Sabrina ha scritto: Ciao Dadrim, sono dell'idea che il nostro spirito ci guidi verso la nostra illuminazione, verso l'ascesi, ma poi mi scontro con la mancanza di costanza e con una volontà labile quando si tratta di perseverare sul cammino verso la consapevolezza interiore: sono distratta, ho poca memoria, spesso leggera. Come è possibile che le due cose possano convivere? E possibile dunque penalizzare così il nostro Io superiore? Spero di essere stata chiara.
Un abbraccio, Sabrina
Dadrim ha risposto: Cara Sabrina, non so se tu sia stata chiara come non so mai se lo sia stato io, ma ciò è irrilevante per chi intende veramente capirsi poiché continuamente tornerà a confrontarsi sino a quando non vi sarà più alcun dubbio e la comunicazione sarà fra cuori.
Detto ciò, per quanto posso aver compreso mi sento di dirti questo: per me la volontà e la memoria sono pressoché inutili per quanto riguarda il nostro viaggio interiore. È tutta una questione di consapevolezza e di condizionamenti: punto e basta. Più vediamo l’importanza dell’essere consapevoli e più sciogliamo i nostri blocchi, ma l’essere consapevoli non centra nulla con la memoria. La memoria serve per registrare dati e ripescarli quando ci servono, la memoria è utile in certi lavori, ma per quanto riguarda la nostra libertà interiore non è minimamente coinvolta. Certo, se una persona dimentica persino quel che ha detto un istante prima credo che qualche problema lo incontri, ma non credo sia questa la persona che si occupa di questioni come le nostre.
Battute a parte, anche la volontà centra poco se la intendiamo come sforzo per rimanere lungo un sentiero o per raggiungere un obbiettivo. La nostra cultura ha innalzato l’idea di volontà su di un piedistallo dorato, ma questo unicamente perché viviamo in modo snaturato. Perché devo sforzarmi per raggiungere qualcosa? Se voglio qualcosa con tutto me stesso non mi devo sforzare. Forse suderò un po’, ci metterò del tempo, ma, sia lungo il sentiero che all’eventuale raggiungimento del mio desiderio, non dirò mai: “mamma mia che volontà che ho dovuto mettere in gioco, se non mi fossi costretto più di qualche volta a quest’ora avrei già mollato da un pezzo”. Perché dovrei pronunciare parole simili se desidero con tutto il cuore ciò che faccio? La volontà ce la insegnano e inculcano nel sangue sin da quando siamo piccoli. Ci continuano a dire che un uomo senza volontà è un fallito, ma questi sono tutti giochini psicologici per condizionare i bambini, per costringerli a fare ciò che non vogliono.
Invece di capire perché un bambino non vuole fare qualcosa, subito gli diciamo: “svogliato, senza volontà, così non diventerai mai nessuno…”. Cercare di capire è rischioso poiché potremmo scoprire che ha ragione il bambino, che quel che gli stiamo chiedendo di fare è un benemerita fesseria che noi abbiamo fatto per una vita intera. Comprendere spesso non è conveniente per la routine delle nostre vite condizionate.
La volontà serve solo a chi sta facendo ciò che non gli piace. Una grande capacità mnemonica serve invece solo in certi lavori o in certi campi di ricerca, ma non in quello “interiore”.
È anche vero che conoscere se stessi a volte può portare a scoperte poco piacevoli, dopo le quali non si vorrebbe più continuare l’indagine, ma un lavoro può piacere o non piacere, lo posso cambiare, come un paio di scarpe o una maglia, ma quel che io sono non lo posso gettare e sostituire: è la mia stessa sostanza, è quel con cui ogni giorno devo andare in giro, volente o nolente. L’unica possibilità che ho per quanto riguarda liberarmi da quel che di me non mi “piace” è osservarlo e comprenderlo siano all’ultima goccia.
Se le cose stanno come dico è quindi inutile pensare di non avere volontà e per questo di perdere la possibilità di superare i propri limiti. Per chi ha iniziato a intravedere le falsità e le sofferenze che sono connaturate alle nostre piccole identità, la possibilità di fuggire da se stessi non è più realizzabile.
Si può continuare a dormire solo sino a quando non si sa di essere addormentati, dopo è finita. Forse per ancora un po’ di tempo ci si rotolerà fra le coperte, si avranno gli occhi ancora offuscati da rimasugli di sogni, ma quella scintilla di consapevolezza che ci dice “basta dormire, devi alzarti ed iniziare a vivere” non la si potrà più negare.
Dal mio punto di vista non ti devi preoccupare della tua volontà e tanto meno della tua memoria. L’unica cosa che conta è la consapevolezza di quel che sei e fai istante dopo istante. A volte non sarà piacevole, ma per quanto potrai guardare altrove prima di ritornare a desidera di guardare e scoprire cosa si nasconde dentro di te? La ricerca interiore non è un fatto di volontà o pigrizia, ma una questione di desiderio. O c’è o non c’è. Quante volte nella vita abbiamo desiderato ardentemente qualcosa? Spero molte… e in quelle occasione non ci siamo mai dovuti interrogare sul come trovare la volontà per raggiungere ciò che volevamo.
Un caro saluto,
Dadrim
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LA VOLONTà E LA CONSAPEVOLEZZA NON POSSONO STARE NELLA STESSA FRASE. LA CONSAPEVOLEZZA è QUELL'ATTIMO CHE CI CAMBIA PER SEMRE, DAVANTI A CUI NON POSSIAMO FARE FINTA DI NIENTE E CI FA SCEGLIERE. LA VOLONTà è UN PENSIERO, è UN ARTEFATTO INVENTATO DA NOI PER POTER FARE FINTA DI VOLER ESSERE MIGLIORI. IL NOSTRO SPIRITO DEVE ESSERE IL SENTIRE, NON IL VOLERE.
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