Luca ha chiesto: Caro Dadrim, volevo sapere cosa ne pensi del vegetarianesimo. In questo periodo mi capita spesso di pensare all'ingiustizia del fatto che per nutrirsi bisogna arrecare sofferenza a un essere vivente. E' un pensiero che spesso non mi da pace e che mi ricollega a tutte le ingiustizie di questo mondo commesse da noi uomini. Poi guardo la natura, e mi rendo conto che sono un’infinità le specie che si uccidono a vicenda per nutrirsi. E mi chiedo come sia possibile che Dio abbia creato un mondo così sbagliato, mettendo le sue creature in condizione di divorarsi a vicenda per sopravvivere. Certo potrei diventare vegetariano o addirittura frugivoro, ma a volte questa scelta mi da l'impressione di una fuga da un aspetto, quello aggressivo, che è insito nella vita su questa terra. Da ciò nasce una grande frustrazione dovuta allo scontro del desiderare un mondo dove le creature possano amarsi tutte e rispettarsi con la necessità di dovermi integrare in un mondo di cui non capisco la logica.
Un saluto amichevole
Luca
Dadrim ha risposto: Caro Luca, hai ragione, il semplice adottare una dieta vegetariana o frugivora non può essere la reale risposta al tuo problema. Il tuo problema riguarda, non solo la stupidità umana, ma anche l’apparente follia che governa la natura. Molte persone scelgono di non mangiare più carne anche se non hanno compreso tutte le implicazioni che dovrebbero portare a una scelta di questo genere. Lo fanno principalmente in risposta alla violenza che vedono insita nell’atto di mangiare esseri viventi, ma questa prima risposta non è sufficiente a comprendere l’armonia sottile che governa questo nostro universo.
Ecco allora che le persone rischiano di divenire ossessionate dal bisogno di non ferire o nuocere ad altri esseri viventi, poiché il semplice atto di divenire vegetariani non può esaurire la questione sulla violenza che sembra dominare le leggi della natura, compreso, ovviante, l’uomo. Un atto veramente risolutivo non può venire da una superficiale reazione pratica, ma deve nascere da una profonda comprensione dell’esistenza. Tale comprensione non porta mai ad azioni fanatiche, dannose per l’organismo e per la psiche. Ovviamente, in questa mia risposta, non prendo nemmeno in considerazione coloro che scelgono una dieta vegetariana perché va di moda.
Se cerchiamo una risposta definitiva e completa dobbiamo come sempre andare a guardare nel cuore stesso della vita per comprendere le sue leggi e i suoi fenomeni. L’unico modo che abbiamo per fare ciò è scendere sempre più in meditazione, in quella che io chiamo “un’osservazione attenta e passiva” di tutto quel che accade in noi e fuori da noi. Se pratichiamo costantemente e tenacemente questo atteggiamento mentale, piano, piano, i nostri pregiudizi si dissolvono, e il reale “stato di fatto delle cose” ci si palesa. Se guardi l’esistenza con occhi limpidi, scopri che molte cose che noi oggi riteniamo ingiuste non lo sono affatto, e molte cose che riteniamo corrette sono ingiuste. Tutto ciò, però, lo devi scoprire tu stesso, entrando sempre più in profondità nella tua consapevolezza.
Medita, osserva, lascia scorrere i tuoi pensieri, non preoccuparti di nulla, non affannarti per cose che non puoi cambiare, non cercare di risolvere nulla, rimani semplicemente in uno stato di osservazione continua, e lentamente scoprirai che sempre più cose ti diverranno chiare e armoniose, che sempre più azioni ti diverranno impossibili, mentre molte altre, prima impensabili, ti risulteranno semplici e fattibili. Come risultato dalle mie osservazioni ti posso dire che vi sono alcuni aspetti ricorrenti nel condizionamento che la nostra cultura opera sul nostro pensiero. Uno dei condizionamenti più forti e dannosi è l’idea di Dio come entità antropomorfa che ha creato un modo affinché gli uomini potessero vivere appieno la loro personalissima idea di bene.
L’idea imperante di dio rispecchia unicamente i nostri personali concetti di verità, bene, giustizia e libertà, ma quanti di noi hanno mai visto o parlato con questo dio? Nella bibbia è scritto che dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza. Ma chi ha scritto ciò? Un uomo ovviamente. Non sembra quindi cosa più ragionevole pensare che l’uomo abbia creato dio a sua immagine e somiglianza? Le chiese sostengono che sia stato dio ad aver ispirato l’uomo e ad averlo guidato nella scrittura di quei testi definiti sacri. Ma dove stanno le prove di questa affermazione? Se seguiamo questa logica, perché non dovremmo credere ad ogni persona che sostiene di aver ricevuto un messaggio da qualche entità superiore? Abbiamo mille religioni, tutte in contraddizione fra loro, e tutte che sostengono l’unicità della loro verità. A me sembra un pensiero un tantino contraddittorio. Affermassero almeno che tutte hanno ragione, ma che ognuna ha una sua peculiare prospettiva! Quando iniziamo a pensare che un dio ha creato il mondo affinché l’uomo possa vivere in pace e sereno, ecco che iniziamo a creare mille domande senza soluzione, e questo accade perché la prima affermazione è infondata. Su quali basi possiamo sostenere che un dio ha creato il mondo? E su quali basi ci immaginiamo questo dio? Quando accettiamo un assunto senza averlo attentamente valutato e verificato, abbiamo solo due strade: o iniziamo a credere a tutto quel che ci viene detto, o, se usiamo un pochino la nostra ragione, finiamo in un mare di guai, vedendo le mille incongruenze. Pensa al cristianesimo, se in un programma televisivo venisse concesso ad un logico razionalista di dialogare con un sacerdote, il povero religioso avrebbe sicuramente un bel da fare per non cadere nel ridicolo. Ma non c’è da preoccuparsi, un tale dibattito non verrà mai mandato in onda.
Proviamo, allora, per gioco a ipotizzare noi la scambio fra i due:
Sacerdote: Dio è sommo bene e infinito amore.
Logico: e il male da dove viene?
Sacerdote: dal demonio.
Logico: e il demonio da dove viene?
Sacerdote: era un angelo, chiamato Lucifero, nome che deriva dal latino, composto di lux (luce) e ferre (portare). Era l’angelo più vicino a dio, per questo era detto portatore di luce, ma questa vicinanza all’altissimo lo spinse a voler superare il suo stesso signore e padre. Come, infatti, scrive Isaia (14,14): "Similis ero Altissimo"(Sarò simile all'Altissimo). Questo iniziò a volere Lucifero, e per questo, dopo aver perso una tremenda battaglia contro gli angeli del Signore, venne scaraventato giù dai cieli e confinato negli inferi. Da quel giorno il suo nome venne cancellato, con l’imposizione che nessuno lo pronunci mai più, e per tutti egli diventò Satana, che in lingua ebraica significa “l’avversario”.
Logico: bella storia, ma se dio è solo bene, come è possibile che abbia creato un angelo poi capace di muovergli battagli per sete di grandezza e potere. Come è possibile che da un’entità che è solo bene nasca un essere capace delle più basse nefandezze umane?
Sacerdote: è il libero arbitrio figliolo. Dio ci ha fatti, come ogni sua creatura, liberi di scegliere.
Logico: caro prete, voi a questo punto del discorso tirate fuori sempre la storia del libero arbitrio, ma non le pare che non spieghi minimamente come sia possibile tirar fuori da qualcosa che è solo bene del male? Quando al mattino mi alzo sereno ho il libero arbitrio di farmi il tè o il caffè, ma non mi metto a picchiare i miei figli, capisce cosa intendo? Cosa centra il libero arbitrio con la nascita del male? Angeli e uomini potevano avere il libero arbitrio senza dover arbitrare fra il bene e il male. Se noi possiamo arbitrare sul male, qualcuno ci avrà posto al cospetto del male, se come dite voi, noi non siamo i creatori di noi stessi…
Caro Luca, questo discorso potrebbe andare avanti all’infinito, ma non credo che per il Sacerdote le cose possano migliorare. Quando, come primo assunto, sosteniamo una balla, tutto quel che verrà dopo dovrà inevitabilmente essere una balla maggiore, elaborata per reggere la prima. Ma una balla più una balla non fa mai una verità, ma sempre e solo una bugia ancor più grande. Non sto rinnegando i testi sacri, sto solo cercando di far capire come, dal mio punto di vista, quando dei racconti metaforici vengono presi alla lettera, tutto finisce inevitabilmente nell’assurdo. Se ad un ceco racconti che il sole è una palla luminosa che sta sospesa nel cielo, e questo ti prende alla lettera, il giorno che prenderà un aereo, chiederà al pilota di stare attento a non andare contro il sole.
Tutto questo discorso è utile a comprendere quanto le nostre menti siano zuppe di credenze, di mezze verità, di metafore trasformate in verità assolute. Secoli di interpretazioni letterarie dei messaggi contenuti nei libri sacri ci hanno portato alle soglie dell’estinzione della vera religiosità. Il materialismo e il nichilismo che dominano questo mondo sono il prodotto di una religiosità che non è più capace di indicare in modo efficace e diretto la dimensione del reale.
Torniamo ad osservare la vita per quella che è, non ci serve null’altro. La vita parla di se stessa meglio di chiunque altro. La mia esperienza mi dice che nella natura non v’è nulla di malvagio. L’animale uccide per nutrirsi, ma in quella violenza non v’è malvagità, e nella morte che vi scaturisce non v’è rimpianto o recriminazione. Il regno animale vive ancora in uno stato di incoscienza di sé, pertanto non dobbiamo applicare i nostri concetti e le nostre emozioni indiscriminatamente. Questo non significa assolutamente giustificare l’uccisione da parte dell’uomo di animali. Questa valutazione riguarda unicamente le leggi che governano il mondo animale. L’uomo, invece, proprio perché parzialmente consapevole di sé, dovrebbe anche essere in grado di percepire il dolore e la sofferenza che provengono dall’uccisione di animali. L’animale, morendo non recrimina, i parenti non fanno cause, ma questo non vuole certo dire che egli non soffra. Ecco allora che da un essere più consapevole, come dovrebbe essere l’uomo, che oltretutto può benissimo cibarsi di forme viventi che percepiscono una bassissima soglia di dolore, come tutte le specie appartenenti al mondo vegetale, ci si aspetta che almeno per empatia non commetta immotivati e tremendi stermini di forme più evolute di esseri viventi. Ma le cose non vanno così, probabilmente perché l’essere umano ha un’eccessiva stima di sé e una molto bassa capacità di comprensione e immedesimazione in ciò che è minimamente diverso da lui.
Se l’uomo iniziasse a conoscersi un po’ di più, comprenderebbe, in oltre, che l’assunzione di cibi costituiti dalle membra vivisezionate di cadaveri è nociva sia a livello fisico che psichico. Non mi dilungo in questo, ma ricordo unicamente che anche recenti studi di medicina hanno dimostrato l’elevata tossicità contenuta nei cadaveri di animali uccisi in maniera violenta o torturati a lungo prima di essere soppressi (la maggior parte degli animali è uccisa violentemente e torturata prima di morire. Basta informarsi un po’ su come si ottengono le carni bianche). I componenti tossici presenti nella carne, oltre alla stessa composizione chimica-organica della carne di esseri viventi, sono poi nocivi anche a livello mentale.
Colui che inizia a meditare, dopo poco tempo sente quanto l’assunzione di carni sia controproducente al mantenimento di una consapevolezza vigile. Esistono infatti specifiche diete che andrebbero seguite per chi intraprende un percorso spirituale, ma v’è anche da dire che lo stesso procedere della meditazione porta a comprendere autonomamente cosa è indicato e cosa è nocivo come alimentazione. L’apogeo della ricerca spirituale giunge quando il ricercatore vive l’esperienza del riconoscimento della natura unitaria è sensibile di questo intero universo, percependo pertanto un impossibilità fisica, emotiva e spirituale di cibarsi di esseri viventi che sente come fratelli. Sarebbe come per noi uccidere e mangiare dei parenti.
L’ultima cosa che vorrei dirti è che nella mia visione delle cose non v’è un dio buono seduto su un trono che sta a guardare questo folle e violento mondo. Questo mondo è generato e sostenuto, attraverso ogni sua singola cellula, ogni suo filo d’erba, ogni suo granello di sabbia, ogni sua creatura vegetale, animale, umana, visibile e a noi invisibile, da una presenza impersonale per noi incomprensibile, indefinibile, inimmaginabile. Noi uomini, che in questa presenza siamo totalmente immersi e che d’essa siamo inconsapevoli artisti, abbiamo un unico significato per cui valga la pena attraversare le prove di questo assurdo viaggio che è la vita, e cioè divenire consapevoli di questa presenza. Questa esperienza, però, non può essere fatta attraverso le forme del pensiero, come quando la mente comprende una formula matematica, ma, usando una similitudine, come quando due persone attraverso la loro relazione conoscono l'amore. Se chiedi ad un amante così l'amore, questo non saprà spiegartelo. L'amore non può essere comunicato a parole, deve essere vissuto. L'amore che viene capito a parole non è amore, e così è la presenza divina che abita l'universo. L'uomo non la può comprendere, non la può descrivere, non la può pensare, ma la può sentire, ci si può immergere e abbandonare. Questa è, dal mio punto di vista, il motivo per cui Gesù disse che Dio è amore. Dio è l'esperienza dell'amore sommo, della passione per l'esistenza intera.
Se l’animale uccide per mangiare è cosa conforme alle leggi di evoluzione. Se l’uomo uccide per mangiare, spinto da bisogni di sopravvivenza, e cosa altrettanto conforme alle leggi d’evoluzione della coscienza. Se l’uomo uccide per puro piacere o svago, è sintomo di decadimento della consapevolezza. Se l’uomo stermina ogni giorno milioni di animali per puro piacere sensuale e per questioni di business e mercato, è cosa conforme alle leggi di estinzione della consapevolezza.
Chi da sempre è abituato a mangiare carne non può smettere dall’oggi al domani, ma se segue un naturale e corretto percorso di crescita spirituale, progressivamente abbandonerà l’alimentazione carnivora, senza fanatismi o scompensi fisiologici. Alcune persone potranno anche non abbandonare mai completamente l’assunzione di carni, perché sentono come questo potrebbe essere dannoso per il loro equilibrio psico-fisico. Tutto ciò è cosa sana e ragionevole, nulla di minimamente paragonabile all’ingordigia e all’egoismo che oggi muovono ogni nostra azione, a partire dai nostri rapporti personali, sino ad arrivare all’alimentazione. Caro Luca, tutto ciò è solo e unicamente una mia personalissima e opinabilissima visione delle cose. Quel che ti consiglio più di ogni altra cosa è di meditare e d’entrare sempre più in sintonia con questa misteriosa e sconfinata esistenza, perché nessuna risposta può appagarci realmente se non quella che nasce dalle viscere del nostro stesso essere.
Un abbraccio,
Dadrim
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Commenti
Voglio solo dire a tutti che la Natura non ci ha resi carnivori, lo siamo diventati per necessita' nel periodo glaciale, ed e' iniziato da li l'inizio dell'allevamento, ma il nostro apparato digerente non e' creato per la carne, informati e vedrete.
L'ultima cosa che voglio dire, che, se fossimo tutti vegetariani non ci sarebbe piu' fame nel mondo, le industrie alimentari divorano l'80% delle coltivazioni di cereali dei Paesi sotto sviluppati, se le cose fossero diverse, ci sarebbe cibo per per il triplo delle persone che siamo al mondo.
grazie e viva la natura
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