Qualcuno ha chiesto: Caro Dadrim, ti scrivo nella speranza che tu possa darmi un consiglio.
Il passato è nei miei pensieri, o meglio i ricordi mi tornano alla mente, tutti uno dietro l'altro,sono così affollati nella mia mente in alcuni momenti che non riesco a pensare ad altro. Il passato mi perseguita, il presente non è facile, il passato non mi fa vivere bene il presente e allora che cosa devo fare?
Dadrim ha risposto: Cara I., il passato è una cosa morta, non ha alcuna realtà sostanziale! Se ci pensi bene non v’è molta differenza fra il ricordo che abbiamo dei sogni che facciamo nella notte e la memoria che conserviamo del nostro passato.
I sogni, però, appena terminati, vengono immediatamente riconosciuti dalla nostra consapevolezza come fenomeni privi di sostanza, generati unicamente dalla nostra mente, e pertanto innocui. Cosa ben diversa avviene invece per tutte quelle esperienze che abbiamo fatto nel nostro passato. Le nostre esperienze passate sono le fondamenta stesse della nostra personalità, per questo ci è così difficile staccarci dal nostro passato. Per quanto possa essere brutto, il nostro passato è l’unica forma di definizione che abbiamo di noi stessi, e vivere senza sapere chi siamo è cosa ben più dolorosa della maggior parte dei nostri peggiori ricordi. Per noi, abbandonare le nostre memorie equivale a dover saltare da un burrone senza paracadute: ci sembra di dover morire! Ecco allora che in noi sorge un apparente problema irrisolvibile: siamo tormentati da memorie dolorose, che a ben vedere non si comprende per quale motivo la nostra mente non smetta di aggrapparvisi, eppure non riusiamo a levarcele di torno. Ci sentiamo come quando in piena estate, mentre stiamo facendo una bella corsa lungo un fiume, tutti sudati, veniamo circondati da uno di quei fastidiosissimi sciami di moscerini, che ci si appiccicano ovunque addosso, non permettendoci di proseguire sereni per la nostra via.
Ora, cara I., tu vivi in questa condizione, e non ne potrai mai uscire se non deciderai di vivere ogni giorno come se fosse il tuo primo ed ultimo giorno di vita. Ma vivere ogni giorno come se fosse il primo e ultimo richiede un gran coraggio, perché dovrai abbandonare ogni tua convinzione, ogni tua aspettativa, ogni tua idea su come dovrebbero andare le cose, su come dovrebbero essere le persone che ti circondano, su quel che dovresti essere e su quel che dovresti diventare. Capisci quel che intendo? Tutto ciò che credi di essere, che pensi, che ritieni e che vuoi è unicamente frutto di quel passato che non sopporti più, pertanto se vuoi cancellare il tuo “ieri” dovrai cancellare anche l’idea che hai del tuo domani e del tuo adesso. So che tutto ciò è difficile, l’ho ben sperimentato su me stesso. Quanto avrei voluto disfarmi del mio passato senza dover, però, perdere i miei desideri e le mie convinzioni sul presente e sul futuro, ma tutto ciò, lentamente, mi si è mostrato nella sua assurdità quando ho iniziato a scorgere l’indissolvibile legame che unisce passato, presente e futuro. Il nostro passato è il nostro presente, che domani diverrà il nostro futuro. L’unica via di uscita sta nell’incontrare la vita completamente nudi, aperti e vulnerabili, ma ciò fa molta paura. Son certo però che, se veramente siamo nauseati dal nostro quotidiano vivere, riterremo conveniente e salutare affrontare la paura dell’andare incontro al mondo privi di difese alcune.
Cara I., tu dici: “Il passato mi perseguita, il presente non è facile, il passato non mi fa vivere bene il presente, e allora che cosa devo fare?”
Cosa devi fare, mi chiedi. Vivi come se ogni tuo istante fosse l’ultimo, perché è solo in questa condizione che la tua mente non avrà più spazio per rievocare il passato gettandolo come immondizia nel tuo presente e futuro. Tutto ciò può accadere in un secondo o può volerci del tempo, ma so per certo che nell’esatto momento in cui scorgiamo la bellezza che si cela nel vivere morendo ad ogni istante, l’intero dolore di una vita trova immediatamente spalle possenti capaci di reggerlo e contenerlo.
“Per chi intraprende cose belle, é bello anche soffrire, qualsiasi cosa gli tocchi”. (Platone)
Se vuoi parlarmi sai dove trovarmi.
Un abbraccio,
Dadrim
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