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Alla ricerca del nostro centro interiore PDF Stampa E-mail
Centro interioreQualcuno ha chiesto: ...da qualche anno cerco di calarmi nel mio centro interiore... questo mio viaggio è basato soprattutto sull’osservare tutto ciò che accade nella mia mente. Ogni volta che sono presente sento un senso di apertura., di spazio, d’aria...di tutto dentro. Ma dopo un po’, sento che la mente ricomincia a prendere il sopravvento, inizia un turbinio di pensieri di qualunque tipo, sia positivo che negativo. Che consiglio mi potresti dare per aiutarmi in questo viaggio interiore?
Dadrim ha risposto: Nelle mia visione delle cose, calarsi nel proprio centro interiore significa realizzare la dimensione dell’essere, e cioè uno stato di coscienza in cui la nostra consapevolezza vive ogni cosa senza distorsione alcuna, senza essere manipolata, limitata, diretta e distorta da alcuna forma di giudizio, emozione o pensiero.
Questo non significa che sullo “schermo” della nostra mente non debbano più passare pensieri, emozioni, giudizi, o altro, ma significa unicamente che il legame che vincola la nostra consapevolezza a tutti qui fenomeni mutevoli e periferici, che fanno inevitabilmente parte della nostra esistenza, è stata spezzato. A volte possono esservi momenti in cui nulla si muove dentro di noi, dove tutto è silenzio e quiete, altre volte possono esservi momenti in cui v’è chiacchierio e agitazione, ma questo è irrilevante.
Il vero ostacolo che ci impedisce di esperire il potenziale stato di naturale libertà e serenità che risiede in noi, non è la presenza di pensieri ed emozioni che scorrono nella nostra mente, ma il coinvolgimento emotivo che ci incolla a essi.
Facciamo un esempio per chiarire meglio questo punto. Vi sono persone che guardando un film si identificano totalmente nelle situazione che vivono i personaggi nello schermo. Vi sono invece persone che non si identificano quasi per niente. L’immedesimarsi è un fenomeno soggettivo che va dalla totale immedesimazione, sino alla totale disidentificazione, dal totale contatto al totale distacco.
Il problema vero non sono le immagini che scorrono nel televisore, ma che tipo di relazione instauriamo nei confronti dello scorrere di queste immagini. Cos’è che permette ad una persona di guardare un film senza cadere nel film, e cosa, invece, fa si che qualcuno pianga, si terrorizzi, o si esalti guardando una pellicola? Chi guarda un film conservando una costante consapevolezza che ciò che sta vedendo è unicamente un fenomeno esterno a sé, periferico, transitorio, ininfluente rispetto alla propria realtà interiore, mantiene una condizione di imperturbabilità. Ciò significa che potrà godersi la storia senza subire gli eventi. Ciò significa che la consapevolezza di sé non viene mai dimenticata e perduta. Chi invece si identifica totalmente con ciò che accade dentro lo schermo, dimostra semplicemente d’avere uno scarso radicamento in sé, una scarsa capacità di rimanere presente alla percezione della totalità che lo avvolge e compenetra.
Cerco di approfondire ulteriormente. Quando guardo un film, se la mia consapevolezza non si focalizza mai unicamente sullo schermo, rimango sempre cosciente che io sono fuori dalla storia, che io sono su un divano, che oltre la finestra il sole brilla, gli uccelli cantano, i miei amici mi sono seduti accanto, e li di fronte a me scorre una storia fatti di immaginazione. Questo significa che la mia consapevolezza mantiene una costante apertura alla percezione della totalità che mi circonda, avvolge e compenetra. Infatti, quando vogliamo che un film, magari un horror, ci facci maggiore effetto, dobbiamo chiudere tutte le finestre, spegnere le luci, e non avere persone chiassose intorno. Questo è lo stesso motivo per cui amiamo andare a vedere i film al cinema. Al cinema, lo schermo è molto più grande di noi, sembra che ci inghiotta. È buio, la gente rimane in silenzio, nessun telefono suona, nessuno in cucina sta lavando i piatti, nessun vicino di casa inizia a tagliare l’erba. Il cinema è fatto apposta per aiutarci a immedesimarci totalmente agli eventi del film.
Questo mostra che quando la nostra consapevolezza si fissa su qualcosa, perde la percezione della relatività e della transitorietà di quel qualcosa, poiché non ha più uno sfondo che faccia da paragone, da metro di giudizio, iniziando, così, a percepire quel qualcosa come assoluto, totalizzante, inglobante, e quando una parte diviene il tutto, ecco che la sofferenza affiora. Andare al cinema e immergersi in una storia è bello, ma quell’immergersi non diviene mai un totale dimenticare che siamo di fronte ad un film, altrimenti diverrebbe un incubo. Proviamo ad immaginare se mentre guardiamo un film ci dovessimo calare totalmente nei panni del personaggio. Saremmo inevitabilmente condannati alla sofferenza, qualunque sia la trama del film. Se stiamo vivendo un dramma, il dolore risiede nello stesso svolgersi della storia, ma ciò non cambierebbe nemmeno se stessimo vivendo una fantastica storia d’amore o di successo, per il semplice motivo che prima o poi la storia finirà, il proiettore si spegnerà, e noi ci ritroveremo nuovamente seduti sulla poltroncina di un piccolo cinema di periferia.
Tutto questo è esattamente quel che accade anche nelle proiezioni che costantemente vanno in onda sullo schermo della nostra coscienza. I nostri pensieri, interpretando la realtà in base ai nostri desideri, generano un film, ed ogni persona si immedesima più o meno in questo film.
Pensiamo a chi si suicida perché un rapporto è finito. Cosa è successo nella mente di questa persona? La storia che la sua mente stava proiettando sullo schermo della sua coscienza è divenuta così assoluta e totalizzante, che quando le luci si sono riaccese e il proiettore ha smesso di andare, lo shock è stato tale da non poter essere sopportato.
Se questa persona avesse conservato un costante contatto con se stesso, avrebbe sicuramente mantenuto la costante consapevolezza che nonostante le storie che scorrono di fronte ai nostri occhi possono mutare, colui che vede questo flusso dimora in uno stato di libertà e serenità inviolabile.
Tutto ciò mi serve unicamente per farti capire che non è necessario che i tuoi pensieri si arrestino per poter esperire uno stato di serenità, libertà e di realtà. Il fulcro di tutto è riuscire a porsi nei confronti di ogni cosa come un osservatore silente e distaccato, che non giudica, non rifiuta e non privilegia nulla. Tu sei sulla poltrona della tua casa interiore, e da lì osservi il film delle tue emozioni, dei tuoi pensieri, degli eventi quotidiani. Ne puoi anche godere, ma rimani sempre cosciente che il tuo essere interiore è sempre e solo colui che vede tutto e che non subisce alcunché.
Tu dici: da qualche anno cerco di calarmi nel mio centro interiore... questo mio viaggio è basato sopratutto sull’osservare tutto ciò che accade nella mia mente.
Io ti consiglierei di non privilegiare l’osservazione di ciò che accade nella tua mente, ma di mantenere una costante consapevolezza del tutto, di ciò che è dentro di te, quanto di quel che è fuori di te. Quando chiudi gli occhi, guarda e ascolta. Guarda i tuoi pensieri, ascolta le tue emozioni, ascolta i suoni che provengono dall’ambiente esterno, ascolta il tuo corpo, il suo battito cardiaco, il tuo respiro. Ascolta ogni cosa, lasciandola venire naturalmente, perché tu non puoi certo costringerti ad ascoltare tutto contemporaneamente. Lascia che la tua consapevolezza colga quel che vuole cogliere, senza imporle nulla, senza pretendere nulla, perché nell’osservazione nulla va escluso, nulla va giudicato, nulla è sbagliato. L’unica cosa a cui devi stare attento è di ritornare immediatamente ad osservare e ad ascoltare, tutte le volte che ti accorgerai d’esserti immedesimato con le proiezioni del tuo film interiore, e questo probabilmente accadrà molte volte. Ma nemmeno questo è un fatto da giudicare o per cui lasciarsi turbare. Quando la tua consapevolezza si focalizza su qualcosa di specifico, ricadendo così nella tela dei pensieri e delle emozioni, positive o negative, non c’è nulla di male, è naturale che sia così, lo ha fatto per una vita intera, e ora non può mutare in un momento. Quando questo accade vuole solo dire che ti sei immedesimato nuovamente al film. Bene! Appena te ne accorgi, “ritorna sul divano del tuo essere” e ricomincia ad ascoltare e osservare tutto. Come dicevo prima, il problema non sono i nostri pensieri o le nostre emozioni. Il problema non è il loro esser presenti in noi, in forma negativa o positiva, ma il rapporto che abbiamo con questi fenomeni. Se manteniamo una relazione oggettiva e distaccata, tutto inizierà lentamente a rientrare in un equilibrio naturale. Se manteniamo un rapporto di dipendenza e collaborazione, il caos e la sofferenza aumenteranno progressivamente.
Tu dici: quando sono presente sento un senso di apertura, …ma dopo un po’, sento che la mente ricomincia a prendere il sopravvento, inizia un turbinio di pensieri…" Il problema non è il turbinio di pensieri, ma il fatto che tu vieni coinvolto da questo turbinio di pensieri. Tu, in qualche modo, collabori al sostentamento di questo turbinio, forse anche solo preoccupandoti del fatto che sono nuovamente affiorati dei pensieri, e questa opposizione rinforza sicuramente il loro flusso. Sembra che tu abbia un’idea che ti fa dire: solo quando la mia mente è silenziosa è possibile esperire uno stato di libertà e realtà. Ma non è così! Il cambiamento inizia nel momento in cui, nonostante in te vi siano diverse correnti che si muovono, la tua consapevolezza rimane in uno stato di osservazione attenta e passiva. Quando iniziamo a radicarci in questo stato dell’essere, è probabile che vedremo lentamente diminuire il flusso dei nostri pensieri e delle nostre emozioni, ma questa sarà solo una conseguenza secondaria. Non certa però, poichè ogni uomo e un fenomeno unico e misterioso. Il vero nocciolo delle questione sta nello spezzare il rapporto di dipendenza che ci lega ai fenomeni transitori del mondo esterno ed interno a noi. Forse un giorno non vi saranno più pensieri o forse vi sarà sempre una trasmissione in onda sul tuo schermo, ma quando sarai radicato nel tuo centro interiore, tutto ciò sarà irrilevante. Capisci?
Anthony De Mello ha detto: “Prima del risveglio, ero depresso; dopo il risveglio continuo ad essere depresso, ma c’è una differenza: non mi identifico più con la depressione.
È come se tagliassimo le radici di un albero. L’albero non morirà immediatamente, prima inizierà a perdere le sue foglie, e così è il nostro mondo interiore. Quando lo si osserva attentamente, dopo un certo periodo, potrebbe iniziare addirittura ad aumentare la quantità di confusione, ma anche questo non è affare che ci riguarda. Come l’albero prima di morire farà inevitabilmente cadere migliaia di foglie, così la nostra coscienza, prima di stabilirsi in uno stato di quiete, ci farà vedere tutte le cose che nascondeva nelle sue profondità, ma non temere nulla, rimani in silenzio, aperto all’ascolto e all’osservazione. Tutto passerà!
Riporto nuovamente quel che scrissi in una precedente riflessione: “ Vivo seduto sulla sponda del torrente.
Questo torrente è il nostro mondo interiore.
Immobile e distaccato osservo la corrente impetuosa, i potenti vortici d’acqua che trascinano sul fondo tronchi d’alberi, carcasse d’animali, oggetti smarriti e mille altre cose strappate lungo i tortuosi sentieri scavati nei secoli.
I vortici e le correnti sono i nostri pensieri che vivono e si nutrono dei detriti del nostro passato.
Immobile e distaccato lascio che la piena del torrente faccia il suo corso.
A volte sento affiorare tremende paure.
Immobile e distaccato, tengo gli occhi chiusi mentre lascio che tutto il caos della mia mente si rifletta nello spazio limpido della mia coscienza.
A volte cado nel torrente e vengo trascinato per metri, a volte chilometri, verso valle.
A volte vengo trascinato sul fondo da enormi mulinelli d’acqua, ma poi, come sempre, tutto d’un tratto mi ritrovo nuovamente immobile e distaccato, seduto sulla riva.
Noi non siamo i nostri pensieri, non siamo le nostre angosce, le nostre paure, le nostre bramosie.
Quando smettiamo di voler dominare le correnti del nostro mondo interiore, e semplicemente rimaniamo silenti ed immobili al loro cospetto, pazienti e fiduciosi, scopriamo meravigliati come la violenta piena del nostro torrente interiore si plachi da sola”.
Siediti, pertanto, lungo le rive del torrente, mentre lasci che la superficie dell’acqua torni a riflettere le nuvole e le stelle del cielo.
Quando vorrai mi troverai sempre qui, seduto sulla sponda del torrente!
Un abbraccio,
Darim
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Commenti (4)Add Comment
...
scritto da Sissi, ottobre 23, 2008
Io centro!!!!! B)
...
scritto da Francesca, ottobre 22, 2008
Hai prprio ragione Davide, è sempre un piacere ritornare fra queste pagine...
...
scritto da Davide, ottobre 22, 2008
é bello trovare fra le pagine della rete luoghi come questi, sempre che ve ne siano altri. Ogni volta che passo di qui mi sembra di ricevere una boccata d'aria fresca.
Ciao Dadrim e grazie di tutto!!!
...grazie di cuore.....
scritto da gentian, ottobre 12, 2008
...sento che il tuo aiuto è pertinente alla mia realtà...,il tuo equilibrio interiore ravviva ancora di piu in me lo stato di distacco..il lasciar andare tutto. Ti sono grato per la tua amorevole puntualità..... è un piacere averti trovato. Buon riposo...

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