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Io, Sé, Ego, Consapevolezza, Coscienza, Anima, Essere, Personalità e Mente

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I limiti della menteAndrea ha chiesto: Caro Dadrim, potresti spiegare qual è la differenza fra i termini Io, Sé, Ego, Consapevolezza, Coscienza, Anima, Essere, Personalità e Mente. In molti testi di spiritualità sembrano usati in modi differenti, perché questa confusione?

Dadrim ha risposto: Caro Andrea, hai assolutamente ragione, tutti questi termini vengono spesso usati con sfumature diverse, a volte con significati totalmente diversi. La causa di questo utilizzo del linguaggio, a mio avviso, è determinata dal fatto che la dimensione spirituale, poiché nasce da un’esperienza interiore e personale dell’individuo, viene veicolata attraverso la peculiare capacità e conoscenza linguistica di chi vive l’esperienza. Cercherò d’essere massimamente breve e chiaro, se mi sarà possibile. Il linguaggio delle scienze classiche non nasce, sempre nuovo, da un’esperienza interna all’individuo, allo scienziato, in questo caso. Le conoscenze scientifiche progrediscono grazie allo studio del sapere che gli uomini del passato hanno elaborato e conservato in testi dotati di termini ben precisi, poiché indicano delle realtà oggettive ben visibili e osservabili, e dalle ulteriori osservazioni che al sapere passato vengono aggiunte.

L’esperienza spirituale nasce invece da un accadere tutto interno all’individuo, privo di storia passata e privo di oggetti o elementi definibili, descrivibili, indicabili. L’esperienza ultima della spiritualità è simile ad un innamoramento. Come si può descrivere l’amore che si prova per una persona? Tutti i poeti ci hanno provato, ma ogni tentativo è sempre fallito, per questo la poesia non può mai finire, proprio perché l’atto poetico non riesce mai a trasporre in versi l’esperienza dell’anima. L’attività scientifica invece deve sempre progredire altrimenti termina, poiché quando un fenomeno viene definito, quel fenomeno è anche terminato nel suo mistero. L’amore invece non perderà mai il suo mistero, poiché è in se stesso il fenomeno più misterioso. Sto parlando del semplice amore fra singoli individui, figuriamoci cosa si può dire dell’esperienza mistica, quell’esperienza che tutti i maestri hanno descritto come una fusione, un “amore” che nasce fra il singolo e l’universo intero, il divino.

L’esperienza mistica non ha contenuti che le nostre facoltà sensibili e intellettive possono interpretare, per questo ogni religione e ogni grande figura spirituale hanno dovuto coniare nuove parole e nuove metafore per indicare l’altrimenti inesprimibile attraverso le comuni forme di linguaggio. Se ci pensiamo bene il nostro linguaggio è abilissimo a descrivere cose, oggetti, formule, manifestazioni fisiche e fisiologiche, ma è assolutamente incapace di comunicare i nostri stati interiori. Quando andiamo da un medico, possiamo anche pagare 150 euro per una visita che dura meno di 20 minuti. Il problema è visibile, è descrivibile, è osservabile attraverso un apposito macchinario… fatta la ricetta, e via, si torna a casa. Quando andiamo da qualcuno che riteniamo “esperto del mondo interiore”, le cose non vanno così. L’incontro è lungo, pieno di parole, silenzi, sfumature di linguaggio, metafore, e il più delle volte richiede molti altri incontri o, quando è possibile e se ne ha l’intenzione, il nostro coinvolgimento in un gruppo di ricerca spirituale, in una “scuola di vita”.

Dal mio punto di vista tutti i grandi maestri spirituali hanno cercato di indicare la medesima realtà interiore dell’uomo, ma, poiché i nostri retaggi culturali e le nostre forme linguistiche cambiano a seconda del peculiare condizionamento scoio-ambientale in cui cresciamo, le loro forme espressive spesso sono divergenti, all’apparenza quasi contraddittorie. Se però non ci fermiamo alla superficie del messaggio, alla mera forma dialettica, lentamente, penetrando il fulcro dei messaggi, riusciamo a scorgere un’armonia di fondo.

È fondamentale, quando si inizia a percorrere il sentiero della ricerca interiore, tenere un atteggiamento mentale elastico, aperto al continuo ascolto, confronto, sfregamento dei concetti (come diceva Platone nella sua Lettera VII). Si deve tenere uno “sguardo ampio”, non focalizzato al particolare, ma teso a cogliere lo sfondo del discorso, l’insieme della visione da cui nascono le parole. Quando un individuo non ha nessuna esperienza interiore, ma si aggrappa unicamente alle parole, ecco che nasce la possibilità di fanatismi e di tutte quelle contrapposizioni puerili e idiote che vediamo tuttora fra i leader delle grandi religioni mondiali. È drammatico, ma pare che proprio coloro che più parlano d’amore e spiritualità siano quelli che meno ne hanno avuto esperienza.

Caro Andrea, non posso dirti cosa altri intendano quando usano termini come “Mente, Io, Sé…”. Le tradizioni religiose sono infinite, i maestri spirituali sono ancora di più, la cosa migliore che si può fare, in un contesto simile, è cercare il “messaggio” che più sentiamo vicino al nostro modo di sentire, e quando lo abbiamo trovato, penetrarlo sino al suo nucleo essenziale, senza mai divenire ottusi, fanatici e portatori della malsana idea d’essere i depositari dell’unica verità e parola. Se una verità esiste, questa dovrà inevitabilmente comprendere il tutto e non certo escludere ogni cosa; pertanto rilassiamoci e diamo sempre meno importanza alle vuote parole e sempre più hai fatti e hai vissuti dell’anima, all’esperienza.

Per quanto mi riguarda, invece, nel mio vocabolario personale, potrei dire che quasi sempre uso le medesime parole per indicare le medesime realtà, anche se le sfumature e i contorni possono variare a seconda del contesto.

Il termine Ego per me definisce sempre e solo quello stato di coscienza confinato entro i limiti dei condizionamenti.

Anima, Sé e Coscienza li uso spesso come sinonimi, anche se coscienza a volte la intendo come Stato di consapevolezza limpido e libero da condizionamenti, altre volte come stato di consapevolezza caduto nei vincoli del condizionamento.

L’Io per me rappresenta la capacità del pensiero di riportare ogni fenomeno ad un'unica entità, cioè l’Io stesso. Questa capacità si fonda sulla Consapevolezza, che è il più grande mistero, poiché tutto comprende ed esperisce partendo dalla sua natura indefinibile e indefinita.

L’Essere è invece quella dimensione che si apre quando la consapevolezza rimane in se stessa senza passare attraverso il prisma della mente. L’Essere per me è sinonimo di Dio, il Mistero, l’ineffabile, il divino, il Tutto o come lo si vuole chiamare.

La mente invece è quel fenomeno che permette alla consapevolezza di leggere l'esistenza e interagire con il mondo entro specifiche forme limitate che danno vita ad una certa dimensione sensibile.

E' importante ricordare che il problema non è mai la mente, ma l'identificazione di una realtà viva e illimitata come quella della nostra Coscienza, con una realtà limitata e meccanica come quella della mente. L'incantesimo da spezzare è, pertanto, l'identificazione!

Per qualsiasi chiarimento sono a tua disposizione.

Dadrim  

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