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Comunicazione, incomprensione e ignoranza

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 Quando noi uomini comunichiamo, in realtà non ci comprendiamo mai esattamente, anzi, il più delle volte ci fraintendiamo completamente. Proprio per questo cercherò di esprimermi nel modo più semplice e chiaro a me possibile. A Voi cercare di comprendere nel medesimo modo. Ogni parola che usiamo, se riflettiamo bene, non può mai avere il medesimo significato per chi l'esprime e chi l'ascolta. Ad esempio, la parola “cane” nella mia mente fa riaffiorare delle particolari immagini, nella vostra sicuramente altre. La parola “cane”, a livello logico, è un categoria universale. Il termine “cane” racchiude in sé l’idea astratta di tutti i cani esistenti al mondo. Pertanto se dico che vorrei comprare un cane, tutti comprendono esattamente il senso della mia affermazione. Quando però uso un termine generico per definire qualcosa di specifico sorgono problemi, sia per quanto riguarda la mia personale comprensione degli eventi che mi accadono, sia per quanto riguarda la possibilità di comunicare efficacemente con le persone che mi circondano.

Per esempio, quando dico di odiare i cani è molto probabile che stia creando un pensiero ingannevole capace di paralizzare il naturale processo di crescita e comprensione della mia consapevolezza. Perché odio i cani? Probabilmente perché, in passato, ho avuto delle esperienze poco piacevoli con alcuni cani. Questo però non significa che ogni cane sia uguale ai cani di cui ho fatto esperienza in passato. È quindi corretto affermare: io odio quei cani con cui sono entrato in contatto nel mio passato. Definire in modo corretto le nostre esperienze ci permette di comprendere meglio la realtà che ci circonda. Da questo esempio, infatti, si capisce facilmente come il dire “odio i cani” generi in me un atteggiamento di rifiuto verso ogni essere vivente che, a livello concettuale, rientra nella mia definizione di cane. Dire, invece, “odio quel cane che mi ha morso l’anno scorso”, mi pone nella condizione di fare nuove esperienze con tutti gli altri esseri viventi appartenenti alla specie dei cani.

Da quanto detto sinora dovrebbe risultare chiaro il danno enorme che portano le generalizzazione e tutte le definizioni affrettate e superficiali delle cose che spesso appiccichiamo alla realtà dei fatti.

Sostituiamo, ora, alla parola cane la parola musulmano, italiano, nomade, negro, slavo, ebreo, cattolico, ortodosso, comunista o altre simili per rilevanza. Credo risulti immediatamente comprensibile la pericolosità che si nascondono in un tale ignorante modo d’interpretare la vita che ci circonda.

I concetti, usati nel tentativo di comunicare e comprendere esperienze vissute, risultano mezzi poveri e inadeguati poiché empiricamente, esitenzialmente, realmente e umanamente non esiste nulla che possa essere racchiuso in una categoria di pensiero,  ma unicamente una serie infinita di esperienze diverse che ognuno di noi fa in continuazione.

Esiste pertanto una realtà empirica soggettiva (diversa per ogni individuo) e una realtà concettuale oggettiva (uguale per ogni persona). L’errore più grande nasce dal fatto che la realtà oggettiva del linguaggio viene superficialmente e stupidamente utilizzata per comunicare e comprendere esperienze soggettive empiriche.

Immaginiamo quale difficoltà di comprensione è connaturata a termini come mondo, amore, fratellanza, libertà, verità, dio, democrazia, società, umanità, coscienza, anima, spiritualità: tutti nomi che racchiudono un’immensità di definizioni differenti a seconda del background culturale d’ogni uomo.

Potremmo perderci in una lunghissima disquisizione sull'imprecisione del linguaggio e sulle difficoltà che troviamo nel cercare di comprenderci veramente, ma quanto detto credo possa bastare per rendere evidente l'importanza di chiarire il più precisamente possibile, a noi stessi e agli altri, la dimensione empirica soggettiva che risiede dietro il superficiale strato linguistico. Infine, altrettanto fondamentale è prestare totale attenzione a ciò che troppo facilmente diamo per scontato, compreso e certo.

 

Dadrim

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Commenti  

 
0 # Sabrina 2008-11-23 11:33
E'assolutamente vero quello dici. Tante volte presi dalla frenesia della vita non abbiamo voglia neanche di parlare, figuriamoci di spiegarci e pensare alle parole che usiamo. Ma se ci pensassimo penso che potremmo cambiare il mondo. Grazie! Tutto quello che dici mi fa riflettere molto.
 

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