Chi diviene maestro di se stesso dà inevitabilmente vita a delle relazioni significative e trasformatrici, qualunque sia lo stato interiore delle persone con cui entra in contatto e qualunque siano i presupposti che determinano gli incontri.
Essere maestri di se stessi non c'entra nulla con avere una laurea in psicologia, filosofia, pedagogia, o con l’aver seguito corsi di meditazione e letto libri di spiritualità. Queste sono tutte cose che possono aiutare o ostacolare la realizzazione di noi stessi, poiché tutto dipende sempre e unicamente da quanto noi vogliamo veramente crescere e scoprire la vita. V’è chi dalla lettura dei Vangeli ha dato vita alle inquisizioni e chi ha servito e aiutato gli ultimi e gli indifesi. V’è chi dall’esperienza dei lager nazisti ha accresciuto la sua riflessione e la sua compassione, ma anche chi è uscito corrotto dall’odio e dalla violenza subiti. L’estrapolazione di un significato da un’esperienza spetta sempre e solo a noi, alla nostra coscienza individuale, volenti o nolenti!
L’unica cosa che può renderci liberi e forti è raccogliere il coraggio necessario a mettere in gioco qualunque aspetto della nostra vita, al fine di vagliarne la realtà, la verità e l’effettiva bontà. Chi trasforma la propria anima nella fucina del suo illimitato sperimentare e creare, con il tempo forgia inevitabilmente un cuore e una mente limpidi e imperturbabili, e solo da siffatti presupposti si può sperare di generare delle relazioni profonde ed edificanti, prima di tutto con noi stessi, poi con gli altri e che con la natura nella sua totalità...
Frammento di articolo tratto da "Il libro di Dadrim".
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