Flavio ha scritto: Ciao, mi chiamo Flavio.Ti scrivo per confrontarmi riguardo un aspetto di me che mi è stato "sbattuto in faccia" di recente: Mi hanno attribuito l'appellativo di "maestro" o "guida spirituale". Quando la prima persona si è rivolta a me con quest'appellativo mi è venuto quasi da ridere. Alla terza ho iniziato a pormi qualche domanda. Queste persone sono state avvicinate da me in maniera quasi casuale (ma che casuale non può essere visto i risvolti). I tre casi che vado a citare sono 3 ragazze, capitate in momenti diversi della mia vita. Le tre storie sono iniziate e finite in maniera analoga. Nel mucchio, una suscita il mio interesse: non la più bella, non la più simpatica o la più facile, semplicemente una tra le tante. Io mi butto a capofitto in una storia che inizia ancor prima che me ne renda conto.
Standoci assieme, risento del malessere di questa persona e tento di aiutarla.
Dedico anima e corpo nell'aiutarla a risolvere i suoi problemi (raramente materiali e sempre causati da genitori o ex compagni). Mentre lei acquista sempre più consapevolezza e intraprende un'altra strada io mi rendo conto che la storia è destinata a finire ma continuo imperterrito con la mia linea iniziale. In un modo o nell'altro le storie si sono concluse, tutte e 3 in modi completamente diversi con un elemento in comune: Tutte e tre nutrono moltissima stima nei miei confronti, gratitudine e l'appellativo di cui sopra, asserendo che con me hanno avuto una svolta, sono cresciute, hanno trovato la loro strada e, naturalmente, stanno con un altro. Ho avuto la prova che nutro su di loro un'ascendente tale da potermi permettere di scavalcare il loro "compagno" ma mi astengo perché reputo quasi "sacrilego" turbare un equilibrio che si è andato a formare con il tempo e l'esperienza.
Dopo il terzo deja-vou ho iniziato a nutrire seri dubbi verso il mio futuro.
Io evidentemente me le "cerco" con problemi, sarò masochista ma è quello che mi capita, il più banale dubbio, al quale mi son rassegnato a non trovar risposta soddisfacente (se sarò mai io realizzato) è la causa dei quesiti che più mi turbano.
- Se io non posseggo un equilibrio, se non sono "realizzato" se non ho una "strada" come posso portare equilibrio in altre vite? come posso indirizzare gli altri verso la giusta strada?
- Ad ognuna di quelle tre donne ho dedicato una buona parte di me, e la posseggono ancora. Continuando così resterà qualcosa di me a me? ho paura un giorno di impazzire, che venga fuori il mio "lato oscura" e che voglia riprendermi quella "Parte di me" che hanno ancora loro, e di rompere il loro equilibrio.
Riguardo quest'ultimo dilemma, chi sono io per giudicare la situazione attuale? Come faccio a dire che è reale equilibrio? Mi scuso in anticipo se sarò particolarmente ingarbugliato ma faccio una certa fatica a riordinare fatti e idee. Per spiegarmi: l'amore che provo per queste persone a volte mi spinge a volerle riconquistare, e sono anche abbastanza sicuro (nella mia modestia) di riuscirci, ma non lo faccio (forse per paura della dimostrazione del contrario) perché le vedo felici e non voglio turbare le loro vite.
Ma le loro turbano me. Vedere loro felici senza di me rende me infelice, le conosco, conosco la loro forza e mi mancano. Sono spesso combattuto tra il "riprendermi quello che è mio" anche se è assurdo parlare di proprietà e lasciarmi tutto indietro sperando che la prossima porterà equilibrio in me.
Io continuo a confidare nel futuro, una volta ho preso l'impegno di intraprendere questa strada e non me ne distoglierò. Però la tentazione è grande. La zittisco con la convinzione che non sarebbe reale equilibrio qualcosa di deciso da me. Ma non è sufficiente a convincermi, il libero arbitrio è ciò che modifica le nostre vite, io potrei modificare la mia in meglio, ma non lo faccio per non provocare dolore.
Avrebbe qualche lettura da consigliarmi che mi aiuti a considerare le cose sotto un altro aspetto? Un altro punto di vista sulla questione mi sarebbe molto d'aiuto...
Grazie.
Flavio
Dadrim ha risposto: Caro Flavio, tu dici: “Nel mucchio, una suscita il mio interesse: non la più bella, non la più simpatica o la più facile, semplicemente una tra le tante”. Se ha suscitato il tuo interesse, però, non è semplicemente una fra le tante, ma è la tua unica fra alcune. Hai scelto non la più bella, non la più simpatica, non la più facile, hai scelto una ragazza piena di “non” e questo non mi sembra essere “una fra le tante”. Il “non” esclude, porta l'immagine di una porta chiusa, di una possibilità inespressa, forse per questo, in alcune persone, provoca il desiderio di includere, di trovare la chiave della serratura, di aprire quel varco che genera la possibilità. Il “non” è una sfida, e al nostro ego le sfide piacciono tremendamente, soprattutto quelle sfide che non ci costringono a mettere in gioco le nostre fragilità, le nostre paure e i nostri limiti. Aprire alcune porte chiuse del mondo interiore di una persona non è mai facile, ma con un po' di volontà e sensibilità a volte è possibile.
Dal mio punto di vista assumersi il ruolo di chiave apri porte dell'anima di un individuo è una cosa parziale e pericolosa poiché in una siffatta relazione non accade un reale incontro di anime, ma una sorta di egocentrica gratificazione reciproca. Io sono la chiave delle tue prigioni, quindi io mi sento e per te divengo una specie di eroe liberatore. Tu non devi fare alcuno sforzo autonomo di consapevolezza per imparare ad uscire dai tuoi confini. L'accento di questa storia cade sempre sull'io, mai sul “noi”. Quando “io” non ci sono la tua porta è chiusa o rimane sempre aperta. Se “io” sono la chiave di qualcuno, “io” esercito un potere enorme, un potere che genera dipendenza nell'altro e auto celebrazione in me stesso. Queste non sono le condizioni né di una relazione paritaria e consapevole, né di una relazione fra discepolo e maestro. In una relazione d'amore paritaria non v'è nessuno che esercita un ruolo di maggiore potere nei confronti dell'altro, poiché entrambi usano le loro energie per aumentare la consapevolezza e l'armonia della coppia e del singolo in se stesso. Per quanto riguarda la relazione fra maestro e discepolo, il maestro, se tale è, non compie mai azioni che generano dipendenza e mai riceve alcuna forma di gratificazione per il proprio ego.
Tu dici: “se io non posseggo un equilibrio, se non sono "realizzato" se non ho una "strada" come posso portare equilibrio in altre vite? Come posso indirizzare gli altri verso la giusta strada?”
Non puoi.
Tu dici: “Ad ognuna di quelle tre donne ho dedicato una buona parte di me, e la posseggono ancora. Continuando così resterà qualcosa di me a me? ho paura un giorno di impazzire, che venga fuori il mio "lato oscuro" e che voglia riprendermi quella "Parte di me" che hanno ancora loro, e di rompere il loro equilibrio”.
Io credo che tu non abbia donato nulla del tuo vero sé, della tua anima. Queste dimensioni ti sono ancora ignote. Credo tu abbia dedicato unicamente una buona parte del tuo tempo e della tua energia egocentrica. Infatti solo ciò che nasce dal bisogno di autocelebrazione e di dipendenza può essere poi posseduto e richiesto indietro. L'incontro fra due anime non è mai una questione di possesso ma unicamente una faccenda di bellezza e mistero. Due nuvole si scontrano nel cielo e divengono pioggia. Dove sono andate a finire? Chi può chiedere indietro cosa in questo incontro d'amore?
Capisci cosa intendo? Un incontro d'amore è simile all'incontro fra due nuvole. Non ha motivo, non ha pretese, ma genera il miracolo della pioggia.
Perché dovresti impazzire? L'unica paura che ho per il tuo futuro e che tu non voglia mettere veramente in gioco le tue stanze chiuse. Smetti di fare la "chiave" e cerca qualcuno disposto ad aiutarti a scoprire come aprire autonomamente le tue porte interiori e disposto, a sua volta, ad essere aiutato ad aprire autonomamente le sue porte. Non v'è nessun lato oscuro da temere, v'è unicamente quella grande fetta della tua anima che ancora non conosci che desidera disperatamente uscire dal buio.
Smetti di fare la chiave! Nel mucchio scegli quella che ritieni la più bella, la più simpatica, la più dolce, quella che più ti fa palpitare il cuore e tremare le gambe. Non scegliere ciò che senti di poter controllare o a cui puoi dare qualcosa. Abbandonati a ciò che senti incontrollabile e misterioso. Dona la tua presenza, pura e semplice, non ritagliarti mai un ruolo. Non fare la guida, non fare il maestro, prova ad essere semplicemente una nuvola bianca che vaga nel cielo.
La gioia e l'amore nascono solo quando due anime generano un'intimità e una fiducia tali da potersi permettere di rimanere nude, una di fronte all'altra, con tutte le loro cose buone e con tutte le loro cose brutte, senza vergogna, in piena e totale accettazione. Se nelle tue relazioni continuerai a fare la “chiave” quello che chiami il tuo lato oscuro non potrà mai esporsi al sole, pertanto una parte di te ti rimarrà sempre inconscia e angosciante. Non temere il tuo lato oscuro, mettilo in gioco in una relazione paritaria e amorevole, vedrai che con il tempo diverrà il tuo lato più luminoso.
“L'amore non da nulla fuorché sé stesso e non attinge che da se stesso.
L'amore non possiede né vorrebbe essere posseduto;
Poiché l'amore basta all'amore.”
Come lettura ti vorrei consigliare “Ali spezzate” di Kahlil Gibran
Un caro saluto,
Dadrim
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