G. ha scritto: Ciao Dadrim, nella tua risposta a Luigi accennavi alla strafottenza di certi figli. Hai tralasciato il discorso su cosa cela questa strafottenza, mi piacerebbe che invece ne parlassi anche brevemente...sono la quarta figlia di una mamma che non vede le sue prime tre figlie da decenni, ormai, e ogni tentativo (di ricontattarle), anche il più gentile e rispettoso, è caduto nel vuoto. Grazie di cuore.
<<Ultimo esempio. Un figlio non va più a trovare i suoi genitori da anni. Un giorno gli arriva una lettera di sua madre che gli comunica che il padre è morto e che avrebbe piacere di parlargli. Il figlio prende la lettera e la butta nel camino. Questo è un esempio di come potrebbe reagire un figlio strafottente, cioè che mostra noncuranza sfacciata (come da dizionario). Tralascio tutta la discussione sul cosa cela realmente la strafottenza altrimenti non la finiamo più.>>
Frammeto di discoro a cui fa riferimento la domanda tratto dall'articolo “Salvare i propri genitori: dipendenza e libertà”
Dadrim ha risposto: Strafottenza significa “noncuranza sfacciata”, come ci dice il vocabolario. Il legame figli - genitori e genitori - figli è il legame più profondo e più antico, in particolar modo quello fra madre - figli, figli – madre, poiché la donna “porta” nel suo stesso corpo, in piena unità, i propri figli per nove mesi. Detto ciò, un figlio che non si cura più dei suoi genitori non può essere superficialmente definito strafottente attraverso l'accezione comune del termine. Quando un genitore etichetta un figlio come strafottente, insensibile, menefreghista, col pelo sul cuore, ecc. ..., sta unicamente dimostrando di non avere la forza o la voglia di fare i conti con i propri limiti, le proprie mancanza e fragilità o con quelle del proprio figlio, che in fondo sono la stessa cosa.
Nessun figlio abbandona o si allontana emotivamente dai propri genitori senza alcun motivo, senza aver patito più o meno profondi disagi. Dicendo questo non sto colpevolizzando i genitori. Un genitore può sbagliare, può essere in una situazione di fragilità tale da non essere in grado di rispondere ai bisogni del proprio figlio quanto un figlio può avere delle fragilità così marcate da non trovare risposta nemmeno nel genitore più accorto. Questo è il bello della libertà individuale!
Se da buoni genitori venissero fuori sempre figli equilibrati e da genitori inadeguati venissero fuori sempre figli disagiati, fra macchine ed esseri umani non vi sarebbe alcuna differenza.
Ma per fortuna le cose non stanno così e la vita segue indomita le sue imprevedibili iperbole, sapendo che chi prova un vero amore è capace di accettare anche il dolore e lo smarrimento di chi da sempre ha accudito e custodito con tutto il suo cuore, senza mai perdere la speranza, nemmeno al cospetto della morte.
In oltre, dal mio punto di vista, non è scritto da nessuna parte che genitori e figli si debbano amare nonostante tutto. Quanto è stupido ritenere che che genitori o figli debbano rimanere sempre vicini a prescindere da ogni cosa! La nostra società giustifica oltre ogni buona ragione relazioni patologiche unicamente perché vincolate dal legame di sangue, e questo perché siamo unicamente consapevoli di essere dei corpi e non, prima di ogni cosa, degli esseri consapevoli e spirituali. La nascita del corpo è unicamente un fatto biologico che spesso non richiede alcuna consapevolezza da parte dei genitori: la vera fatica è la nascita della Coscienza. Quanti figli nascono per errore? Molti! Quanti figli vengono aiutati a divenire liberi e felici per errore? Nessuno. Ecco allora che la nascita del corpo è spesso un puro accadimento meccanico, mentre la nascita dell'amore e della libertà è sempre una questione di consapevolezza.
Nascere nel corpo significa unicamente esistere, mentre nascere nella Coscienza significa Vivere realmente: troppe persone muoiono unicamente dopo essere esistite, senza mai aver Vissuto.
Un genitore può essere il nostro padre biologico ma non essere in grado di divenire il nostro “padre spirituale”. Se una società avesse chiaro questo fatto non vedremmo così tanti penosi conflitti che caratterizzando troppe relazioni fra genitori e figli. I rancori che rimangono sempre vivi sono in gran parte causati dal ritenere che i nostri genitori debbano rispondere ad ogni nostro bisogno e che i nostri i figli debbano essere il completamente dei nostri, più o meno sani, desideri inappagati.
Cara G., tre figlie che non si fanno più vedere da decenni raccontano il silenzio di mille parole non dette, di mille dolori non condivisi. Chi meglio delle tue sorelle o di tua madre può raccontare quanto amore trattenuto cela la parola “strafottente”? Ma soprattutto tu, che sei l'unica realtà che in questa storia io posso contattare veramente, dove sei in tutta questa faccenda?
Un abbraccio,
Dadrim
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Commenti
Mai troppo severi , mai troppo esigenti mettendoci sempre di fronte alla realtá della vita, con la veritá e mai con la menzogna. Posso dire che noi quattro siamo stati appagati nei due sensi il Biologico e della Coscienza.L'esempio sempre é appagante quindi possiamo dire di essere stati anche fortunati.
Quanti figli rinfacciono ai genitori: "non ti ho chiesto io di farmi nascere quindi..."
Dove sta l'errore se errore si puó chiamare?
La vita é severa oltre a essere bella, secondo i punti di vista.
Per esempio mio fratello maggiore si laureó medico, si specializzó fu primario nel Sant'Orsola di Bologna, stava mettendo su una clinica privata e poi?...La stangata, morì il giorno del suo 42esimo compleanno.... fu un'ingiustizia ? Di chi? Perché?
Solo chi arriva a un buon finale (?) potrá dire qualcosa se ha capito il bello e il non senso di questa vita!
La filosofia orientale forse(per me)sta nel giusto mezzo: o corri o ti arrampichi....
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