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Dietro la maschera, oltre le difese

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Qualcuno ha scritto: Caro Dadrim, sono un ''padre'' con difficoltà ad educare il proprio figlio. Vede, mio figlio ha un carattere estremamente particolare e non so più come pigliarlo. È in età adolescenziale ma non penso sia una cosa che riguardi l'adolescenza ma credo sia una cosa che si porti dietro da tempo.Vede, lui mi è stato affidato perché aveva problemi famigliari molto particolari. Ha 2 genitori molto giovani e 4 fratelli, forse a causa della loro giovane età, problemi economici e altri personali non sono riusciti a seguire e dare delle regole a questo ragazzo. Non è stupido, anzi, ma si comporta come se lo fosse, infatti si è fatto espellere da scuola perché non aveva voglia di fare. Parla con termini non adeguati e, tra bestemmie e sputi, è difficile parlare con lui perché dice che non si fida degli adulti in quanto è stato "fregato" in passato dagli assistenti sociali. Almeno questo è quello che dice lui. Alcune volte è violento, non solo fisicamente ma anche psicologicamente. Quando se lo permette sa essere veramente intelligente, simpatico, coinvolgente. Un ragazzo che ha portato a casa un giorno l'ha definito un "leader" e Giovanni (mio "figlio") mi ha confessato che lo chiamano cosi perché ha molta influenza sugli altri coetanei, anche se lui ribadisce che non è una cosa cercata. Ma nonostante queste qualità lui non sembra felice, anzi non lo è affatto, e lo dimostra facendo delle ragazzate, ed è questo il punto. Vorrei che si senta bene indifferentemente che sia a casa con i suoi genitori o con me. Mi potrebbe dare una mano affinché questo succeda? Spero che mi possa essere d'aiuto.

Dadrim ha risposto: Caro “padre” non posso fare a meno di confessarle che il suo racconto rispecchia la storia di un ragazzo a me molto vicino e caro, con il quale, per certi versi, mi trovo anch’io nella sua stessa situazione. Partirei dicendo che dal mio punto di vista ho sempre pensato che nessuno può sostituire i genitori biologici di un individuo, per quanto poco si siano visti, per quanti problemi ed eventuali errori abbiano commesso. Ritengo fondamentale tenere sempre nelle nostre menti che noi non siamo qui per cancellare o sostituire la presenza di persone importanti, sempre e comunque, come sono i genitori d’origine: noi possiamo provare ad essere padri dell’anima di ogni ragazzo che incontriamo nelle nostre vite. Possiamo provare ad essere dei tutori del loro mondo interiore, dei facilitatori di un percorso di autoconoscenza e maturazione. Può sembrare una precisazione di scarsa rilevanza, ma per me non lo è!

 

Chi siamo e cosa abbiamo fatto noi per questi ragazzi per meritarci d’essere visti come dei punti di riferimento. Si, dico, meritarci, perché così stanno le cose. Riferimenti, persone capaci di educare, ci si può sentire per diritto di nascita, ma questa è una falsità. Un figlio nasce da me e solo per questo sono il suo educatore: così pensa la maggioranza delle persone, ma non io. Un figlio nasce da me e per questo sono il suo veicolo biologico. Essere suo genitore a pieno titolo, cioè un individuo capace di prendersi cura del proprio figlio, prevede qualcosa di più, prevede quella maturità d’animo che ci consente di entrare in relazione attraverso un amore incondizionato. Cos’è un amore incondizionato? È la capacità di stare in relazione e di agire partendo unicamente da una limpida comprensione delle reali necessità dell’altro. Questa attitudine presuppone un immenso lavoro su se stessi. Non è cosa che si acquisisce perché biologicamente si diviene genitori. Bisogna prima partorire la propria anima, concepire nel nostro ventre interiore quella dimensione dell’essere capace di darsi e dare amore incondizionato, solo poi si può provare ad aiutare qualcun altro a generare se stesso, solo poi ci si può meritare d'essere chiamati genitori.

Noi adulti siamo divenuti genitori di noi stessi o siamo ancora bambini capricciosi? Non v’è nulla di peggio di un bambino che pensa d’essere adulto solo perché la carta d’identità gli ricorda che ha superato di un po’ i 18 anni.

Venendo al nostro ragazzo, lei dice che si comporta da stupido, ma forse lo sciocco è solo colui che non comprende il messaggio che sta dietro determinati gesti. Perché un ragazzo intelligente dovrebbe sputare dalla mattina alla sera, bestemmiare, agire violentemente sia a livello fisico che psicologico? A cosa serve la violenza? A cosa porta il continuo sputare? Forse sta esprimendo un desidero di mantenere una distanza? Se continuo a sputare non è poi così piacevole lo starmi vicino. Forse ha paura di essere schiacciato da un mondo esterno che percepisce come minaccioso?

“Sai, la mia famiglia già non era un paradiso, ma che d’un tratto un giorno siano arrivati anche degli estranei che si sono presentati come assistenti sociali e mi hanno portato via, lontano dai miei fratelli, lontano da quei due genitori che per quanto fossero stati in errore erano pur sempre le uniche persone che per anni ho riconosciuto come riferimenti, non è necessariamente stata la panacea ad ogni mio problema. Un mondo in conflitto era dentro la mia casa, l’ignoto e spaesante è giunto da fuori. La frittata è fatta!”.

Capisci cosa intendo? Non sto dicendo che gli assistenti sociali non dovrebbero fare il loro lavoro, anche se a volte per alcuni sarebbe meglio, dico solo che non dobbiamo pensare che per il semplice fatto che un genitore, a detta di tutti, è un pessimo soggetto educante questo è subito e facilmente comprensibile anche per i suoi figli. I bambini nascono con un amore così viscerale e incondizionato per i loro genitori che per quanto quest’ultimi siano deprecabili, prima che un figlio desideri abbandonarli o rinnegarli ne deve passare di acqua sotto i ponti.

Senza che ora mi perda in cose che non centrano con noi, l’unica cosa che vorrei cercare di condividere è l’immensa importanza che dobbiamo dare al peso di certi allontanamenti. A volte allontaniamo dei ragazzini solo perché per noi società è più difficile comprendere e agire dall’interno di una situazione problematica. Ma la domanda che dovremmo farci non è cosa è più facile per noi, ma cosa è più sano per una famiglia, in particolar modo per i suoi bambini.

Tornando al nostro ragazzo: sputi, bestemmie, violenza e scuola abbandonata… Io credo che un certo tempo gli sarà necessario per comprendere che il mondo non è un luogo in cui ci si deve sempre difendere e che in lui vi sono tutte le qualità per iniziare a spendersi, con tutta la sua intelligenza e capacità d’essere leader, in relazioni nuove, fatte di semplicità, verità e bellezza. Forse ci vorranno anni, ma una quercia non cresce in qualche mese e non comprendo perché la maggior parte di noi non sia capace di rispettare i tempi dell'anima.

Ma una domanda ancora più importante è: quale bellezza porta dentro di sé mio caro padre in prova? La sua bellezza e la sua semplicità sono in grado di riconoscersi anche dentro a uno sputo, una bestemmi o un cazzotto. Siamo capaci di non farci ingannare dalla nostra stupida e formale educazione che ci chiede di far crescere i ragazzi a colpi di si e no, di giusto e sbagliato? Mi mandi a fanculo, bene, non ti dico no non devi: cosa ne ricavo, cosa ne tiriamo fuori? Mi mandi a fanculo forse perché hai paura di sentire troppo vicino qualcuno e di rischiare d’essere ferito ancora, forse perché sei arrabbiato arrabbiato con gli adulti, forse perché non conosci altro modo di dirmi che vorresti qualcuno al tuo fianco e che sei solo, tremendamente solo. Mi mandi a fanculo e così facendo mi dai la possibilità di aprire un mondo fra noi due. Ma se la mia risposta è: no!, non devi parlare così. Se la mia risposta è un giudizio: ragazzino volgare così finirai male! Se questo sono io nella relazione dove arriveremo? In nessun luogo!

Uno sputo, una bestemmia o un cazzotto sono semplici espressioni di un grande desiderio di entrare in relazione, forse un po’ grezze, rudi, ma cosa vuoi farci: dal letame nascono i fiori, dal carbone i diamanti, dagli sputi i sorrisi, dalle bestemmi le parole d’amore e dai cazzotti la capacità di prendersi cura degli altri.

Un immenso abbraccio e in bocca al lupo,

Dadrim

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