Qualcuno ha scritto: "quello che senti, pensi sia dovuto maggiormente a quello che hai studiato, a come i libri, senza volerlo hanno influenzato ed accresciuto il tuo modo di pensare, o credi che in ogni caso, anche senza aver letto tutti quei libri, sentiresti le stesse cose, con la stessa forza, con la stessa intensità? Come se delle volte il volume del tuo sentire fosse troppo alto e non fossi in grado di incamerare tutto."
Dadrim ha risposto: Fra le mille cose che studiamo e leggiamo durante l'arco di una vita vi sono quelle che facciamo nostre e quelle che rifiutiamo. La scelta dipende sempre da noi, dalla nostra consapevolezza. Ciò che studiamo, in sé, non può fare nulla, tutto dipende da ciò che ne vogliamo fare, da ciò che ne vogliamo trarre. V'è chi si immedesima nella lettura di trattati antisemiti e chi dalle medesime letture rimane inorridito. La comprensione è sempre soggettiva, personale. Dal mio punto di vista la conoscenza e lo studio possono semplicemente ampliare e raffinare quel che già noi siamo, e quel che noi siamo è in parte patrimoni esclusivamente nostro, in parte patrimonio acquisito nei primissimi anni di età.
Ciò di cui oggi parlo, in un certo modo, è sempre stato in me, lo studio mi ha solo dato maggiori strumenti per comprenderlo comunicarlo e spiegarlo.
Il sentimento è più potente dell'emozione, l'emozione è più potente del pensiero. Lo studio, essendo prevalentemente esercizio del pensiero, è estremamente più debole della lezione che ci impartisce la vita nei nostri primi anni di vita quando in noi sono unicamente e totalmente aperti i canali del sentimento e dell'emozione. È per questo che una cattiva infanzia condiziona pesantemente molti anni della nostra vita. È per questo che una cattiva natura determina un lunghissimo e travagliato percorso fra le pieghe del tempo e dell'inganno.
Un caro saluto,
Dadrim
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