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Qualcuno ha chiesto: "Potresti raccontare quali furono le circostanze che ti spinsero a intraprendere un cammino spirituale?"
Dadrim ha risposto: Potrei raccontare brevemente quali furono le circostanze che diversi anni fa mi portarono a intraprendere un’accurata indagine sull’animo umano, e pertanto, in prima istanza, su me stesso. Credo che il ripercorrere quei tempi, in cui muovevo i miei primi passi spinto dalla sensazione di vivere prigioniero d’una specie d’incantesimo, potrebbe essere d'aiuto e conforto per tutti coloro che oggi si trovano nelle mie medesime condizioni d’allora……
In quegli anni avevo praticamente tutto: amici, famiglia, interessi, svaghi, divertimenti. C'era tutto! Avevo il pacchetto completo di quel che usualmente è considerato indispensabile per trascorrere una vita serena: non mi mancava nulla. Ma fra tutte queste cose ve ne era una che molti spesso non hanno o non vogliono proprio avere. Avevo tempo per pensare, guardare, riflettere e rimanere un po’ solo con me stesso. Non che lo volessi, ma forse per semplice pigrizia mi capitava di preferire il divano alla confusione dei locali nel fine settimana, o la terrazza di casa alle frenetiche settimane di metà agosto.
Fu proprio durante quei momenti di solitudine che iniziai a percepire qualcosa in me che chiedeva la mia attenzione, e nonostante cercassi di riaccodarmi, silenzioso e disciplinato, lungo la “comune” via, il cicalare che sentivo tutto intorno a me si era ormai fatto così palesemente grottesco da non permettermi più di tornare a dormire. Come dicevo, il caso mi concesse, lunghi tempi morti, ore di solitudine, d’immobilità, che probabilmente andarono a spezzare quell’altrimenti meccanico e perpetuo movimento che m’ero abituato a chiamare vita.
Durante quelle pause mi capitava di confrontarmi con pensieri che già altre volte mi avevano fatto visita, ma mai cosi vividi e persistenti. Certo, erano tutte cose che già sapevo, ma prima d’allora erano sempre state solo sterili notizie, eventi lontani, mai qualcosa di così reale, vicino, se non addirittura intimo e personale.
Iniziai a sentire tutta la violenza, la paura e il dolore che mi circondavano e penetravano. Dietro i sorrisi e le frasi di rito che cristallizzano i nostri rapporti iniziavo a scorgere il vuoto e la solitudine interiore delle persone.
Iniziai a vedere in modo chiaro e diretto come tutti noi viviamo presi all’amo da ideali e desideri privi d’ogni significato. Mentre passeggiavo per le strade venivo nauseato dalla banale volgarità di tutte quelle immagini di corpi nudi stampati su cartelloni ingrigiti dallo smog. Sfogliando, al bar, il giornale della mia città, rimanevo stupito, quando, dalla notizia di uno stupro, girando pagina, si passava alle pubblicità di una serie interminabile di locali per lo spogliarello. Non potevo far a meno di chiedermi come fosse possibile non comprendere la connessione degli eventi.
Mentre rimanevo così, in disparte, silenzioso fra i miei pensieri, l’idiozia delle cose si faceva, giorno dopo giorno, sempre più invadente, persistente, sfacciata. Iniziavo a vivere tutto ciò come un esplicito insulto all’intelligenza e alla bellezza che l’essere umano racchiude in sé in potenza. Guardando i gatti che giocavano a rincorrersi fra le spighe di grano nel campo sotto casa, percepivo quasi un senso d’invidia tanto mi apparivano più eleganti, sensibili e sereni della maggior parte di noi uomini.
Fu così che in quel periodo qualcosa in me iniziò a cambiare, sino a farmi capire d’esser sempre vissuto come un morto fra una moltitudine di sonnambuli. Quella sensazione di disagio e irrequietudine che da sempre aveva mormorato timidamente in me, ad un tratto iniziò a gridare furiosa. L’evidenza dei fatti era sempre stata di fronte ai miei occhi, ma sino ad allora non ero mai stato pronto ad accettarla.
Consumiamo e sprechiamo più dei tre quarti del pianeta, e già tronfi e gonfi più del possibile siamo anche capaci di prenderci alla gola per sottrarci l’ultima fetta di pane stando seduti ad una tavola che tracima d’ogni bene. Televisioni, quotidiani, riviste, radio e tutti quegli organi che paradossalmente chiamiamo d’informazione, mentre tutto questo accade, non trovavano niente di meglio che l’occuparsi della vita sessuale di qualcuno, delle quisquiglie dell’ultima gazzarra parlamentare o dei tristi quanto inutili retroscena di un omicidio. Parlano del grasso che cresce sui sederi delle persone, di barche e yacht, alberghi di lusso, vini e ristoranti per milionari, mentre noi stiamo li a ingurgitare tutto, seduti su divani imbottiti di rate, protetti da case che saranno di proprietà d’una banca per i prossimi trenta anni. Ci comportiamo come se abitassimo in un altro pianeta, come se le grida di tutti coloro che in questo istante vengono uccisi, violentati, torturati, strappati dalle proprie famiglie non dipendessero anche dalle nostre scelte, dai nostri stili di vita, da quel che accettiamo di credere e sostenere o da quel che continuamente proviamo a negare.
Ci siamo lasciati completamente inebetire e derubare d’ogni tempo necessario per riflettere, pensare, discutere. Non siamo più capaci d’alcuna empatia?
Abbiamo mai provato a calarci per un secondo, con il cuore e la mente, in ciò che può provare un madre mentre micidiali macchine di morte sorvolano i luoghi dove fino a ieri portava il suo bambino a giocare? Rimaniamo ipnotizzati dalle parole di quegli imbonitori televisivi che abbiamo ancora il coraggio di chiamare giornalisti e quasi ci scappa un applauso mentre vediamo scorrere alla tv immagini di soldati che fanno irruzione in una casa. Siamo ormai divenuti totalmente incapaci di distinguere il falso dal vero, la vita dalla morte, l’amore dall’odio, i film dalla realtà? Credo sia giunto il momento di smetterla di attribuire le colpe ad altri. Politici, giornali, multinazionali: sono sempre loro i responsabili. Ma noi un’intelligenza e una volontà non le abbiamo più? Noi siamo i consumatori, noi gli elettori, noi i genitori, gli insegnanti, i lavoratori. Noi siamo parte di tutto questo, responsabili quanto chi agisce deplorevolmente in prima persona perché gli siamo sempre accanto, ma con lo sguardo rivolto altrove. Questa è omertà, questa è mafia, una mafia dell’anima, e noi tutti ne facciamo parte, anche se è così consolante raccontarsi che tutto accade sempre in una sorta di non luogo, dove ovviamente noi non siamo mai. Ma non è forse che quel non luogo sia proprio dentro di noi?
A malincuore devo dirvi, amici miei, che lungo il mio cammino trovo sempre più uomini che non posso dire vivi, ma che non posso nemmeno chiamare morti. Sembra che fra noi umani si sia diffusa una specie d'epidemia capace di spegnere la vita delle persone prima che la morte abbia bussato alle loro porte.
Credo che questo "Male" sia cresciuto attraverso i secoli assumendo forme sempre differenti, senza far troppo rumore, riuscendo così a rimanere nascosto. Se a questo "Male" voi foste immuni, avrete già inteso ciò di cui sto parlando, perché sono proprio quelli ancor capaci di sentire, che pienamente comprendono la miseria di coloro che non sono nemmeno coscienti del loro soffrire. Attraverso questi incontri vorrei condividere con voi, amici mie, la ricerca che iniziai il giorno in cui mi resi conto dell’esistenza di questo inganno, augurandomi che in queste mie parole possiate trovare la luce di un faro capace di orientarvi anche nelle notti più scure.
Tutto ciò che dico cerco sempre di esprimerlo, per quanto ne sono capace, nel modo più chiaro e semplice possibile, perché intravedo quanto semplice e chiara sia la natura stessa della verità. Ma le parole semplici sono anche le più difficili da trovare, perchè nascono solo quando si è pronti a guardare la realtà delle cose, dentro e fuori di noi. Sarà altrimenti inevitabile che le menzogne e le paure, che si nascondono in noi, rendano confuso e bugiardo il nostro stesso ragionare. Il più delle volte, infatti, se ascoltiamo con attenzione, scopriamo come dietro ad eruditi discorsi e complesse argomentazioni si nascondano solo sconnessi e banali concetti. In molte altre occasioni ci accorgeremo, invece, come le parole più famigliari e belle siano usate unicamente per celare le più infami menzogne.
Pertanto dobbiamo esser sempre estremamente accorti proprio a quei discorsi che gli uomini del nostro tempo ritengono giusti, morali, virtuosi o chissà cos’altro, perchè ciò che è scontato nessuno lo mette mai in dubbio, per questo l’inganno vi costruisce sempre il suo rifugio!
Dadrim
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Il problema piuttosto è quello di trovare un sistema, gettare le basi per un cambiamento di paradigma che ci riporti ai veri valori e alla riscoperta della vera essenza della vita.
Statisticamente parlando, se un problema è condiviso da molti, lo stesso esiste e se esiste, io sono fiduciosa, esisterà anche una via d'uscita, una soluzione.
Bisogna solo capire quale può essere questa soluzione e adoperarsi per diffondere questo nuovo messaggio.
Complimenti, io sono con te
Meggi