Anna ha scritto: Caro Dadrim, mi chiamo Anna... in una delle mie ricerche infinite sui problemi dell'anima e della mente sono incappata nel tuo blog. E mi ha ispirato fiducia così ho deciso di scriverti. Ho solo tante domande e so che mi potresti rispondere in modo un po' più umano rispetto ai diversi forum di psicologia in internet che sembrano dire un sacco di cose ma mai arrivare all'essenza.Perché è così facile diventare vittima nei mille inganni, futili discussioni e sensi di colpa della mente? Perché è così difficile essere liberi?
Te lo chiedo perché è come se avessi perso una parte di me...ho perso la capacità di gioire del sole e del mare e della natura in modo autentico, ho paura di me e dei miei stessi pensieri...quando sto meglio e riesco a placare tutto ciò che di auto-distruttivo c'è in me è solo un'operazione mentale temporanea... è solo un castello di carte, basta poco perché venga spazzato via. Sono sempre nel potere della mente ma poco nel potere dell'anima...e più realizzo questo più mi sento divisa dentro, un'anima che si fa a brandelli.
Sai... è così strano perché i miei amici confidano a me molti dei loro segreti perché mi ritengono una persona che trasmette grande luce e serenità. Mi chiedo come sia possibile perché io dentro mi sento un mare in tempesta.
Cerco di prendere questo momento come una buona occasione di crescita personale e di evoluzione...solo che mi sembra così difficile...ho perso la capacità di distinguere tra il lato giusto e sbagliato delle cose e in più mi sento come se avessi una grande nebbia dentro di me che rende il contorno delle cose confuso ed indecifrabile.
Non è mai facile cercare nell'anima...ma secondo te come inizia questa ricerca? intendo dire, non credo esista un 'come' universale per tutti ma ritieni esistano eventi che ci fanno cambiare percorso ed entrare in contatto più forte con noi stessi. E credi sia una ricerca che inizi per un evento fortuito o un pizzico di destino gioca la sua parte? Vorrei dirti che il mio desiderio più grande ora è guarire e stare bene ma d'altro canto nemmeno capisco la sofferenza che sto vivendo ora...come faccio a desiderare la guarigione se non ho capito l'essenza di ciò che vivo? Perché l'anima e le mente soffrono? Esistono, secondo te, spiegazioni universali?
Mi rendo conto che avrai tante mail a cui rispondere ma spero che comunque troverai un po' di tempo per leggere queste righe.
Grazie di cuore,
Anna
Dadrim ha risposto: Cara Anna, tu chiedi: “Perché è così facile diventare vittima nei mille inganni, futili discussioni e sensi di colpa della mente? Perché è così difficile essere liberi?”
È così facile perché il nostro sistema educativo ci allena sin dal nostro primo giorno di vita a divenire degli schiavi, degli individui confusi, ingannevoli e ingannabili, in perenne conflitto, costantemente ingabbiati in inutili discussioni e problematiche, costantemente torturati dalla presenza di un vago quanto potente senso di colpa e inadeguatezza.
La nostra società sta vivendo un conflitto tremendo, si sta lacerando entro dogmi contraddittori. Da un lato propaganda una religione e una morale oppressiva, colpevolista, rigida, fondata sul peccato, sulla vergogna e la repressione degli istinti naturali e delle emozioni in generale. Da un altro lato sempre la stessa società incita alla competizione più estrema, all'assoluta mancanza di ogni pudore e rispetto di sé e dell'altro al fine di poter apparire, di poter celebrare se stessi unicamente per se stessi, in una azione solipsistica e mortificante.
Coltiviamo nei bambini, a livello emotivo, personalità egocentriche, narcisiste, astute e arriviste, ma allo stesso tempo inculchiamo una struttura di pensiero fondata su ideali di altruismo, abnegazione, compassione e altre vuote parole. Dico vuote parole perché quando in un individuo esiste un piano emotivo che persegue determinati fini e un piano dialettico, puramente verbale, che racconta tutta un'altra storia, le parole che escono dalla bocca di una tale persona sono unicamente strumentali agli obbietti del piano emozionale. Le parole divengono unicamente degli artifici di nascondimento e manipolazione dell'altro per raggiungere i propri obbiettivi reconditi. La nostra società persegue fini che non può esplicitamente dichiarare perché sarebbero evidentemente malati, distruttivi e distorti, pertanto li camuffa con parole, teorie e immagini ingannevoli.
Per esempio la nostra società persegue come primo suo fine la realizzazione del piacere del singolo a discapito del piacere di molti. La nostra cultura questo aspetto lo chiama competizione, progresso, capitalismo, libertà individuale o addirittura etica del lavoro e del sacrificio. Per me questo aspetto andrebbe chiamato egocentrismo, esercizio del potere per il piacere del potere, disgregazione delle relazioni umane, involuzione e barbarie.
Ma questo non lo si può raccontare attraverso i canali ufficiali altrimenti si viene additati come rivoluzionari, sovversivi, pericoli per l'ordine sociale. Ma di quale ordine stanno parlando? Quale ordine sociale abbiamo?
Una religione che predica il matrimonio, la fedeltà, la verità, l'onestà e la carità, ma che poi, al cospetto di chi detiene il potere politico e lo esercita, di fronte agli occhi di tutti, unicamente per il proprio interesse e piacere personale, dimentica ogni cosa al fine di non perdere il proprio stesso potere, che razza di entità morale può essere? Chi è più preoccupato della propria sopravvivenza che della verità delle parole che afferma, quando dovrà scegliere fra il rischiare se stesso e il negare la propria verità, sempre negherà la verità.
Questo accade a coloro che vivono più la paura che la forza della verità che proclamano.
Le nostre scuole ormai impartiscono solamente informazioni tecniche, nozioni, e nel migliore dei casi formano unicamente bravi esecutori. La scuola non è più un'entità educativa, non si assume più questo ruolo, non ha i fondi, non ha le competenze, ma sopratutto non le viene nemmeno più richiesto. Educare significa esercitare l'individuo all'uso della propria intelligenza, sensibilità ed emotività, aiutarlo ad essere libero, critico, consapevole, forte e sereno in se stesso e per questo capace di prendersi cura degli altri e della società in generale. Ma quando mai abbiamo sentito che fra gli obblighi del nostro sistema educativo esiste il compito di rendere le persone più serene, empatiche, libere e autodeterminate?
Mi chiedi perché sia così facile cadere nelle pastoie della mente, dell'inganno, del dolore e dell'angoscia. La mia risposta è semplice: educhiamo le persone a questo. Diamo tutti gli strumenti per realizzare una vita vuota, superficiale, caotica e conflittuale. Detto ciò, non rimane altro che l'iniziare a trovare tutti gli strumenti per uscire da questo inganno e realizzare ciò per cui siamo venuti a questo mondo: un vita piena, armonica, creativa, libera da ogni paura, egoismo e conflitto. Io credo che tutto ciò sia possibile per chi veramente lo desidera.
Ti chiedi perché è così difficile essere liberi. Io credo che sia così difficile perché se è vero quel che ho detto finora, è vero anche che per spezzare le nostre catene dobbiamo rimettere in discussione tutto ciò in cui crediamo, tutto ciò che da sempre ci spacciano per vero e fondamentale. Dobbiamo mettere in discussione i nostri maestri, le nostre autorità politiche e religiose, i nostri genitori, le nostre idee di felicità e benessere. Questo non significa opporsi ottusamente a tutto, ma significa vagliare con estrema attenzione ogni cosa che ci viene detta, ogni cosa che perseguiamo nella convinzione che sia buona e giusta. Questo significa vivere in una costante condizione di consapevolezza, di riflessione, di potente, totale e incondizionata azione dialettica. Questo significa vivere unicamente mossi dal desiderio di ricercare e scovare cose come la bellezza, la verità, l'equilibrio sociale, il bene del singolo e della pluralità.
Ti chiedi inoltre: “Non è mai facile cercare nell'anima...ma secondo te come inizia questa ricerca?”
Per me questa ricerca inizia quando iniziamo a vedere l'assurdità e la pochezza delle nostre esistenze. Quando iniziamo a percepire la fragilità delle nostre credenze, la banalità e la distruttività dei desideri che ci hanno insegnato a perseguire, delle mete che continuamente ci costringono e ci costringiamo a raggiungere.
Cercare nell'anima significa guardare dentro di sé, e questo può accadere solo quando iniziamo a comprendere che tutto ciò che ci viene imposto da fuori è un qualcosa di deleterio se non trova risonanza nello spazio del nostro sentire.
Chiedi ancora: “Come faccio a desiderare la guarigione se non ho capito l'essenza di ciò che vivo? Perché l'anima e le mente soffrono? Esistono, secondo te, spiegazioni universali?”
Molto probabilmente desideri la guarigione proprio perché hai capito di non aver ancora capito l'essenza di ciò che vivi. Solo chi comprende di essere “malato” può desiderare di intraprendere un viaggio interiore di guarigione. Chi pensa di essere sano come un pesce, anche se tutto intorno e dentro di lui sta andando a pezzi, non potrà mai uscire dal suo male. Solo chi inizia a percepire in sé un primo e confuso senso di smarrimento può desiderare di intraprendere un percorso di riappropriazione di sé.
Perché l'anima e la mente soffrono? La mente, per come la intendo io, non soffre perché è un semplice meccanismo, non è nulla più di un computer che registra dati, informazioni ed esperienze e che ha innumerevoli capacità di azione, piani e piani di possibilità di esplicazione e manifestazione.
Chi soffre siamo sempre e solo noi quando iniziamo a pensare di essere la nostra mente con tutte le sue memorie, i sui pensieri, le sue emozioni, i sui meccanismi reiteranti e condizionati.
Ma quanti di noi sanno di non essere la propria mente? Quasi nessuno, e la motivazione è sempre la stessa: siamo nati all'interno di una civiltà che non conosce la dimensione dell'essere. Viviamo in un tempo che crede che l'individuo sia unicamente un'entità corporea, pensante ed emozionale.
Il corpo e la mente, senza quella che potremmo definire come la nostra essenza, la nostra anima, quella che io spesso chiamo semplicemente la nostra possibilità di essere, e pertanto di essere consapevoli di essere, non possono nulla. Corpo e mente sono estensioni del nostro essere, ma non sono il nostro essere.
Corpo e mente sono come le foglie di un albero, mentre l'essere è simile alle radici. Le foglie senza radici non possono nascere, crescere e morire. Allo stesso modo, il nostro corpo e la nostra mente senza l'essere non possono nascere crescere e morire.
Il nostro più grande guaio è che ci siamo così coinvolti in tutto ciò che nasce e deriva dall'attività del nostro corpo e della nostra mente, che ora non siamo più consapevoli di quel qualcosa che ne è origine ed essenza. Paradossalmente non siamo più consapevoli di essere, non sappiamo più chi siamo veramente, totalmente.
Ecco allora che la nostra sofferenza deriva proprio dalla perdita della consapevolezza del nostro essere, del nostro intero stato di esistenza, di quella dimensione che forse più di ogni altra ci è fondamentale per poter vivere veramente proprio perché è verità di noi stessi.
In conclusione, non è la mente che soffre ne il copro, ma è sempre e solamente la nostra “anima” quando vive dimentica di sé e pertanto unicamente confinata all'interno degli spazi di realtà delle sue stesse estensioni: mente e corpo.
Infine mi chiedi se esistono spiegazioni universali.
Forse si o forse no, ma dal mio punto di vista non fa alcuna differenza per il semplice motivo che ogni spiegazione è inutile se non nasce da un'esperienza personale.
Se fai l'esperienza dell'amore puoi anche dare delle spiegazioni a chi non l'ha ancora vissuta, ma se non hai mai avuto un'esperienza d'amore non ti servirà a nulla alcuna spiegazione.
La vera questione non sta nello spiegare o descrivere la realtà ultima dell'essere umano, ma nel come realizzarla, nel come viverla.
Per questo sono sempre più importati le domande delle spiegazioni. Una domanda ti porta continuamente ad indagare, una spiegazione ti può portare ad accettarla senza averne fatto esperienza.
Se l'essere umano da voce alla sua sconfinata possibilità di domandare, prima o poi arriverà ad una risposta, ma questa risposta non verrà sotto forma di spiegazione ma unicamente sotto forma di percezione diretta e totale di presenza, di verità e bellezza.
La vita non può essere spiegata ma unicamente sentita, vissuta, pienamente e tremendamente partecipata.
Le spiegazioni servono solo a chi non sa come gettarsi nel fiume dell'esistenza, a chi ha paura di perdere il controllo di sé. Ma per quel che sento, l'unica possibilità che abbiamo per vivere pienamente e serenamente consiste proprio nel perdere noi stessi, i nostri confini e le nostre difese in quel fenomeno sconfinato e inspiegabile che chiamiamo esistenza.
Se ci fai caso, in tutte queste mia parole, non ti ho dato una spiegazione di quel che è la nostra essenza, la verità ultima, la felicità o come tu la voglia chiamare, ma ti ho semplicemente invitato a provare a perdere qualcosa per lasciare che qualcosa di più vasto e insondabile si manifesti da sé.
Ci sto invitando a sperimentare un qualcosa che esiste al di là di noi stessi, delle nostre parole, delle nostre emozioni, dei nostri desideri, un qualcosa che si può unicamente vivere e sentire, ma mai spiegare e definire.
Quando dico che oltre le foglie del nostro corpo e della nostra mente esiste una radice che potremmo chiamare essere, non ho dato alcuna spiegazione dell'essere, ma ho indicato la possibilità di sperimentare qualcosa che vive oltre i confini di ciò che conosciamo.
Credo che il momento che stai attraversando possa essere estremamente importante. Per uscire dagli schemi del nostro solito pensare e sentire è inevitabile passare attraverso una fase di confusione e caoticità. Ed è proprio in questo momento che non ci si deve lasciare prendere dal desiderio di ritrovare qualcosa a cui aggrapparsi, poiché questo qualcosa sarebbe sempre un oggetto del vecchio sistema. Se si esce da una prigione, per qualche tempo, non si saprà dove si sta andando e cosa ci potrà succedere, ma se la via è decisa, qualunque paura del futuro sarà sempre minore dell'angoscia che percepiamo all'idea di ritornare indietro, fra le quattro mura del nostro passato.
Non v'è spiegazione a tutto ciò, ma quando ci si lascia condurre fiduciosi attraverso questo viaggio, ci possiamo raccontare mille spiegazioni senza doverne mai fare dogma alcuno.
Un caro saluto,
Dadrim
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Commenti
…ogni volta, sorvegliamo la libertà mentale
e la rivediamo al sicuro tra le pareti di una strada,
indebolita da varie confessioni…
Succede
Che per la strada
Sbandiamo un po’
Con l’obliqua libertà
Una libertà
Che vuole prendersi
La parte di noi sbarazzina
La furia di noi e il ragazzino innocente.
E sono solo sul suolo
Come un uomo imbavagliato
Che lascia dei suoi occhi
Il contorno dell’età.
La libertà a volte
È così pesante
Che resistiamo in quella incoscienza
Amica libertà
E libertà di essere nemici.
Tutti riempiamo bagagli di noi
E impiliamo una sull’altra esperienze.
Testardaggini
Come la prima volta
Che gravitiamo liberi
Perché di tempo ce n’è
Per fermarsi al perdono
Asceso.
E poi
La gente fuggiasca e via
Così all’improvviso
Andata di segnaposto
A ricominciare i vent’anni
E poi
Succede
Che abbiamo saputo mendicare di noi
Uno schianto al cuore
Nel bivio più imbrigliato.
E sono solo un uomo
Rapito dalla libertà
E dall’interrogat orio…
Come se fossimo in due.
©
di Maurizio Spagna
Da “Il cuore degli Angeli”
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L’ideatore creativo,
paroliere, scrittore e poeta al leggìo-
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