che è, peraltro, l’unica porta capace di condurci alla sconfinata dimensione dell’essere.
 
Osserva, attento e passivo i giochi della tua mente, ma non bloccarti e reprimerti mai quando senti che l’energia che scorre in te nasce da un movimento armonico di tutta la tua anima.
Se siamo totali, tutto quel che facciamo è sano e liberatorio, se siamo parziali e remissivi, tutto si tramuta in un atto suicida contro natura.    
Effimero è unicamente il desiderio sessuale che nasce dal continuo stuzzicarsi del pensiero, effimero è il continuo giudizio e la continua condanna che la mente impone a se stessa, per poi dover sempre infrangere e trasgredire i sui stessi dettami, e ancora tornare a pentirsi e punirsi e infrangere e condannarsi e indulgere....
Com'è banale il nostro pensiero morale, che falsa la nostra pretesa d’avere un corpo che deve stare sotto il giogo di una pulce pensante.
Ascolta, medita, osserva in modo attento e passivo, salta, ridi, divora le paure, consuma e scarica le tensioni dell’ego, siano a quando potrai sentire chiaramente come fra una preghiera e un abbraccio di corpi nudi e sudati scorra sempre e unicamente lo stesso divino splendore.
L'uomo è un essere divinamente sessuato!
 
 
Proseguendo il nostro cammino verso casa…
Un abbraccio
Dadrim
 
In attesa del tuo primo concerto PDF Stampa E-mail
Domande e risposte
Dadrim   
sabato 13 dicembre 2008
strumentoPaola ha scritto: Ciao Dadrim,
sono entrata nel tuo blog per caso ed anch'io come tanti altri sono rimasta colpita dalle tue parole che danno una marcia in più per vivere.
Ti scrivo perchè da moltissimi anni vivo un'esistenza grama e avvolta da difficoltà economiche ed esistenziali. Ti chiedo come può accadere che una persona a cui la vita aveva dato tutto improvvisamente le viene negato e tolto quello che aveva? E' quello che è accaduto a me...sposata con un imprenditore, due figli, una famiglia invidiata da tutti e in particolare dalle famiglie di provenienza. E poi la catastrofe...l'indigenza più totale e per di più la totale assenza di tutte le persone care che facevano finta di ignorare quanto accaduto. Mi sono rimboccata le maniche ed ho ricominciato tutto daccapo:lavori i più disparati( e i miei figli con me), non riuscire con quello che guadagnavo a fare la spesa, la separazione da mio marito e tante altre cose. Insomma il disastro più totale mentre gli altri stavano a guardare...i miei genitori, i miei fratelli, gli amici. La situazione, oggi, è ancora la stessa, mi sento sfiduciata, fallita, inutile e arrabbiata con chi non ha voluto capire...la mia famiglia d'origine. I miei genitori sono morti da poco ed ora devo combattere con i miei due fratelli per avere quello che mi spetta di diritto e che loro, in maniera amorale, non vogliono darmi. Ho una causa per la divisione dei beni dalla quale, spero tanto che la ragione abbia il sopravvento sulla disonestà e possa vivere per quello che mi resta, in maniera tranquilla. Mi sento molto sola e stanca, cerco di leggere di tenermi aggiornata(sono laureata in Pedagogia e Lettere moderne)per dare ancora un senso alla mia vita. Mi chiedo quale senso se non sono riuscita, non solo a trovare un lavoro, ma neanche a dare delle risposte ai miei figli. La fede mi ha sostenuta in tutti questi anni, ma ora comincio a dubitarne. Spero che tu mi possa dare la speranza per andare avanti perchè, a volte, ho la voglia di chiudere con il mondo intero.
Grazie
 
Dadrim ha risposto:  Cara Paola,
del difficile momento che stai attraversando puoi farne solo due cose: trasformarlo nella chiave di volta che darà forza e stabilità all’arco della tua intera esistenza o lasciare che divenga unicamente una pietra pesante sotto cui farti schiacciare.
A te la scelta, perché una scelta v’è sempre!!
Confido nella presenza in te di un sincero e totale desiderio di rinascita, pertanto  proviamo a fare alcuni passi assieme verso l’alba che ci attende, consapevoli fin d’ora che potrebbero anche essere difficili e dolorosi. Ma se il nostro unico intento è la verità e la libertà, anche il dolore più grande ci apparirà unicamente come un amaro farmaco indispensabile per la guarigione.
 
Come disse Platone nel Fedro (274 A-B): “Per chi intraprende cose belle è bello anche soffrire”.
 
 
Mi chiedi: “come può accadere che una persona a cui la vita aveva dato tutto improvvisamente le viene negato e tolto quello che aveva?”
La risposta è semplice quanto difficile da accettare per chi, come te, ha riposto l’intero valore e significato della propria esistenza entro i confini di un “tutto” che poi s’è rivelato un niente.
 
La vita non dà e non toglie mai nulla, siamo sempre e solo noi uomini ad aggiungere cose al valore intrinseco che hanno le nostre esistenze, ma quando aggiungiamo qualcosa, spesso, scordiamo che quel qualcosa ci può esser tolto in qualsiasi momento, e così, oltre ad aver aggiunto qualcosa, abbiamo anche messo le basi per una sicura futura sofferenza.
 
La vera vita, per l’anima, è come l’aria per i nostri polmoni: una cosa sempre presente, invisibile, silenziosa e terribilmente essenziale.
Questa vera vita è fatta di silenzio, amore, semplicità e contentezza. Contentezza nel senso di non volere mai più di quel che si ha, perché si è sempre paghi di quel che si è e si fa giorno dopo giorno!!
La vera vita è fatta di “Essere”, come prima cosa, e di “Fare” come seconda, ma mai d’avere. L’avere viene e va, ma non è cosa di cui preoccuparsi troppo.
È come per il corpo. L’essenziale per il nostro organismo è l’acqua, che metaforicamente rappresenta l’Essere e il Fare, poi, se vogliamo, a volte, possiamo anche bere del vino, che raffigura l’avere, ma se iniziamo a vivere per il vino mettendo in secondo piano l’acqua, credo che qualche problemino verrà fuori di sicuro.
 
Usiamo un’altra metafora.
 
Prova a immagina che l’olfatto di una persona entri in contatto con un dolce e suadente profumo. Che meraviglia, che atmosfera misteriosa e travolgente si crea tutt’intorno a lui quando si sente avvolto da questo aroma capace di toccargli le corde più profonde della fantasia e dei sensi!!
 
Ora immagina che questa persona si cosparga il corpo, ogni giorno e ogni notte, per anni, di questo profumo intenso e inebriante, sino a quando, un giorno, la boccia che contiene l’essenza, per qualche sfortunato evento, cade a terra e si rompe. Come reagirà questa povera persona, abituata a vivere ogni singolo istante della sua vita immersa in quel profumo? Inizierà a pensare: “Mio dio!, è la fine, mi manca l’aria, non ho più nulla da inalare, non ho più nulla che entri ed esca dai miei polmoni,  è finita!!”
 
Questo potrebbe pensare, e così pensando potrebbe sentirsi davvero morire, potrebbe soffrire terribilmente, anche se noi sappiamo bene che le cose non stanno andando davvero così!
 
L’aria è sempre tutt’intorno a lui, l’aria non gli è mai stata sottratta, ma la sua mente, il suo corpo, i suoi sensi si sono assuefatti ad una particolare condizione, una condizione impermanente per sua stessa natura.
 
Questo è solo un esempio per cercare di farti capire come spesso cadiamo negli inganni del nostro pensiero e dei nostri sensi.
 
Paola, cos’era quel “tutto” che credevi la vita ti avesse donato?
Un ricco uomo, del denaro, una posizione sociale, una grande casa.
Erano queste le cose di cui era composto quel “tutto” di cui parli?
Questo “tutto” è fatto solo di aromi, odori sensuali e seducenti, ma non vi vedo alcuna traccia della brezza portata dal primo raggio del mattino! Se guardo in questo tuo “tutto”, non vedo minimamente la presenza delle impetuose e travolgenti correnti d’aria che sferzano fra le onde del tuo oceano interiore.
In questo tutto, Tu Paola, hai dimenticato completamente quell’unica cosa che non ti potrà mai abbandonare e tradire: il tuo stesso essere, quell’essere che è fatto di libertà, serenità, forza inesauribile, fiducia e amore. Il tuo essere è la pura aria che respira la tua anima, e quest’aria non potrà mai esserti sottratta o negata. L’unica cosa che può accadere è proprio quel che ti è successo: ti sei persa fra i miraggi di quel deserto che in realtà è la vita in cui crediamo.
 
Noi tutti abbiamo iniziato a trasformare le nostre esistenze in un deserto.
Abbiamo sradicato gli alberi della vera amicizia, abbiamo prosciugato i fiumi dell’amore incondizionato, abbiamo sterminato gli elefanti della solidarietà per venderne le zanne d’avorio, abbiamo ucciso i leoni che danzavano nel nostro cuore perché ci spaventavano troppo i ruggiti delle nostre vere e potenti emozioni, abbiamo ucciso e imbalsamato le giocose e ridenti scimmiette che saltavano fra gli alberi della nostra fantasia perché l’ilarità e il giubilo che trasmettevano ci sembravano cose troppo infantili.
 Ed ora, vagabondando in questo desolante deserto, veniamo colti da allucinazioni, siamo vittima dei nostri stessi desideri.
 
Ma non temere nulla Paola!, perché basterà un’abbondante pioggia per far rifiorire quel meraviglioso giardino che si nasconde in te!
Smetti di rimpiangere quel che avevi e lascia che inizi ad affiorare quel che sei sempre stata, ma che non hai mai saputo o potuto vedere!
La luce del nostro essere può manifestarsi solo quando iniziamo a gettare tutte quelle inutili cose che ne impediscono la diffusione. Tu non le hai gettate, ma ti sono state sottratte. Bene, fa lo stesso, cerca soltanto di comprendere che da questo male, se saprai guardare in una nuova direzione, potrà derivarti un grande bene. Ora sei libera da molti strati di menzogna e superficialità.
Se il tuo matrimonio è finito, vorrà dire che qualcosa non andava più.
Se eri circondata da persone che, invece d’esser felici per la tua vita “realizzata”, erano invidiose di questa tua condizione, bene, ora che non hai più nulla ti sei anche liberata dei falsi sorrisi, delle frasi di rito e della falsa vicinanza.
 
Tu mi chiedi di darti la speranza di poter andare avanti, ma io non ho alcuna intenzione di darti altre vane speranze, l’unica cosa che vorrei è riuscire ad indirizzarti verso quel luogo, che esiste in ogni individuo, dal qual potrai osservare ogni cosa da una giusta prospettiva, dove ogni cosa riprende il suo giusto valore.
 
Le speranze non ci servono a nulla: è la verità che ci trasforma!! Non voglio che tu viva sperando di riuscire ad uscire da questa situazione, io vorrei che tu vedessi e sentissi con tutta te stessa la realtà e la verità della forza, del coraggio e della fiducia che vivono in te. Quando entrerai in contatto con questa tua dimensione interiore, allora, non chiederai più alcuna speranza, alcuna consolazione, ma passerai immediatamente all’azione, ad un fare nuovo e creativo, quell’unico fare ed essere che può mutare definitivamente la tua vita.
 
 
Ma come puoi ora,  che ti senti “sfiduciata, fallita, inutile e arrabbiata con chi non ha voluto capirti”, saltare fuori dalle sabbie mobili in cui ti trovi per iniziare a danzare e cantare libera e serena?
La prima cosa che puoi fare è smettere di rimescolare il calderone del tuo passato. Perché ti senti fallita? Perché avevi una certa idea di come la tua vita sarebbe dovuta andare. Abbandona ogni idea e segui le anse e le profondità che il fiume della tua esistenza sta disegnando per te. Se noi non abbiamo nessuna idea sul come dovrebbero essere le cose, ma semplicemente riversiamo tutte le nostre energie, con fiducia e coraggio, nel momento presente, in un domani molto vicino rimarremo esterrefatti dai doni e dalle sorprese che la vita ci porterà.
Lotta con tutta te stessa, smuovi mari e monti per trovare un lavoro adatto alla tua personalità e alla tua creatività, e capace di darti quel minimo benessere che serve per tirare il fiato. Vedrai che se non pretendi e pianifichi nulla, ma semplicemente ti getti a capofitto nell’istante, la tua intelligenza ed energia ti aprirà delle porte e delle strade che nemmeno saresti riuscita ad immaginare dopo giorni e giorni di pianificazioni ed elucubrazioni. Non sarà il tuo pensiero calcolatorio a farti uscire dallo stagno in cui sei finita, ma la luce penetrante e veggente della tua coscienza.
 
Mi chiedo poi come tu possa pensare d’essere inutile?
 
Inutile può divenirlo unicamente un oggetto. Sono solo gli oggetti che nascono per uno scopo a divenire inutili una volta assolto il loro compito, ma tu non sei un oggetto e non sei nata per uno scopo che possa esaurirsi nel tempo.
Tu sei nata per scoprire l’amore e la forza che vivono in te e per poi riversarli incondizionatamente a chi ti sta vicina. Tutto ciò vive oltre il tempo e pertanto non può finire.
Pensa ai tuoi figli: come puoi deluderli?
Loro da te non pretendono l’assolvimento di nessuna funzione se non il dono della libertà di pensiero, dell’amore e della serenità dell’animo, non certo dell’opulenza economica.
Ma se dovessero già esser grandi ed essere stati educati entro le logiche del denaro e del divenire, invertite la vostra rotta fin che siete in tempo e dona loro la ricchezza di comprensione che questo tuo duro periodo ti sta dando.
Spiega loro come non sia il denaro e il plauso della gente a poter dare la forza e la serenità d’animo, ma come solo un cuore e una mente limpidi e liberi da ogni giudizio e bisogno superfluo possano attraversare la tempesta senza patire il minimo tormento.
Hai ancora un intero universo da scoprire e sperimentare che si espande di fronte ai tuoi occhi.
Getta i tuoi pesi dietro le spalle e corri leggera verso le misteriose avventure che il domani ti riserba.
Abbandona ogni idea rispetto a come dovrà o sarebbe dovuta essere la tua vita, perché così tenteresti unicamente di plasmare e confinare l’immensità dell’esistenza entro le mura del tuo desiderio e del tuo risentimento,  e questo è il male più grande che io conosca.
Vivi come se tu fossi una fiamma che brucia correndo lungo una corda tesa verso l’infinito: il passato viene ridotto in cenere e il futuro è sempre e solo un fuoco che divampa!
 
Sei laureata in Pedagogia e Lettere moderne, bene, metti in gioco le tue competenze e ridipingi il capolavoro della tua esistenza.
Se inizi a vivere per quello che sei e a fare quello per cui sei portata, i risultati verranno e il denaro sarà sempre sufficiente per i tuoi bisogni. Non lo dico per consolarti, lo dico unicamente perché questa è stata la mia stessa esperienza.
Come ultima cosa vorrei dirti che tu non potrai mai chiudere con il mondo intero perché il mondo sei sempre e solo tu, e tu non puoi chiudere con te stessa per il semplice fatto che tu sari sempre!
L’unica cosa che ti rimane da fare è trasformare la tua vita, accordare le note del tuo strumento e comporre la tua melodia!
 
Rimango al tuo fianco
in attesa d’essere invitato al tuo primo concerto!!               
 
Dadrim
 
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