Matteo ha scritto: Ciao Dadrim, ti avevo scritto tempo fa di un mio problema e devo ringraziarti per i tuoi consigli, mi sono stati utili, anche se devo ammettere di non riuscire ancora ad entrare in quella dimensione di cui parli. Vedo la strada ma faccio fatica a intraprenderla. È un cammino difficile perché contrario a tutto ciò che ci circonda. Faccio fatica a non farmi trasportare dalla caoticità della nostra società e spesso mi capita di inciampare. Cerco di non scoraggiarmi e riprendo il cammino senza pensare al perché sono inciampato e dannarmi, anche se è veramente difficile. Faccio fatica a liberarmi dalle mie vecchie abitudine e dai condizionamenti. A volte finisco quasi per invidiare quelle persone che vivono la vita inseguendo idee sbagliate e sogni finti senza farsi domande, senza sentire che qualcosa non va, senza soffermarsi, anche se so che è sbagliato. C'è un "perché" dentro di me che non riesco a risolvere. Perché ci sono un'infinità di persone che sembrano soddisfatte di quel che sono nonostante vivano esistenze miserabili, e persone che, diciamo, non si accontentano della vita così come gli è stata presentata, che ricercano pace interiore o quel qualcosa, in qualunque modo si chiami, che veramente serve per essere felici?
Ti ringrazio...
Matteo
Dadrim ha risposto: Caro Matteo, quando ci accorgiamo di vivere solo per metà, paradossalmente, le prime cose che spesso proviamo sono tristezza, paura e voglia di tornare a dormire per rifugiarci nei sogni che abbiamo sempre fatto, nonostante ora ci appaiono immensamente futili e sciocchi. Tutto ciò è comprensibile! Si ha paura della strada che ora, per la prima volta, si intravede, ma di cui non si conosce ancora nulla. Inoltre si diviene profondamente tristi per tutto il tempo che si comprende di aver gettato apparentemente invano. Con il passare del tempo, però, si diviene consapevoli che unicamente grazie a tutto il tempo speso in ciò che ora ci appare inutile siamo divenuti capaci di vedere nuovi orizzonti. Infatti, quando iniziamo a vivere ricercando il significato più profondo delle cose, quel che in principio ci appariva come un inutile cumulo di idee e sogni sbagliati, d'un tratto diviene letame utile a rendere fertili i campi su cui stiamo tentando di far crescere la nostra nuova vita. Quando iniziamo a lavorare totalmente e onestamente alla ricerca del significato ultimo di questa nostra esistenza, come per magia, tutti i dolori e l'ignoranza che hanno segnato il nostro passato, divengono un'opportunità di crescita e cambiamento, perché comprendiamo che l'unico vero punto di partenza sta proprio nel vedere pienamente chi siamo e cosa facciamo, e non certo nel creare un ulteriore sogno in cui rifugiarsi.
Durante questo processo di trasformazione ritengo altrettanto normale iniziare a vedere tutti coloro che vivono ancora immersi in quei sogni che noi stessi facevamo sino a poco tempo prima come degli illusi, se non ottusi, ma questo è solo l'inizio. Questo giudizio pesante, carico di rabbia e disprezzo, in noi affiora solo siano a quando teniamo ancora un piede dentro le acque torbide della vecchia vita. Sino a quando il nostro processo di cambiamento non si stabilizza, viviamo la percezione che può avere un neonato quando, durante il parto, si trova ancora con tutto il corpo all'interno dell'utero materno e solo la testa fuori. In quel particolare momento, se il piccolo potesse parlare, sicuramente inveirebbe contro infermieri, medici, parenti e tutti quei neonati che ancora vivono beati e tranquilli nel ventre delle loro mamma.
Nei suoi primi momenti, la nascita, per il neonato, è più simile a una morte che a un ingresso in un nuovo mondo, in una più vasta e complessa dimensione. Allo stesso modo si presenta l'inizio del nostro risveglio interiore, pertanto è naturale vivere una fase di rabbia e invidia nei confronti di chi dorme ancora, ben conoscendo quanto comodo e rassicurante sia il loro sonno rispetto al dolore e alla paura che noi ora stiamo attraversando durante il nostro risveglio. Inoltre, alcuni di quei sogni, forse, ancora ci attraggono apparendoci a momenti importanti e a momenti insignificanti. Essere bruco ha la sua bellezza, come essere farfalla, ma vivere la fase della metamorfosi è veramente difficile. Non si sa più chi si è. La vecchia vita ci chiama ancora a gran voce dalla porta della nostra cantina interiore mentre la nuova non c'è ancora visibile perché i nostri occhi vissuti nel buio per anni rimangono abbagliati dalla luce. Matteo, senza bruco non c'è farfalla, pertanto, non sprecare troppo tempo nel giudicare i bruchi, né quelli che vivo fuori da te, né quelli che vivono ancora dentro di te. Mi chiedi perché vi sono persone che ricercano la pace e il senso ultimo delle loro vite e perché vi sono molti che ripongono tutto in ciò che è banale e scontato. Per me la risposta sta nella natura stessa dell'uomo, dove non v'è nulla di sbagliato, poiché così, ora, si manifesta attraverso l'unico modo che dispone per realizzarsi ed esprimersi. Perché prima vine il bruco, poi la metamorfosi e infine la farfalla? Perché si! Perché è la sua natura! Ancora, perché l'uomo in principio è ossessionato dal sesso, ricerca unicamente il potere, fama e successo, e solo poi, forse, inizia ad interrogarsi sull'esistenza di un significato più vasto dell'esistenza? Perché si! Perché è la sua natura!
Io amo immensamente gli uomini bruco che strisciano nel fango e nella polvere sino a comprendere come volare fra i fiori e le stelle più lontane. Considero veramente poco tutti coloro che della vita da bruco hanno fanno un valore da difendere e diffondere, ma questo è un problema loro, è un guaio con cui, prima o poi, dovranno fare conti amari. Gli uragani della vita colpiscono indistintamente tutti, ricchi, poveri, belli, brutti, colti, ignoranti, intelligenti, sciocchi, proprio nelle cose che più ci stanno a cuore: lavoro, denaro, fama, potere, amore, famiglia, salute, successo. Nessuno è immune al movimento più o meno ondulatorio del destino, e solo l'individuo che è divenuto farfalla sa danzare e sorridere in ogni condizione, persino nel giorno della sua morte. Questo perché l'uomo farfalla ha già conosciuto una morte ben più grande, quella del suo egoismo, quella del bruco, scoprendo che in essa si celava una nuova e più vasta esistenza. Cosa vuoi che possa fare a un uomo così la morte del corpo? Nulla! La farfalla non teme la morte perché è già morta una volta come bruco, pertanto ha intuito che ogni morte è unicamente una fase di passaggio per accedere a spazi di bellezza e libertà sempre più grandi.
Matteo, ritengo che ogni cosa sia come dovrebbe essere, ognuno vive la miseria interiore che si crea, ognuno è responsabile per se stesso. Le cose del mondo vanno e vengono, ma la mia libertà interiore è solo mia e solo io ne sono il responsabile.
Detto ciò, lascia al bruco la vita da bruco, verrà il suo momento, occupati piuttosto sempre più della tua ricerca, del momento in cui potrai diventare pienamente una farfalla. Pensare all'ignoranza altrui non ci serve a molto. Semmai chiediti perché ogni tanto provi invidia per quell'ignoranza. Forse perché non l'hai ancora riconosciuta completamente come ignoranza, come vita vuota e ripetitiva, o forse perché, come dicevo prima, vedi nel dormiente una condizione di dolore ben minore rispetto a chi si sta ridestando. Lascia che sia, è solo una fase che va superata. Una roccia è ben più protetta e sicura di un fiore, ma quale immensa libertà, bellezza e possibilità di vita li separa! Per concludere riporto un frammento tratto dall'enciclopedia che descrive la differenza fra lo stato del bruco e quello della farfalla: “La farfalla completamente sviluppata ha un tipo di vita totalmente differente da quello del bruco: mentre questo si nutre di foglie per crescere, la farfalla passa il tempo a succhiare il nettare dei fiori e ad accoppiarsi”.
Metafora perfetta! L'uomo desto passa il tempo succhiando il nettare della vita e accoppiandosi con l'esistenza intera. L'uomo dormiente passa il suo tempo mangiando le foglie morte dell'egoismo: potere per il potere, successo per il successo, invidie, gelosie, possessi, ansie da prestazione, paure di ogni genere. Se tutto ciò ci è chiaro ed evidente, chi mai potrebbe invidiare la vita del bruco? E quale bruco potrebbe desiderare, ancora per un istante, di rimanere tale sapendo qual'è il suo potenziale?
Un abbraccio,
Dadrim
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re ad affrontare i tornanti della vita gli intoppi sulla stessa pietra. La filosofia generalmente viene dall'esperienza e tra l'intuirla e farla c'è di mezzo un gran mare a volte di guai e a volte di felicitá. Ce la vie
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