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I tre sentieri: corpo, mente, emozioni

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Marco ha scritto: Salve, sono un ragazzo molto interessato alla spiritualità e leggendo alcuni suoi articoli sono stato travolto dal grande interesse. Sono molto  interessato alla meditazione e la vorrei praticare correttamente, per questo vorrei capire meglio alcuni punti. Quello che più mi interessa è il fattore dell'osservazione distaccata, l'essere testimone.
Le mie domande a riguardo sono:

Prima domanda: Per arrivare a conoscere un saldo osservatore distaccato, cioè rafforzare questo osservatore, è necessario solo il tempo della meditazione o bisogna, durante la giornata, continuamente tornare a se stessi per essere presenti in ogni azione che si fa?

Risposta di Dadrim: Non arriveremo mai a conoscere l'osservatore, poiché chi conosce chi? Un giorno saremo Quello, vivremo in Quello, ma non conosceremo Quello. L'osservazione attenta e passiva durerà sino a quando in noi saranno ancora presenti pensieri ed emozioni fluttuanti, durerà sino a quando sussisterà una resistenza fra colui che osserva e la cosa osservata. Quando questo processo arriverà al suo apogeo non vi sarà più nulla da conoscere per come ora facciamo esperienza. Noi oggi conosciamo unicamente all'interno della dinamica soggetto – oggetto. In noi passa un pensiero, un'emozione, poi ne diveniamo consapevoli, ed ecco nascere l'oggetto (il pensiero, l'emozione) e il soggetto (colui che ne è consapevole).

Se ci osserviamo interiormente vediamo che in noi passano numerosi pensieri ed emozioni, oggetti di cui diveniamo consapevoli solo quando sono già passati e hanno esercitato la loro forza condizionante, ma questo è solo l'inizio. Più continuiamo a osservare, più vediamo che riusciamo a essere consapevoli dell'intero processo di generazione, transizione e dissolvimento dei pensieri e delle emozioni nell'esatto istante in cui accade. Quindi, più matura il nostro essere consapevoli, più riusciamo a comprendere quel che si muove in noi in ogni istante. Inizialmente sarà difficile riuscire a osservarci anche nelle azioni più semplici come lo stare seduti a occhi chiusi o il camminare, per questo viene sempre consigliato di iniziare l'osservazione da cose molto semplici come l'ascoltare il respiro stando seduti a occhi chiusi, l'osservare i propri pensieri, il compiere piccoli lavoretti in piena consapevolezza (pulire i pavimenti, lavare i piatti, levigare un tavolo...), eseguire semplici esercizi fisici rimanendo in totale ascolto del corpo. É estremamente difficile rimanere consapevoli di se stessi quando si è in mezzo a una folla o aggrediti dalle offese o dalle lusinghe di qualcuno.

Quando la nostra capacità di osservazione - ascolto si sarà rafforzata i pensieri e le emozioni inizieranno a diminuire sino a scoprire d'essere capaci di rimanere in uno stato di osservazione attenta e passiva anche nelle situazioni più complesse e difficili. Quando vedremo dissolversi ogni perturbazione interiore, e stando seduti in osservazione non affioreranno più oggetti, ne di pensiero ne emotivi, cosa accadrà? Chi conoscerà chi? L'osservatore non può essere conosciuto, l'osservatore esiste solo sino a quando in noi v'è qualcosa da vedere, ma quando questo processo giungerà a esaurimento anche l'osservatore morirà per lasciare spazio alla dimensione dell'Essere.

Mi chiedi se basta il tempo della meditazione o se bisogna, durante tutta la giornata, continuamente ritornare a se stessi. Inizialmente ritengo utile ritagliarsi un piccolo spazio di tempo giornaliero, poi, se siamo veramente desiderosi di crescere in consapevolezza e libertà, durante la giornata, inizieremo a ricordarci spontaneamente di porci in un atteggiamento osservativo. Inizialmente accadrà raramente, ma non è un problema, lentamente la nostra dimensione meditativa andrà naturalmente e senza grandi sforzi ampliandosi sino a quando vedremo che sempre più spesso ci accadrà di essere in quella disposizione interiore anche nelle situazione  emotivamente più cariche.

Seconda domanda: Lei dice che bisogna osservare tutto ciò che c'è al nostro interno senza farci coinvolgere, ma un principiante deve iniziare così oppure deve procedere per gradi osservando prima il respiro, poi, diventato più esperto, i pensieri, le emozioni, ecc. Oppure può iniziare direttamente sedendosi, chiudendo gli occhi e osservando tutto ciò che appare? Se fosse vera la prima io ho un problema a osservare il respiro perché soffro d'ansia e non riesco a osservarlo perché si agita sempre più e mi si crea dolore allo stomaco...

Frammento di articolo tratto dal libro "Meditazione".

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