Ivan ha scritto: Ciao Dadrim, sto attraversando un periodo in cui fatico ad avere rapporti sessuali con la mia ragazza. Preciso di volerle bene, mi piace anche fisicamente e desidero fortemente stare con lei. Tuttavia, a livello sessuale, faccio gran fatica a trovare il giusto eccitamento. Assieme stiamo bene siamo in sintonia. Abbiamo deciso anche di andare da un sessuologo, vedremo… Che mi dici al proposito? È già la seconda volta che mi capita con una ragazza, dopo un paio d'anni non provo più eccitamento nei loro confronti. L'ultima volta l'ho lasciata perché non me la sentivo di stare con lei e pensavo che quello fosse il motivo, ora invece non é così. Mi sento in gabbia: vorrei, ma non riesco, lei non me lo fa pesare, ma pesa a me.
Ciao, grazie per l'attenzione
Dadrim ha risposto: La tua domanda ha diverse implicazioni non valutabili dalla semplice lettura della tua lettera, sarebbe necessario poter approfondire molti aspetti, pertanto credo che la decisione di andare a parlare con qualcuno di competente sia saggia. L’unica cosa che ritengo di poter fare attraverso la mia risposta è riflettere un po’ assieme sua alcuni condizionamenti tipici del nostro tempo, che spesso insinuano inutili problematiche nella nostra vita sessuale. Il primo condizionamento che subiamo sin dalla nascita è un’attribuzione di valore errata alla dimensione sessuale. Ci convincono che in una relazione d’amore il sesso è fondamentale. Niente di più cretino! Il secondo condizionamento che subiamo sta nell’idea che se il desiderio sessuale diminuisce o svanisce qualcosa in noi, nel partner o nella coppia non va. Una fesseria ancor più grande della precedente.
Il sesso è importante, è bello, è fondamentale per la riproduzione, è molte cose, ma è anche e soprattutto un fenomeno transitorio, mutevole e soggettivo. In alcuni momenti della vita di un essere umano è naturale che il sesso stia al primo posto delle priorità, ma se lo poniamo al primo posto della scala valoriale creiamo un’infinità di guai. Cosa intendo? Una necessità fisiologica può essere prioritaria in un certo momento, ma non per questo deve divenire il faro che guida il senso della mia vita. Se non mangio da due giorni la mia priorità è sicuramente il cibo, ma non per questo dopo aver mangiato continuo a pensare a come alimentarmi, a cosa potrei mangiare di nuovo, a quando mangerò la prossima volta. Stesso vale per il sesso. In alcuni momenti della nostra vita il sesso ha una spinta molto potente, pertanto diviene per noi un fenomeno prioritario, una necessità che, se risposta con consapevolezza, amore e leggerezza, torva progressivamente un suo equilibrio siano a pervenire a naturale estinzione. Viceversa, quando il sesso viene posto fuori dalle sue reali possibilità e realtà, la frustrazione è inevitabile. Il nostro principale problema credo stia nel ritenere l’amore sinonimo di passione sessuale. La nostra società, essendo tremendamente ignorante e superficiale, inconsapevole dell’infinita profondità e delicatezza dell’amore, rimane schiava della passione fisica che, per quanto possa dare piacere, è solo la punta di un iceberg sconfinato.
Una grande fetta della nostra sofferenza nasce proprio dal ritenere una piccola parte dell’amore la sua totalità. Il sesso è come le foglie di un albero: molteplice, bello, ma transitorio, caduco, mutevole, superficiale. Se gli uomini iniziassero a ritenere le foglie di un albero sostanziali, e per questo annaffiassero solo queste e non le radici, l’albero sarebbe condannato a rinsecchirsi. Stessa cosa accade all’animo umano. Siamo convinti che il sesso sia sostanziale nelle nostre relazioni amorose, per questo lo ricerchiamo, lo idolatriamo, senza renderci conto che le nostre fondamenta stanno in ben altri luoghi, a ben altre profondità.
Il sesso non è nulla più di un bisogno fisiologico, che, se animato dal fuoco dell’amore per la persona vista e accolta nella sua totalità diviene una meravigliosa occasione di celebrazione e trasformazione, se animato unicamente dal fuoco della passione per il corpo, diviene, nella maggior parte dei casi, motivo di gelosia, possesso e delusione. Se ci pensiamo bene, un corpo ci attrae sino a quando ci è ignoto, sino a quando non ne conosciamo ogni centimetro, movimento, sussurro e sussulto. Ma quando il tempo passa e le cose si fanno note, ripetitive, scontate, tutta la magia e l’alchimia svanisce. Ritengo normale che dopo qualche anno di conoscenza fisica la passione vada diminuendo. Non v’è nulla di strano. Ecco allora che il tempo si fa prova della natura del nostro amore. Se concepiamo le nostre relazioni come porte per aprire nuovi mondi, per accedere a dimensioni sempre più profonde e vaste di intimità, affetto, ascolto e sensibilità, il sesso progressivamente diminuisce lasciandoci intravedere nuove sorgenti di piacere e beatitudine estremamente più durature e solide. Viceversa, se con il passare degli anni il sesso svanisce lasciandosi alle spalle deserti di pensieri, emozioni e consapevolezza, ciò significa che non abbiamo ancora capito la vastità della natura umana e la meraviglia del suo potenziale.
Riuscire a porre il sesso nella sua giusta prospettiva, godendo i sui frutti, senza disperarsi quando viene l’autunno, senza ossessionarsi quando viene l’inverno e senza ripetere sempre le stesse azioni quando riaccade la possibilità di piantare qualche nuovo seme è estremamente arduo in questo nostro tempo malato.
La nostra cultura è abnorme, ottusa, anziché spiegare alla persone che la sessualità ha i sui limiti, che se diminuisce di intensità è un fatto naturale, se non addirittura un segno di maturità e di altre ben più grandi possibilità, insegna tecniche per non permettere la diminuzione del piacere. Propaganda l’idea che chi non fa sesso regolarmente è una persona con qualche problema, che deve farsi vedere da uno specialista. La nostra cultura ci dice ogni quanto tempo è normale fare sesso, come andrebbe fatto, come si dovrebbe baciare, cosa fare quando arriva la vecchiaia e il pisello cade, quale gel mettere, quale pastiglia prendere, quale giochino erotico praticare, quale area del corpo stimolare. Non sembriamo nulla più che vacche da mungere sino alla morte! Leggevo qualche giorno fa su un giornale un articolo, scritto da uno psicologo, nel quale si diceva che una persona di età media conduce una vita sana se sta entro un paio di rapporti sessuali alla settimana. Un paio alla settimana?! Ma cos’è? La prescrizione di una medicina? E se non faccio sesso per un mese o per un anno? E se travolto dalla passione lo faccio tre volte al giorno? Cosa posso fare? C’è una pastiglia blu per chi lo fa troppo e una rossa per chi lo fa poco?
Stiamo ammazzando la bellezza del puro sentimento, dell’imprevedibile movimento dei nostri sentimenti, della libertà e della diversità che ogni individuo è.
È buona cosa sposarsi, fare sesso due volte alla settimana, fare un figlio fra i 35 e 40 anni, lavorare fino a 70, per poi schiattare felici fra i 75 e gli 80 gratificati dall’esenzione per il viagra: se siamo parlamentari abbiamo anche qualche diciottenne in omaggio. Che bella vita! Che consapevolezza! Che saggezza da tramandare alle nuove generazioni!
Gentile Ivan, perdona le divagazione, ma, dal mio punto di vista, a volte, dietro nostri più o meno grandi problemi v’è solo la violenza delle idee che ci mettono in testa.
Ami la tua donna, stai con lei da due anni, da un po’ non senti più un particolare desiderio sessuale, per lei non è un problema, e quindi? Dove sta il problema? Se senti una cosa perché ne pensi un’altra? Se da un mese a questa parte sentissi il bisogno di mangiare solo una minestrina alla sera, basta carne, cibi pesanti o altro, inizieresti a pensare di dover andare da un dietologo, che hai un problema? Non penseresti semplicemente che il tuo organismo è cambiato e ora si sente meglio con poco cibo più leggero?
Se tu e la tua ragazza vi amate, perché non lasciate che l’amore vi guidi dove vuole condurvi, con i mezzi che a lui sono più cari? Forse è tempo di stare in silenzio, abbracciati, ascoltandosi così attentamente da poter percepire persino il battito del proprio cuore. Forse è tempo di parlare della vita, del suo mistero, del vostro destino, o forse è semplicemente tempo di godersi questa strana calma siano a quando la tempesta del desiderio rialzerà nuovamente l e possenti onde del vostro oceano interiore.
Non so che tempo sia, ma credo che la tua mente stia parlando al tuo corpo e al tuo cuore usando i pensieri di questo nostro tempo. Viviamo in una società malata che è capace di creare problemi ovunque, anzi, soprattutto dove le cose scorrono serene e naturali. Questo proprio perché là dove qualcosa inizia a trovare un vero equilibrio, la psicologia di massa, paragonandosi, si scorge povera e inumana.
Gentile Ivan, per quel che mi riporti nella tua lettera mi sento solo di consigliarti di goderti le cose per come stanno. Sai, a volte, il pensiero di dover fare qualcosa ci toglie il piacere innato di fare quella cosa. Il sesso è come il cibo, quando hai fame mangi, quando sei sazio hai energie per fare altro. Goditi “l’altro” e forse ti tornerà anche la fame… ma anche se non dovesse tornare dove sta il problema? L’oceano della vita è immenso, il sesso ne è solo una goccia… meravigliosa, a volte fondamentale, ma sempre e solo una goccia rimane.
Un saluto,
D.
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Commenti
Convivo con un uomo da tanti anni, e ogni volta che lo sento parlare di queste problematiche con gli amici mi rendo conto che l'opinione del 99% degli uomini negli ambienti che frequentiamo è che il sesso sia uno dei "servizi" del "pacchetto benessere", forse quello che maggiormente invoglia ciascuno di loro a convivere con una donna.
Questi uomini vedono se stessi come organismi biologici, animali, che attraverso l'attività sessuale possono "scaricare" un eccesso di testosterone in circolo che creerebbe loro tanti disagi, non ultimo un comportamento aggressivo; conosco uomini che "esigono" di fare sesso al ritorno dallo stadio, ad esempio, qualunque sia stato l'esito della partita di calcio per la squadra del cuore, sia la vittoria che la sconfitta, e la presenza o meno del desiderio da parte della loro donna non ha nessuna rilevanza per loro, per la serie: "ne ho bisogno, fammi questo piacere!".
Sono quelle stesse persone che ritengono che le scariche di adrenalina mentre sono alla guida, ottenute pronunciando improperi contro gli altri automobilisti, servano a tenerli svegli e attenti alla strada, senza sapere che si tratta di "dosi" di una droga che l'organismo si è abituato a produrre per predisporrere i nostri progenitori alla corsa prima di uno scontro fisico con il nemico ed è logorante, a lungo andare, con le modalità di vita sedentarie che ci sono oggi.
Sono quegli stessi uomini che quando la donna da loro amata non è disponibile a fare sesso per motivi fisici contingenti, come un intervento chirurgico o una gravidanza difficoltosa, o si è in viaggio per lavoro o in vacanza da soli perchè non coincidono le ferie, si sentono autorizzati a concedersi avventure sessuali con altre, perchè "prive di importanza, il sentimento non c'entra": è solo una manutenzione fisica, una "revisione periodica" del pisello, che funziona benissimo anche senza amore?
Penso che questa visione del sesso sia condivisa anche dalle loro partners, sia stabili che occasionali: mi riferisco a tutte le collaboratrici, segretarie, colleghe d'ufficio, amiche di famiglia e quant'altro, che pur non essendo delle prostitute si rendono disponibili per avventure erotiche occasionali sul luogo di lavoro, assoggettandosi a sentirsi definire pubblicamente con epiteti dispregiativi dallo stesso uomo quando quell'attrazione è terminata, e a quelle compagne "ufficiali" che le tollerano, perchè in fondo "non significano nulla e non mettono in pericolo la solidità della coppia".
E cosa pensare di quelle feste di addio al celibato, in cui gli amici offrono allo sposo un paio di escort la sera prima di "coronare il sogno" di andare a vivere con la "donna che ama"?
E quelli che sono già diventati nonni eppure hanno il terrore che avere meno erezioni che in gioventù significhi essere prossimi alla morte (però continuano a fumare un pacchetto al giorno) e per loro prendere il viagra e tingersi i capelli vuol dire restare uguali a prima, e chiamano "vecchie" tutte le donne in menopausa?
Ma stiamo scherzando? E l'evoluzione della specie, rispetto ai cavernicoli, dov'è?
Mi piacerebbe molto leggere la testimonianza di qualche uomo, a riguardo. Saluti a tutti.
Viola
io ...appartengo alla categoria che i cacciatori denominano "sfigati" e ne vado orgoglioso, non che non abbia goduto di qualche generosa preda, ma ciononostante credo d'aver "condito" l'accaduto di contenuti più alti che il solo bunga bunga.
per certi versi però proprio l'aver riempito di contenuti ..l'avventura credo la renda ancor più condannabile dal punto di vista di chi l'ha subita.. o no ? per questo ...chiedo invece a te di commentare la mia testimonianza
“ Se preferisco le donne agli uomini è perché hanno il vantaggio di essere più squilibrate, quindi più complicate, più perspicaci e più ciniche, senza contare quella superiorità misteriosa che conferisce una schiavitù millenaria.” E. Cioran
In questa ottica non è molto facile spiegarsi il perchè di tutte le molestie sessuali subite dalle donne da parte di consanguinei.
Secondo me questo tipo di educazione è nato dalla volontà degli uomini di tutelarsi dall'eventualità di crescere figli di altri (sai che percentuale è stimata di figli di altro "donatore", se in ogni famiglia si facesse l'analisi del DNA?) e anche di confrontarsi con una donna cresciuta libera di esprimere la sua naturale sensualità, nel timore di non riuscire a stare al passo (non ho ben capito il commento di Paula Maria, forse fa parte di questa sfera di argomenti).
Siamo ancora sul terreno del sesso fine a se stesso, penso che Dadrim con le sue parole volesse ricondurlo in una dimensione più vasta, quella dell'esperienza di vita umana nella sua complessità.
E tu, Nino, se in un periodo dovessi accorgerti che il tuo desiderio è diminuito, come lo vivresti?
ma tornando al desiderio calante.. come dice Dadrim con gli anni è normale.. e ben sostituibile con interessi e stimoli "altri". per un p'ò se ne fa un dramma.. ma poi lo si declassifica tra le "varie ed eventuali" di una lunga convivenza.. come dice Finardi in una meravigliosa canzone >
Auguro a te e a tutti quelli che seguono il blog un buon Natale e tante belle cose..
A presto
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