Una scarpa n°48 è grande, ma stretta per chi porta il 52!
Roberto ha scritto: Ciao Dadrim, sono Roberto e sono inciampato per caso nel tuo blog; leggo sempre con particolare curiosità trattazioni di carattere spirituale per vedere dove sono arrivati i "compagni di corso". Io sono stato obbligato dalle circostanze a fare i conti(disastrosi) con la mia esistenza alcuni anni fa,perciò comprendo il tuo linguaggio e condivido molti pareri. Pure io stavo apparentemente bene, avevo molto, ma è sempre un problema di esigenze soggettive; una scarpa numero 48 è grande ma è stretta per chi porta il 52! Personalmente ho imparato a stare molto attento a dare consigli,specialmente a chi non ha nessuna intenzione di affrontare dispiaceri addormentati, e ho notato il tatto con cui hai dato alcune risposte a persone in situazioni abbastanza delicate. Non sarei stato capace di essere altrettanto diplomatico,ed è per questo che spesso evito di proporre soluzioni. La mia domanda è:sei sincero o cerchi di addolcire la pillola temendo un rifiuto secco al giusto rimedio? Si sa che certi dolori vanno vissuti e pianti fino all'ultima lacrima affinché si manifesti il "miracoloso" effetto di accettazione della realtà,e a volte sembra tu voglia far credere che si possa evitare questo obbligo: forse non ritieni che ad ognuno venga affidato un compito alla sua portata?
Non voglio essere critico,solo non ho capito la tua tecnica. Intanto ti faccio i complimenti per come scrivi e ti saluto. Roberto.
Dadrim ha risposto: Caro Roberto, io non ho nessuna tecnica o strategia, non valuto nulla e non elaboro calcolo alcuno, per il semplice motivo che non ho nessun fine, scopo o obbiettivo. Gli obbiettivi nascono quando si proietta un’immagine di ciò che si ritiene dovrebbe essere il futuro. Per avere uno scopo devi avere un desiderio da realizzare, ma io non ho alcun desiderio da raggiungere quando rispondo ad una domanda. La mia risposta è unicamente la condivisione immediata della mia percezione del problema. Se poi qualcuno, ascoltando le mie parole, riesce a dissolvere il suo problema, bene, questo è solo merito suo. Un fuoco illumina perché è nella sua natura fare luce, ma non arde mai con lo scopo di illuminare qualcosa. Allo stesso modo, quando condividiamo la nostra visione delle cose per il puro piacere di vivere la relazione, il nostro significato è intrinseco all’azione che compiamo, quando, però, agiamo con uno scopo estrinseco, temporale e predeterminato, ecco che il nostro relazionarci non è più libero, ma manipolativo e vincolante. Un fine, per me, esiste sempre e solo in chi pone una domanda. È chi chiede che desidera una risposta, e quando la risposta rientra nel suo specchio di consapevolezza, questa viene accettata, altrimenti viene rifiutata. Tutto qua! Io non ho una tecnica, non sono uno psicologo o uno psichiatra, non ho una profilassi, un diagnosi e una prassi. Se proprio devo cercare di definire quel che accade qui, la parola più adatta mi sembra essere “poesia”. Si!, per me l’essenza della vita è pura bellezza e poesia. Una tecnica è utile solo per chi crede che gli individui siano tutti uguali o perlomeno sottoponibili allo stesso processo di trasformazione, ma per me non è così: ogni essere umano è un fenomeno indefinibile e imprevedibile. L’unica via percorribile, pertanto, è la via dell’intuizione immediata e diretta: uno scambio da cuore a cuore.
Perché credi che alcune mie risposte siano diplomatiche e addolcite? Sembra che in te sia radicata la convinzione che il contatto con la realtà debba necessariamente essere un fenomeno doloroso, devastante, distruttivo, ma non è per nulla così! La strada che ci riporta a noi stessi è dolorosa quanto riteniamo che debba esserlo, e questo dipende solo da noi. Chi è colui che riscopre se stesso? E chi è quel se stesso da riscoprire? Siamo sempre e solo noi! Tu sei la via, il viandante e la meta! Affermi che una scarpa numero 48 è grande, ma è stretta per chi porta il numero 52. Sono pienamente d’accordo. Infatti, allo stesso modo, una risposta che per alcuni è dolce, per altri è amara, e una risposta che per qualcuno è amare, per altri è dolce, e così sembra essere per te. Quando rispondo a qualcuno, l’unica cosa che cerco di fare è percepire il grado di equilibrio, sensibilità e penetrabilità della coscienza di colui che pone la domanda. Un problema di cemento necessita l’utilizzo di un martello, mentre un problema fatto di bolle di sapone necessita l’uso di uno spillo. Vi sono, però, a volte, anche problemi così sanguinanti e sofferenti che l’unica cosa che ci si dovrebbe permettere è l’ascolto, il silenzio, una garza sterile e del disinfettante. Se esiste un fine, il mio fine è la persona stessa, non certo la verità, dio o quel che vogliamo, per il semplice motivo che non ritengo nulla più divino o elevato della necessità d’amore e accoglienza che l’uomo manifesta.
Aggiungo poi che queste parole, come tutte le parole che affiorano da un profondo desiderio di condivisione, non possono essere comprese attraverso la curiosità, ma unicamente attraverso la sete che la vita ha di se stessa (come credo affermi Gibran in un passaggio del suo magnifico libro “Il Profeta”). Questo nostro dialogo non è per dei “compagni di corso”. Noi siamo artisti d’un capolavoro in continuo divenire, la scuola è finita da un pezzo.
Einstein diceva che "Imparare è un'esperienza; tutto il resto è solo informazione", e così, io, per imparare ho bisogno delle tue esperienze, ma tu mi chiedi solo delle informazioni.
Io rispondo volentieri alla tua richiesta d’informazioni, ma rimango altrettanto disponibile per la condivisione di un’esperienza, per quanto disastrosa possa essere, come tu affermi.
Infine, Roberto, sono certo che a tutti noi venga sempre affidato un compito alla nostra portata, il fatto è che non tutti desiderano portare a termine quel compito.
Un saluto,
Dadrim
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Commenti
grazie
Ecco il pezzo:
"I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi, e benché vivano con voi non vi appartengono."
Solo per completezza.
Un caloroso saluto,
Stefania!!
Non so se quel che dico abbia un senso o meno, ma a me pare di si...
Con questo non voglio fare alcuna critica, perchè quel che dici mi coinvolge sempre, e sento che le tue parole portano un messaggio straordinario; è solo che spesso mi sento confusa e mi sembra di perdere il filo del discorso.
Mha?? sono proprio confusa... non che non lo fossi prima, ma ora forse lo sono ancor di più. Ormai credo di conoscerti un po', e so che tu mi diresti: bene, finalmente le tue certezze si stanno dissolvendo. Ma devo ammettere che senza certezze, per ora, non vivo molto bene...
Solo tu sai farmi del bene quanto sai frami del male!!!
Un bacio grande, grande....
Rosa
UNICO punto dolente: mi dispiace che per alculne persone parole cosi calde siano come palline che rimbalzano contro il muro e perseguono la loro vita nel dolore e nel buio senza vedermi nessun appiglio, ma forse anche questa è una cosa da accettaresenza voler cambiare nessuno.
Non sei un psichiatra mi verrebbe da dire per fortuna da un lato e peccato dall'altro, purtroppo non ho ottimi rapporti con questa classe di medici
che a mio avviso dovrebbero avero più vicini ad altre filosofie che al solo "dio farmaco" capace di togliere tutti i mali a scapito dell'anima.
quando affermo meglio un dolore vissuto sin in fondo che la morte celebrale e dello spirito causata psicofarmaci mi guardano tutti sconvolti: "ma come soffrire? tu sei pazza" mi rispondono ed io a volte triste e un pò amara dalle cose che sento rispondo "sapessi quanto bella è intensa la rinascita" e a questo punto mi guardano straniti ancora di più.
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