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Amore e relazioni

L'amore incondizionato: il miracolo più grande

L'ego nasce quando la coscienza inizia a muoversi verso il mondo della creazione, perpetrando le spinte istintuali dettate dalla volontà di sopravvivenza. L'ego è una struttura auto-difensiva eretta nei confronti del mondo esterno, generata durante il primo stadio evolutivo. L'individuo per conoscersi deve inevitabilmente perdersi nelle forme della creazione, patire la sofferenza della perdita di se stesso, sino ad anelare successivamente la riscoperta di se stesso. Così stanno le cose per loro stessa natura: il gioco della vita si fonda sulla necessità di perdersi per poi ritrovarsi. Dio può gioire di se stesso solo dopo aver dimenticato e rievocato la sua natura divina. V’è, però, un dolore necessario al ricordo di sé e un dolore reiterante, malato, connaturato alla struttura dell'ego. La mente cerca di capire, cambiare, manipolare la realtà. Quanto sono superflui i nostri perché, quanto sono inutili le nostre domande. Ora c'è dolore, sofferenza, paura: desistiamo da ogni tentativo di capirli e spiegarli. Tutto ciò serve solo a distorcere la reale comprensione dei fenomeni per tentare di controllarli e manipolarli secondo il nostro desiderio di sicurezza. Queste sono solo le dinamiche auto-protettive dell'ego. Immobili, restiamo nel presente, seduti nel cuore del nostro dolore, e lasciamo che da solo si racconti. Stando alla sua presenza, senza manipolarlo, come ghiaccio al sole si dissolverà svelando il silenzio che nasconde al suo interno. Voler capire equivale a fuggire. Vedere è tutt'altra cosa: vedere è comprendere istantaneamente oltre il tempo. Usiamo il pensiero perché non riusciamo a reggere la realtà di ciò che accade. In ogni evento i vecchi schemi della mente s'insinuano come un virus, deformando la visione totale e chiara delle cose. La visione giunge come un lampo che squarcia le tenebre, non si può causare, può solamente accadere, e noi possiamo unicamente preparare lo spazio dove questo fenomeno può avvenire. Tutto ciò che è volontariamente causato è vincolato alle dinamiche di causa ed effetto. Tutto ciò che è sotto il dominio di tale legge non conosce libertà alcuna e ruota all'interno di meccanismi prestabiliti, ordinati nel mondo temporale.

La mente ordinaria lavora applicando tali dinamiche. Si può forse affermare che senza la mente comune quest'universo non conoscerebbe nulla come il tempo e i processi consequenziali. La sofferenza sotto una certa prospettiva è, pertanto, una sorta di benedizione.

L'intelligenza creativa, imbrigliata nelle anguste celle del pensiero reiterante, soffre e si contorce. La sofferenza diviene così un potente richiamo ad una dimensione di libertà e creatività ora dimenticata. L'intelligenza non sta nel pensiero logico, discorsivo, sillogistico, causale, mnemonico, temporale, ma vive oltre tutto questo.

L'intelligenza creativa è intuitiva, esplosiva, diretta, non causata, auto-generata, a-temporale, a-spaziale, vivifica e vivificante. Il pensiero logico, se si esplica nella sua massima estensione, può unicamente giungere a un’auto-sospensione.

Un pensiero perfetto può unicamente auto-terminarsi, come tutto ciò che giunge a perfezione, perché tutto ciò che è limitato, prima o poi, giungerà al suo apogeo, alla sua morte e dissoluzione.

Ciò che è illimitato non conosce il senso del termine perfezione, o forse, l'illimitato è imperfezione perfetta, continua trascendenza, ma queste rimangono solo vuote parole se il nostro desiderio di verità e libertà non si sposta dal piano del pensiero al piano dell’azione totale. Sediamo quindi in silenzio e in attenta e passiva osservazione del mondo che ci circonda e compenetra. Diveniamo scienziati di noi stessi. Trasformiamo la nostra stessa vita in un laboratorio di ricerca!!

Il dolore viene neutrale, può distruggere o rigenerare, può condurre alla fioritura dell'intelligenza creativa o spingere in un ancor più profondo sepolcro di memorie. La comprensione può determinare la modificazione dei nostri stati emotivi e comportamentali unicamente se è esercizio della totalità del nostro Essere. Una cosa, anche se capita, non vuol dire che sia stata compresa e assimilata. (Quante persone capiscono che il fumo uccide, ma non per questo smettono. Comprendere che il fumo uccide significa vedere istantaneamente e totalmente, nell’azione di fumare, l’idiozia di un fatto mortale in atto e non in potenza). La comprensione è contemporanea al mutamento. Il mutamento è l’ombra della comprensione, ma la comprensione, ripeto, non è un azione dell’intelletto, ma un fenomeno di percezione totale della nostra coscienza! Comprendo e immediatamente agisco di conseguenza. La comprensione parte dal centro e ordina la periferia con un atto totale. Il pensiero, che equivale al capire, parte dalla periferia per giungere al centro, ed è sempre un movimento limitato, ponderato, causale, temporale, incapace di penetrare nei recessi dell’animo umano. Il pensiero discorsivo, nella sua migliore espressione, può unicamente riflettere sè stesso e disquisire su se stesso, giungendo così ad intuire la propria intrinseca finitudine, lasciando, di conseguenza, spazio all’espansione della comprensione, dove, finalmente, l'Essere, non più ostacolato dalle barriere dei processi temporali del pensiero, può diffondere la propria luce nel mondo interiore del soggetto.

Questo è il punto in cui muore il vecchio uomo e nasce l’uomo nuovo.

Per questo in oriente si dice che una persona realizzata è un uomo nato due volte.

I discorsi sulla realtà ultima non vanno solo capiti, ma bevuti, mangiati, digeriti, letti e riletti, sino a quando, oltre le parole, s'inizia a sentire e intravedere uno spazio vivifico non più semplicemente intellettuale.

Il pensiero discorsivo si dissolve lungo il suo stesso tragitto verso la comprensione, sino ad auto sospendersi, o meglio, sino a svincolarsi dalle pastoie delle spinte fallaci del desiderio.

L'essere umano nasce con cinque sensi rivolti unicamente verso il mondo esterno e la peculiare caratteristica di non poter sopravvivere autonomamente.

Con tali premesse l'infante sviluppa, sin dai primissimi momenti di vita, un bisogno nei confronti degli elementi esterni a sé pari alla percezione della possibilità di perire per la mancata saturazione e risposta alle necessità primarie. Vi sono necessità fisiche e La Necessità Esserica.

Le necessità fisiche riguardano la protezione dell'organismo: la nutrizione, la protezione dai pericoli esterni... La necessità Esserica riguarda il bisogno d’attenzione incondizionata per la totalità dell'individuo.

Attenzione incondizionata per la totalità di un individuo è, a mio avviso, la definizione più corretta della parola amore!

Le necessità fisiche sono subordinate all'Esserica. La mancata risposta a tali condizioni s'imprime nella memoria del soggetto divenendo un dato stabile nel suo spazio coscienziale. Tale dato sarà fatto riemergere dal soggetto in ogni situazione anche solo vagamente simile alle circostanze della prima impressione. I vecchi elementi esperienziali acquisiti vengono, così, continuamente sovrapposti alle nuove situazioni esistenziali: questa è la continua reiterazione del passato a discapito del presente, effetto dell'unione d'istinto di conservazione e della possibilità di immagazzinare eventi nella memoria e combinarli, poi, tramite la facoltà associativa dell’intelletto.

Tutto ciò determina uno squilibrato sviluppo della personalità all’interno d’un sistema autodifensivo, reiterante, per nulla adeguato alle reali condizioni e sfide ambientali.

L'identificazione tra il soggetto e i fenomeni a lui esterni (oggetti, persone, comportamenti, pensieri, reazioni emotive di chi lo circonda)  sorge quando l'energia dell'individuo si muove verso il mondo esterno prendendo le forme del desiderio.

Il desiderio è sempre in relazione a qualcosa. Quando questo qualcosa assume maggior valore del soggetto desiderante, si ha il fenomeno dell'identificazione.

Un desiderio assume maggior valore del soggetto quando la mancata soddisfazione di quel desiderio viene percepita dall’individuo come potenzialmente mortale.

Ciò significa che, se durante l’infanzia e la preadolescenza, il bambino non trova adeguate risposte ai suoi due principali bisogni vitali (l’amore incondizionato e i bisogni primari dell’organismo), molto probabilmente, quando diverrà adulto sarà spinto da una paura inconscia a procurarsi in modo smisurato quei bisogni che non sono stati adeguatamente corrisposti in precedenza.

Va sottolineata una cosa d’importanza capitale: i bisogni dell’organismo dovranno sempre essere appagati dal mondo esterno, per il semplice fatto che il corpo umano è un fenomeno che vive in una dimensione d’interdipendenza organica con l’ambiente esterno (il cielo mi dà l’acqua e il sole, la terra mi dà i sui frutti, ed io partecipo, nelle forme e i modi connaturati alla mia specie, all’equilibrio della natura), ma il bisogno d’amore incondizionato, che il bambino necessita sin dal primo istante, se appagato, muta in una capacità d’amare, a sua volta, incondizionatamente.

Questo credo sia il miracolo più grande della vita, la massima libertà e grandezza che l’esistenza ci ha concesso, pertanto tengo a ribadire questa mia convinzione. Se un bambino cresce in una dimensione relazionale d’amore incondizionato il suo bisogno di ricevere amore si trasforma in una capacità attiva d’amare incondizionatamente. L’animo umano nasce bisognoso di scoprire la dimensione dell’amore e quando ne vive la pienezza esso stesso ne diviene incorruttibile portatore, custode e testimone!!

Coloro che non crescono in una dimensione d’amore, vagano spesso per tutta la vita alla ricerca di qualcuno che possa appagare questo loro bisogno negato, ma veramente poche sono le persone che hanno visto corrisposto questo loro bisogno, pertanto le relazioni fra gli uomini si tramutano in un’elemosina fra mendicanti.

Dal mio punto di vista vi sono due principali vie d’uscita da questa triste condizione che sembra affliggere la maggior parte dell’umanità. Una,la più rare, riuscire a riconoscere quel qualcuno che sia capace di donarci quel che non abbiamo mai ricevuto, e cioè uno specchio limpido ove la nostra natura più segreta possa essere riflessa e finalmente svelata a noi stessi.

L’altra è la via della ricerca personale, dove autonomamente cerchiamo di ripulire la nostra coscienza dalle ferite di un amore mancato, sino a farla divenire essa stessa quello specchio limpido capace di svelarci la nostra vera identità.

Un abbraccio,
Pier

Tags: Equilibrio interiore

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Commenti   

# gentian 2008-11-19 20:42
...non ho la tua limpida chiarezza ,Dadrim.....ma sento che, cio che scrivi appartiene anche a me...confusione ed momenti salubri si alternano...gli opposti diventano sempre più vicini...meno aspri...,l'esta si pero' ,appartiene al non spostarsi..al centro..al let-go.
...la monotonia della ripetizione giornaliera ,non ha un senso alla fine...mi accorgo invece che il non-senso, il semplice quieora è la sostanza del TUTTO...
GRAZIE per i sprazzi di presenzza ,che mi crei amico...buon riposo
# Mariano 2008-11-19 23:11
E' solo un istante, ma quell'istante mi sembra eterno. CApita così, a volte, di sentire che ogni cosa e al posto giusto, come doveva essere, nell'unico modo in cui si poteva esprimere. E' solo un istante fugace, ma quanto significato lascia ogni qual volta viene.
Nelle tue parole spesso risento l'eco di quel momento e comprendo da dove riprendere il cammino!
Un caloroso saluto,
Mariano

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