
Antonella ha chiesto: Ciao Dadrim, da quando ho iniziato il percorso interiore, sento sempre più il bisogno di stare sola, allontanando sempre più l'effimero.. Ma tutto è effimero guardando con il concetto di impermanenza...
Come conciliare la quotidianità?
Dadrim ha risposto: Cara Antonella,il bisogno di solitudine, quando si inizia il proprio viaggio alla scoperta di se stessi, è un fenomeno inevitabile, proprio perché la ricerca spirituale, nella sua essenza, è una totale fusione con la solitudine del nostro essere. Quando entriamo nella dimensione dell’essere scopriamo che la percezione della solitudine è connaturata alla realtà stessa della nostra coscienza e che è proprio grazie alla natura solitaria attraverso cui si manifesta l’essere o la pura coscienza, (parole che io uso come sinonimi) che ci è possibile sperimentare la libertà e l’amore.
Chi non è in grado di sopportare la propria solitudine non è nemmeno capace di vivere liberamente. Per essere liberi bisogna radicarsi in una dimensione interiore di solitudine, e per poter affrontare la propria solitudine bisogna desiderare, più d’ogni altra cosa, la libertà. Essere soli non significa però ritirarsi su un monte o rinchiudersi in casa e non vedere più nessuno. La solitudine di cui parlo è una solitudine interiore, è una condizione in cui la nostra coscienza non è più compromessa e fusa assieme alle spinte del desiderio e dei condizionamenti ambientali e culturali. Quando la nostra coscienza diviene capace di scegliere e agire unicamente in base alla sua “legge interna”, alla sua profonda, intima e personale percezione del bene, ecco che la libertà è realizzata, tutte le paure sono state dissolte e la nostra solitudine interiore non ci terrorizza più, ma, anzi, diviene la nostra più cara e inviolabile dimora.
La “legge interna” della nostra coscienza non è qualcosa che si possa conoscere, ma è unicamente un qualcosa che accade quando gettiamo tutte le catene che ci vincolano al pensiero di massa e al bisogno di appartenenza. La nostra “legge interna” inizia a guidarci unicamente quando cominciamo a relazionarci all’esistenza attraverso un’azione totale frutto di un totale sperimentare.Per una vita intera ci hanno insegnato cosa pensare, cosa sentire, come comportarci, chi rispettare e chi escludere. La nostra falsa educazione insegna ai bambini, sin dal loro primo anno di età, ad essere ipocriti, codardi, dipendenti dal giudizio degli altri, dalle logiche di premio e punizione, a non avere fiducia in se stessi, ma a ricercare sempre e comunque una figura di riferimento, un ancora a cui aggrapparsi.
Tutto ciò è idiota oltre ogni modo! Se tutti dipendono da qualcuno, chi o che cos’è la colonna che sostiene tutto il peso di questa vergognosa incapacità di reggersi in piedi soli, fieri e liberi? Capisci cosa intendo? La nostra società si muove come le pedine del domino. Ogni pedina posa il suo fardello sull’altra creando una caduta a catena, è quindi comprensibile il perché l’uomo abbia dovuto attribuire al divino le cratteristiche di un padre che veglia da un regno celeste; su chi avrebbe altrimenti potuto scaricare quel terribile peso che opprime la sua coscienza? Tutto ciò è unicamente il frutto di un inganno, una sorta di allucinazione di massa. Noi nasciamo con il potenziale per essere individui liberi e privi d’ogni forma di paura, capaci d’amare totalmente e incondizionatamente, dobbiamo però sradicare completamente le assurdità che stanno alla base della nostra concezione del mondo e di noi stessi.
L’uomo diviene sempre e solo ciò che pensa e che crede, ma quando l’uomo smette di credere e pensare, ecco che tutto d’un tratto non diviene più nulla, ma scopre ciò che “è”. Così si compie il balzo dal “divenire” all’“essere”!! Ma quanto ci è difficile riconnetterci con la nostra coscienza individuale, per compiere scelte totalmente libere e slegate dalle catene del giudizio altrui! Quanto ci è difficile accettare il fatto che in noi esiste una dimensione nella quale non si sperimenta più alcun desiderio di approvazione, di consolazione, di dipendere, di possedere, di manipolare, governare e controllare! Eppure tutto ciò e facilmente realizzabile non appena si inizia a comprendere l’inscindibile dolore e disperazione che sempre ci accompagneranno sino a quando ci relazioneremo all’esistenza entro le dinamiche dell’io, del mio, del bisogno personale, egoistico, particolare.
Non v’è nulla di santo ed eccezionale nella realizzazione del proprio “essere”, nella scoperta di quell’essenza divina che vive in noi. Eppure, tanto siamo sciocchi da far divenire anche la libertà e la spiritualità un fatto di grandezza, capacità, specialità, particolarità. Ma cosa v’è di così santo ed eccezionale in un individuo che comprende l’inutilità e la sofferenza intrinseche alle mete e ai significati che guidano gli uomini del suo tempo, e che pertanto apre gli occhi su una dimensione altra, fatta di semplicità, pace e amore?
Lo sterminio di sei milioni di ebrei, durante la seconda guerra mondiale, sarebbe stato possibile se gli individui avessero ascoltato la propria coscienza e non fossero stati indottrinati da un’educazione asservita all’obbedienza, al rispetto del potere e delle gerarchie? Quale guerra e quale violenza sarebbero possibili se gli uomini pensassero e agissero partendo dalla solitudine dei loro cuori? Nessuna!!! Quale partito politico, quale fazione, nazione, razza o clan sarebbero concepibili se l’uomo vivesse ascoltando la propria coscienza individuale e sperimentando quella tremenda e sconvolgente solitudine che trabocca in lui? Nessuna!!! Nessuna divisione o frattura sarebbe attuabile se gli uomini non coltivassero nei loro figli, sin da piccoli, i semi della dipendenza, dell’asservimento alle relazioni gerarchiche, del bisogno d’essere confermati e apprezzati dal giudizio altrui.
Cara Antonella, vivi la magnificenza e la potenza della tua solitudine interiore!!! Coltivala, lasciala crescere, siano a farla divenire una maestosa montagna dalla quale potrai osservare, libera e serena, le volgari opinioni, le assordanti chiacchiere del pollaio che si estende giù a valle.Ma la solitudine di cui parlo, ripeto, nasce sempre e solo dall’imparare a stare con gli altri rimanendo sempre e comunque centrati nella propria coscienza, nella propria libertà di pensare, dire e sentire. La solitudine di cui parlo non è isolamento dal mondo o dalle proprie emozioni, ma è quel grande distacco necessario a osservare e comprendere totalmente e profondamente ogni cosa, per poterla poi affrontare e vivere con piena libertà e gioia. La solitudine di cui parlo mostra la sua realizzazione solo se cresce tanto quanto in te cresce l’amore e la comprensione per chi ti sta accanto.
Nella tua domanda poi dici: “Sento sempre più il bisogno di stare sola, allontanando sempre più l'effimero.. Ma tutto è effimero guardando con il concetto di impermanenza...Come conciliare la quotidianità?”
Nulla è effimero nella realtà!! Le cose divengono effimere unicamente quando sono filtrate dal nostro giudizio. Quando ci abbarbichiamo alle cose, alle persone, alle situazioni, ai posti, alle memorie, ecco che pensando all’impermanenza della vita tutto ci appare effimero. Ma perché usiamo in questo modo la parola “effimero” per ciò che non dura? Nella parola effimero vi inseriamo sempre un senso di insignificanza, dolore e tristezza, ma effimero semanticamente significa solo “di breve durata”, e probabilmente ciò che è di breve durata a noi non piace. Ma ciò vale solo per le cose che ci fanno piacere. Un rapporto sessuale è effimero, un amore è effimero, un bacio, un sorriso, un fiore, un tramonto sono cose effimere, questo pensiamo quando iniziamo a riflettere sul fenomeno vita, vero? Ma non diciamo mai che la morte è effimera, o il dolore è effimero, o le gravi conseguenze fisiche di un incidente stradale.
Ciò che ci fa soffrire dilata immensamente il tempo, sembra eterno, sembra che non debba finire mai. Pensa a una vita in carrozzella, nessuno direbbe mai che è cosa effimera, ma facilmente useremmo parole come: che dura prova, che strazio, che forza, che tormento… Effimero non sembra addirsi al dolore, eppure anche questo è impermanente, ma noi non ce lo ricordiamo mai, per il semplice motivo che la nostra mente ha deciso a priori ciò che è bene e ciò che è male poiché legge la vita partendo sempre da condizionamenti. Nulla è effimero!!, perché ogni cosa, se vissuta e sperimentata sino all’ultima goccia, lascia dietro di sé un eco che si espande nel nostro cuore oltre il tempo.
Un bacio, se dato con amore, non può avere fine, anche se l’evento fisico non dura più di qualche secondo. Un sorriso, se nasce dall’anima e giunge al cuore di una persona, crea un ponte che nessuna guerra può abbattere, nemmeno la morte.Chiamiamo effimere le cose del mondo perché i nostri sensi filtrati dalla mente non riescono a vedere oltre la superficie mutevole del corpo della vita, ma quando inizieremo a guardare e sentire attraverso lo specchio limpido della nostra coscienza rimarremo meravigliati nello scoprire che ogni cosa non ha mai fine!! Come conciliare la quotidianità? Non devi conciliare nulla, ma smetti semplicemente di dividere la realtà e vedrai che tutto è sempre stato perfettamente conciliato in se stesso.Vivi totalmente, ama totalmente, soffri totalmente e la parola effimero non farà mai più parte del tuo vocabolario interiore.
Un abbraccio,
Dadrim
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Commenti
succede anche a voi ogni volta che leggete una nuova risposta-riflessione di Dadrim di sentire una energia nuova che spinge, un amore nuovo verso voi stessi e verso gli altri e il mondo intero?
A me succede addirittura di sentirmi più bella e in qualche modo appagata...
Ogni volta, vorrei descrivere le mie sensazioni nei commenti, gridare forte per unirmi agli altri che provano le stesse emozioni, ma poi non lo faccio, perché non trovo parole adatte, mi sembrano tutte banali. E' DIFFICILE AGGIUNGERE O TOGLIERE QUALCOSA A QUELLO CHE CI COMUNICA DADRIM!
COME HO SCRITTO ALTRE VOLTE, SAREI FIERA DI PORTARE LA SUA BANDIERA PERCHE' E ASSOLUTAMENTE CON-VINCENTE!
SM
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