Sara ha scritto: Caro Dadrim, non so cosa mi succede, anche se mi sento via via un po' più serena, non capisco perché mi ritrovo spesso a piangere, anche ora, mentre scrivo, piango per delle piccole cose, una musica, una frase, un tuo commento, guardando un angolo della mia piccola e modesta casa con un vaso di fiori… Come una scema, alla mia età, le lacrime mi sgorgano da sole, anche se io non voglio, mi sta andando in pappa il cervello?
Certi momenti mi sento scoppiare il cuore d'amore, certi altri penso di essere arida… Con la mia famiglia va molto bene, ultimamente tutti mi ricoprono di attenzioni, di gentilezze e piango…
Vado al lavoro, va, che é meglio, avrò un fine settimana molto intenso, come sempre, speriamo che la mia già provata schiena regga ancora!
Buon fine settimana.
Con gratitudine
Sara
Dadrim ha risposto: Cara Sara, grazie per la tua lettera! Non preoccuparti per il tuo cervello tanto è già in pappa! Il cervello di tutti noi è in pappa, da sempre e per sempre, e questa nostra società ne è la prova. Il problema è che non lo sappiamo, anzi, ci aggrappiamo ai nostri pensieri, alle nostre convinzioni, pregiudizi e idee, convinti che senza non si possa vivere, quando in realtà la vita inizia proprio e unicamente quando in noi accade il silenzio, il vuoto e la pace della mente.
La nostra Coscienza vive imprigionata in un dedalo di pensieri ove costantemente lotta per trovarvi un senso, un ordine, un fondamento, nonostante sia impossibile! Questa Esistenza non ha risposta né significato reali raggiungibili attraverso le creazioni della nostra piccola mente. Questo infinito universo accade istante dopo istante immotivatamente, ben indifferente alla fantasticherie dei nostri pensieri, ma ben radicato e sensibile alla verità delle nostre esistenze. Pertanto non esiste risposta ma v’è la possibilità di abbandonarsi a Lui, di lasciarsi condurre sino a perdervisi, poiché solo nell’abbandono di noi stessi abbiamo la possibilità di percepire il vero significato, quel Qualcosa che non è figlio della mente, del nostro capriccio e sogno, ma che affiora dal ventre stesso della vita come verità inconfutabile, inesprimibile, quanto, incomprensibile. Quale immane paradosso questo Universo, questa nostra piccola quanto infinita Esistenza. Tutto ciò che v’è di più prezioso e vero non è comunicabile, non è pensabile, ma unicamente esperibile. Tutto ciò che è verbalizzabile, definibile e trasferibile è breve e superficiale come un riflesso in una pozzanghera estiva.
Quanto viviamo persi e confusi in riflessi di pozzanghere, nonostante, alle nostre spalle, esista una realtà sconfinata.
Le nostre conoscenze scientifiche non sono altro che frammentate conoscenze del corpo della vita. Le nostre convinzioni religiose, nel migliore dei casi, sono solo parole udite e poi ripetute pappagallescamente. Le nostre convinzioni politiche e sociali, oggi forse più che mai, non sono altro che la più evidente espressione della nostro ignoranza e vergognosa avidità.
Cara Sara, se fra un pensiero e l’altro la tua coscienza riesce a fare capolino fra le nuvole della mente, percependo un piccolo e tenue raggio di luce, cosa vuoi che possa fare, almeno in principio, se non piangere? Lascia che sia, non permettere che la mente si preoccupi di se stessa chiedendosi se sta impazzendo: questo è solo uno dei suoi mille stratagemmi per evitare di perdere il controllo. Se il pianto affiora, bene, ma non alimentarlo, non reprimerlo, non intervenire, poiché nel nostro mondo interiore l’unica cosa che dobbiamo impegnarci a fare e di non impicciarci di nulla!
Ricordi la sempre esemplare metafora del torrente? Le sue acque sono torbide a causa della piena. Noi vi saltiamo dentro e le agitiamo ancor più cercando di rimuovere con le mani foglie e detriti. Identica è la condizione che viviamo nella nostra coscienza. L’ambiente in cui cresciamo e a cui ci affidiamo, con il passare del tempo ha ingrossato le acque del nostro torrente interiore, sino a renderlo così torbido e inquietante da farci desiderare calma e trasparenza. Disperati ci gettiamo nel suo greto e tentiamo con ogni mezzo di riportarlo alla calma, ma non otteniamo mai nulla, anzi, spesso peggiorando le cose.
Non si può calmare un torrente, come non si può calmare una mente. Un torrente può solo essere agitato, basta saltarvi dentro, come una mente può solo essere turbata, basta identificarvisi e poi provare a dominarla.
L’unica vera risposta è il non coinvolgimento. La nostra mente è turbata a causa nostra, pertanto ogni azione diretta che compiamo non può fare altro che turbarla ulteriormente, persino, se non più di ogni altra cosa, avere desideri di pace, silenzio, armonia…
Se un raggio di sole attraversa d’improvviso la torbida superficie del nostro torrente interiore, e per questo subito iniziamo ad agitarci, cosa otterremo? Che il raggio di sole svanirà in un istante.
Sara, tu dici: “Certi momenti mi sento scoppiare il cuore d'amore, certi altri penso di essere arida…”.
Lascia che il raggio di sole penetri senza compiere azioni, senza sovrapporgli parole, intenzioni o altro. Qualcosa sta affiorando dal tuo cuore, lascia che la mente oscilli fra le sue interpretazioni: “mi scoppia il cuore… sono arida… mi scoppia il cuore… no, sono arida…”. La mente cerca sempre di definire, capire, interpretare, e così agita la superficie e rovina tutto. Lascia che parli, ma non prestarle credito. Parlare è la sua funzione, il suo senso, a volte utile, troppo spesso dannoso. “…piango per delle piccole cose, una musica, una frase, un tuo commento, guardando un angolo della mia piccola e modesta casa con un vaso di fiori…”. Lascia che parlino le lacrime, non servono altre voci. Col tempo finiranno anche loro, per lasciare posto a qualcosa di nuovo, più profondo, più trasparente.
Pace a te e alla tua famiglia,
D.
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